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Umberto e Nicolao

Nella lunga scia di perdite grandi e piccole di questo ultimo anno, che mi hanno “obbligato” a rendere il blog una specie di pagina dei necrologi, si sono aggiunti due nomi importanti della cultura. Uno era conosciuto soprattutto in ambito di storia del pensiero politico, noto a chi (come me) studiava la politica al di là dei programmi di partito e delle azioni contingenti; l’altro era celebre, riconosciuto al livello internazionale come uno dei più brillanti intellettuali italiani del secondo Novecento.

Nicolao Merker, morto il 14 febbraio, e Umberto Eco, morto il 19.

nicolao-merkerDi Merker ho letto Il socialismo vietato. Miraggi e delusioni da Kautsky agli austromarxisti, ottimo testo di storia del socialismo; Atlante storico della filosofia, una vera e propria bussola per orientarsi nel pensiero filosofico attraverso i secoli; varie introduzioni e prefazioni, tra cui la “guida alla lettura” de La sacra famiglia di Marx ed Engels, l’antologia Che cos’è l’illuminismo?, un’altra antologia di scritti di viaggio di Engels, Viandante socialista, e l’opera di Richard Osborne Storia della filosofia a fumetti. Lo ricordano il prof. Guido Liguori nell’articolo La discreta classe delle idee e MicroMega con la ripubblicazione dei suoi due articoli per la rivista, Individui o nazioni? (2001) e Della Volpe, un filosofo materialista moderno (2005).

Di Eco ho letto Il nome della rosa, di cui mi colpì la vastità di elementi filologici, storici e filosofici inserita in una trama avvincente sia per l’ambientazione che per il ritmo narrativo; Come si fa una tesi di laurea, un esempio magnifico di metodo che mi ha aiutato a fare ordine in tutti i miei studi, non solo universitari; A passo di gambero e vari altri articoli della sua rubrica su l’Espresso, da cui nel giorno della scomparsa hanno ripescato Dov’è andata la morte? (2012). Interessante anche De Bibliotheca (1981). Ho anche assistito a una sua conferenza universitaria in occasione dell’uscita di Storia della bellezza, è stato come sempre molto intelligente e ironico. Prima o poi mi dedicherò anche ad Apocalittici e integrati.

Due tristi perdite per la nostra cultura contemporanea.

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Conan il Cimmero

Uno dei film che mi hanno sempre accompagnato sin da bambino, cui sono legato perché lo vidi insieme a mio padre la prima volta, è Conan il Barbaro (J. Milius, 1982). Mi affascina tutte le volte che lo vedo. Magia, passione, mistero, violenza, coraggio, vendetta, si mescolano in un vortice dal sapore nietzscheiano. Il fantasy è da allora diventato uno dei miei generi preferiti. Ho ritrovato questo articolo che scrissi 9 anni fa per un forum di cinefili sul rapporto tra il personaggio letterario e la sua versione cinematografica, e voglio riproporlo con qualche aggiunta.

Da anni sto andando avanti, pur con lunghe pause, con i racconti di R.E. Howard (ripubblicati da Mondadori in quattro volumi) e devo dire che lo spirito di fondo è stato molto ben reso da quell’altro pazzo di John Milius; dico “quell’altro” perché lo stesso creatore di Conan non doveva essere molto giusto di testa. A dire il vero, su Howard ho sentito versioni contrastanti: da un lato era un introverso, completamente succube di una madre castrante, dal temperamento abbastanza quieto, amante dello sport e, come si evince da ciò che scriveva, un intellettuale; dall’altro era un paranoico che la sera si chiudeva in casa sbarrando porte e finestre, caricando tutte le armi che aveva perché convinto che i suoi concittadini aspettassero l’occasione d’ammazzarlo. E quando scriveva, entrava in un mondo esclusivamente suo dove i suoi personaggi e le loro avventure erano reali come egli stesso.

Proprio Milius, in un’intervista per i contenuti speciali del dvd, racconta suggestivamente la nascita di Conan nella mente di Howard: una sera, chiuso in casa per la pioggia, Howard non sa cosa scrivere e indugia pigramente davanti alla scrivania, quando un tuono improvviso riempie l’aria di un’atmosfera elettrica. Howard sente dietro di sé una presenza imponente, i cui muscoli si contraggono mentre stringe un’enorme ascia… e una voce imperiosa gli parla: “Io sono Conan il Cimmero e se non scrivi esattamente tutto quello che ti dico, ti spacco in due con la mia ascia”. Così Howard comincia a scrivere nervosamente, in preda al panico, senza fermarsi fino al mattino, quando nella luce dell’alba riesce a riprendere il controllo di sé. Ma subito riprende il lavoro, perché sa che quando si farà di nuovo buio Conan tornerà, con la sua ascia.

