Archivi del mese: maggio 2014

Un altro pugno di libri

Continuando sulla scia del precedente articolo la raccolta di considerazioni brevi sui libri che ho letto negli anni, propongo altri sei libri di narrativa che mi hanno lasciato qualcosa dentro. Per quelli di Orwell in realtà ci vorrebbero due articoli a parte, ma non avendo tempo li accorpo in un’unica considerazione. Stavolta ho scritto di meno anche perché è passato già più tempo e le sensazioni cominciano a svanire, ma forse è meglio così…

{Sommario: La fattoria degli animali e 1984 – Lo strano caso del dr. Jekyll e del sig. Hyde – Il mondo perduto – Le miniere di Re Salomone – Fight Club} Continua a leggere


Aromatizzare un sigaro

quattro sigari

Io amo i sigari. Ho iniziato a fumare al liceo, anche se allora erano molto più economiche le sigarette; sceglievo quelle senza filtro perché ne sentivo di più il sapore, ma dopo qualche anno ne ho avuto disgusto e le ho abbandonate. Altra passione è la pipa, ma più che altro la fumo in inverno e ad anni alterni. I sigari, invece, mi accompagnano sempre. Non posso dire di essere un esperto, conosco le marche principali, ma non so distinguere tutte le sfumature di sapore come fanno i degustatori. Né mi interessa particolarmente: temo che un’attenzione spropositata a questi dettagli mi esponga al rischio di non godermi più una bella fumata in santa pace.

Riguardo all’aromatizzazione del sigaro, specifico oggetto di questo articolo, mi hanno suggerito un metodo un po’ laborioso che però mi ha dato risultati gradevoli, in quanto inumidisce senza bagnare. Ed è comunque un procedimento artigianale, non industriale come per i sigari al caffé/grappa/cioccolato ecc., i quali talvolta risultano piuttosto dolciastri (sebbene siano anche meno puzzolenti, un vantaggio per chi vuole fumare in compagnia).

A oggi ho sperimentato solo con Toscani Garibaldi, che in linea di massima hanno un sapore più leggero e quindi dovrebbero aromatizzarsi meglio. Forse anche i Classici vanno bene, ma eviterei assolutamente gli Extravecchi, con il loro retrogusto “marcio” che, comunque, a me non piace a prescindere. Altri tipi di sigari (come quelli nell’immagine puramente decorativa qua sopra) non li aromatizzerei.

Prendete un barattolo di vetro, ovviamente grande quanto basta per contenere il sigaro prescelto;
posizionate un “pressino” (cioé quel cerchio di plastica reticolata che serve a tenere i sottaceti sotto.. ehm, l’aceto) coi “piedini” sul fondo, a mo’ di tavolino;
versate un liquore a vostra scelta, massimo un dito, solo per coprire il fondo e senza sommergere il pressino;
poggiate il sigaro sul pressino e chiudete il barattolo;
lasciatelo chiuso a inumidirsi per una notte.

Così facendo, il sigaro si inumidirà e aggiungerà il sapore del liquore a quello del tabacco. Sarà meno facile da accendere, chiaro, ma dopo qualche tirata comincerà ad asciugarsi e conserverà l’aroma quasi fino alla fine.
Questo metodo ha perlomeno il pregio di aromatizzare in modo un po’ più uniforme il sigaro.
Attenzione però a non lasciarlo nel barattolo troppo a lungo, o finirà con l’infracidirsi del tutto.