Ora, Milius non è poi tanto lontano da Howard; è un appassionato d’armi (fa parte dell’associazione pro-armi di cui è presidente Charlton Eston, la NRA), un “machista” che crede nei saldi legami maschili di uomini forti e coraggiosi, forse anche un po’ frustrato per sogni infranti che si riversano nei suoi lavori, in cui visioni pessimistiche si incrociano con lo spirito indomito di combattenti della vita. Stando a Wikipedia si autodefinisce un “anarchico zen”, più volte accusato di essere reazionario, eppure mai definitivamente etichettato come tale. Chi meglio di lui, guerriero della macchina da presa, poteva girare un film su Conan? E infatti il suo barbaro è quanto di più vicino al superuomo di Howard, rozzo e violento, ma anche sincero e leale, mito umano di un mondo leggendario, quello hyboriano, di poco successivo alla caduta di Atlantide.

Nel film è riassunta una parte della sua storia, con molti riferimenti a svariati racconti, e inventando di sana pianta tutto il resto. La differenza più grande, a livello narrativo, è la presenza nettamente minore di elementi fantastici rispetto ai racconti, in cui le assurdità della magia sono all’ordine del giorno; e tuttavia questa scelta mette in risalto l’irrompere nel mondo hyboriano di stregoni, mostri e demoni (chi non è rimasto colpito dalla scena in cui gli spiriti dei morti tentano di prendere Conan, o dalla trasformazione di Thulsa Doom?). Ma più di tutto è lo spirito di fondo che ne esce rappresentato in maniera eccellente: quel che Howard ha creato è una moderna saga nordica, in cui il super-barbaro rappresenta ciò che in fondo è una parte di noi stessi in quanto uomini, selvaggi, primordiali, protesi alla lotta per la sopravvivenza, con le nostre terribili paure, ma anche con la forza di superarle, di rialzarci dopo le inevitabili cadute.

E il coraggio della sincerità nei rapporti col prossimo. Un punto ricorrente nell’opera di Howard è la critica alla civilizzazione: quanto più l’uomo si innalza dal suo stato bestiale, tanto più degenera nella meschinità e nella codardia, protetto da una società ipocrita che ha il suo credo in falsi valori che nascondono miserevoli tornaconti personali. La barbarie diventa sinonimo di libertà, di sincerità, di ricerca di quella forza per combattere sempre, incessantemente, che al vero Howard, nella bigotta e limitante cittadina del Texas in cui era nato e cresciuto, mancava. R.E. Howard, infatti, si suiciderà dopo la perdita della madre, all’età di 30 anni.

“Gli uomini civili sono più villani dei selvaggi perché sanno di poter essere maleducati senza che qualcuno, per questo, gli spacchi la testa. Almeno, come regola generale.”
Da La Torre dell’Elefante, 1933

Conan è un antieroe e Milius lo ha reso per ciò che era: “un guerriero, un assassino, un ladro e un predone, dagli infiniti silenzi e dagli incontenibili scoppi d’allegria, destinato a rovesciare i troni del mondo sotto un piede calzato di sandali”. Milius ricostruisce il mito, fa rivivere l’eroismo non solo di Conan, ma della mitologia nordica stessa, attraverso scene dal forte impatto visivo, scenografie e costumi estremamente curati e una splendida colonna sonora dallo stile wagneriano di Basil Poledouris. Ciò che in letteratura è definito “fantasy eroico”, nel cinema è vera mitologia.

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Un altro pugno di libri

Continuando sulla scia del precedente articolo la raccolta di considerazioni brevi sui libri che ho letto negli anni, propongo altri sei libri di narrativa che mi hanno lasciato qualcosa dentro. Per quelli di Orwell in realtà ci vorrebbero due articoli a parte, ma non avendo tempo li accorpo in un’unica considerazione. Stavolta ho scritto di meno anche perché è passato già più tempo e le sensazioni cominciano a svanire, ma forse è meglio così…

{Sommario: La fattoria degli animali e 1984 – Lo strano caso del dr. Jekyll e del sig. Hyde – Il mondo perduto – Le miniere di Re Salomone – Fight Club} Continua a leggere


Per un pugno di libri

Ho cominciato a dedicarmi alla narrativa alcuni anni fa per ampliare la capacità di pensiero, in quanto sentivo che la saggistica da sola non riusciva a stimolare la mia mente nel suo complesso, lasciava spesso da parte la fantasia e temevo di rischiare una sorta di aridità, di mancanza di creatività, fondamentale invece per sviluppare visioni e concezioni che vadano oltre il puro dato materiale. Dunque ho inziato a leggere romanzi e racconti, persino poesie (che ho sempre avuto una certa difficoltà a capire), spaziando dalla fantascienza al minimalismo esistenziale, dall’orrore al fantasy, per viaggiare oltre la contingenza e allenare forme di pensiero creativo – e critico – attraverso l’immaginazione. Un’evasione costruttiva, alla ricerca di un’elasticità mentale che sentivo di non aver curato abbastanza. Accumulo però riflessioni sui libri che leggo senza quasi mai scriverle: ecco allora cinque libri letti negli ultimi tempi, dal più recente al più vecchio; l’articolo naturalmente è lunghissimo, perciò tanto vale leggerselo “a pezzi” 😛

{Sommario: Confessioni di una mascheraFrankensteinDraculaScorpion und Felix – Castelli di rabbia}

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