Nozione di fatto giuridico (2006)

Oddio, quale scheletro uscì dall’armadio: un testo scritto otto anni fa per una sezione di un sito giuridico, poi mai realizzato, poco prima che rinunciassi definitivamente agli studi di diritto (per dedicarmi alla filosofia). Doveva essere un esperimento, una sorta di osservatorio giornalistico sugli eventi della giustizia italiana, dal titolo, appunto, di Fatti giuridici. Il testo in questione doveva presentare la sezione ed era stato scritto originariamente da un praticante in uno studio legale, che però aveva usato uno scarno linguaggio tecnico. Mi fu chiesto di “ornarlo” un po’, rendendolo più scorrevole e interessante anche per chi non mastica termini e concetti giuridici. A rileggerlo adesso capisco tante cose, da come già allora preferissi nettamente argomenti filosofici, a come davvero il diritto non fosse materia mia, ad altre rimembranze del tempo che fu… oggi lo scriverei in maniera diversa; comunque sono quasi sicuro di ricordare che gli ultimi due capoversi sono rimasti gli originali dell’aspirante avvocato. Provo un certo imbarazzo, ma è comunque una testimonianza di un impegno che, in realtà, proprio oggi sto riprendendo: lo studio della legge in quanto momento di reazione istituzionale a sintomi e movimenti della società, ossia in quanto rapporto tra Stato e cittadini. Continua a leggere


Piccoli particolari

 

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Qualche giorno fa ho rivisto Zombi – Dawn of the Dead, il famoso seguito de La notte dei morti viventi di G.A. Romero, probabilmente il suo capolavoro.

Una cosa che di solito nei film dell’orrore non c’è, ma che io ho avvertito in questo, è un senso di pietà per i mostri, per questi zombi senza coscienza, mossi solo dagli istinti basilari che il loro cervello in decomposizione riesce ad elaborare. Non è una pietà manifesta, ma in qualche modo riconoscibile nel modo di presentare i morti viventi: non sono tutti mostruosi e disgustosi, anzi, la maggior parte ha solo un colore freddo e anemico da cadavere. Per il resto sono piuttosto umani, con abiti non troppo rovinati e non tutti sono spettinati o sporchi. Questo li rende meno “estranei”, e quando vengono colpiti mentre si trascinano tra i boschi o gli edifici sembrano più spaesati ed indifesi, che minacciosi. Non sanno dove si trovano, non sanno cosa fare o dove andare, non sanno perché, nessun perché. E tutto a un tratto qualcuno spara e li uccide, definitivamente. Certo, tutto questo scompare quando piccoli gruppi di zombi sviscerano una persona e ne divorano carne e budella… Continua a leggere


Ballata del lavoro

Con le due mani nati a lavorare,
nati con i due piedi a camminare
con lavorare si va per salire
per una scala che va a proseguire:
questa è una scala che sale a spirale,Sanguineti
e che qui ci significa la vita:
quando ci sali ti è già incominciata,
quando finisci non ti è mai finita:
e prima i padri, e poi salgono i figli,
che così vanno le generazioni:
questa scala significa la storia,
che chi è passato resta per memoria:
se te la guardi come fosse ruota,
vedi che gira come la fortuna,
che ti trascina come vecchia giostra,
e fa le fasi come fa la luna:
ma la luna sparisce e ti ritorna,
te, la tua giostra, ti fa un solo giro.
che se ti guardi la tua vita sola,
ci vedi il primo e l’ultimo respiro:
se poi la guardi come fosse torre,
vedi Babele, che fu confusione:
fu in Babilonia, dove si confusero
tutte le lingue in tutte le persone:
ma quella torre si sognava un cielo,
te, la tua torre, qui in terra ti tiene:
che se guardi lì, muscoli e ossa,
un grattacielo, ci vedi una fossa:
ma questa, che è la vita, sale a vite,
che come sta un martello ci sta dura,
e ci sta curva come sta una falce,
ma che ci trovi lì la tua ventura:
per questa scala ci trovi i compagni,
salire insieme, insieme lavorare:
così sta scritto in qualunque scrittura,
chi non lavora, niente da mangiare:
con le due mani nati a lavorare,
nati con i due piedi a camminare,
con tutto il corpo nati qui a sudare,
e ancora nati a ruscare e a sgobbare,
e nati a faticare e a travagliare,
per questa scala ci impari a lottare,
e fare fine a tutto il dominare,
e, te con gli altri, tutti liberare.

Edoardo Sanguineti, “Ballata del lavoro”