Piccoli particolari

 

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Qualche giorno fa ho rivisto Zombi – Dawn of the Dead, il famoso seguito de La notte dei morti viventi di G.A. Romero, probabilmente il suo capolavoro.

Una cosa che di solito nei film dell’orrore non c’è, ma che io ho avvertito in questo, è un senso di pietà per i mostri, per questi zombi senza coscienza, mossi solo dagli istinti basilari che il loro cervello in decomposizione riesce ad elaborare. Non è una pietà manifesta, ma in qualche modo riconoscibile nel modo di presentare i morti viventi: non sono tutti mostruosi e disgustosi, anzi, la maggior parte ha solo un colore freddo e anemico da cadavere. Per il resto sono piuttosto umani, con abiti non troppo rovinati e non tutti sono spettinati o sporchi. Questo li rende meno “estranei”, e quando vengono colpiti mentre si trascinano tra i boschi o gli edifici sembrano più spaesati ed indifesi, che minacciosi. Non sanno dove si trovano, non sanno cosa fare o dove andare, non sanno perché, nessun perché. E tutto a un tratto qualcuno spara e li uccide, definitivamente. Certo, tutto questo scompare quando piccoli gruppi di zombi sviscerano una persona e ne divorano carne e budella…

Ma c’è un’altra scena che mi suscita pietà: quando i sopravvissuti si arroccano nel centro commerciale e fanno piazza pulita degli zombi rimasti all’interno dopo aver chiuso le entrate, dopo decidono di rinchiudere i cadaveri in celle frigorifere inutilizzate, come tombe improvvisate. Complice una musica di sottofondo che sembra sottolineare un compito penoso, si vedono tutti questi corpi che vengono ammucchiati uno sull’altro, corpi di uomini, donne, giovani di ogni età; i loro vestiti ne evidenziano l’estrazione sociale, le inclinazioni, i lavori, facendo immaginare anche solo di sfuggita cosa stessero facendo quando sono morti la prima volta.

Questi particolari del film, che non so dire fino a che punto fossero voluti dal regista, mi hanno sempre dato la stessa sensazione di pena ogni volta che ho rivisto Zombi. E questo perché particolari come il vestiario o gli oggetti accanto ad un cadavere umanizzano anche la visione più orrenda.

Mi ricordo del mio primo ed ultimo giro per le immagini di un sito specializzato in morbosità, un grosso archivio di immagini truculente da tutto il mondo. Quella volta, tra teste mozzate o esplose e oggetti incastrati in parti più o meno dolorose del corpo (anche volontariamente), ho visto l’immagine di un cadavere gonfio, pieno di bolle e di vermi, rimasto chiuso in una stanza senza aerazione per una decina di giorni in piena estate. Era di un uomo probabilmente colto da infarto, che viveva da solo ed è stato scoperto, come spesso accade, per la puzza schifosa che si era propagata nel palazzo. Il commento era scritto dal poliziotto che aveva sfondato la porta, il quale, comprensibilmente, ne parlava in modo distaccato e asettico, se non per la puzza che ha sentito, la più disgustosa immaginabile.

Io certo ero piuttosto impressionato e “affascinato” da quella cosa stesa sul letto, in mutande, che di umano aveva solo la sagoma, i contorni. Però, guardando meglio ciò che la circondava, ho avuto un moto di pietà che mi ha fatto chiudere la pagina. Sul letto, subito accanto al corpo, c’erano una cartella con dei fogli, forse documenti, una penna e un paio di cuffie attaccate alla radio sul comodino. Mi sembrava di vederlo, quell’uomo, intento a leggere e prendere appunti, steso sul letto in un momento di pausa, cercando di concentrarsi nonostante il caldo, ascoltando musica o magari un notiziario, con le cuffie per sentire meglio e non infastidire i vicini. Colto all’improvviso da un malore, poi da un dolore più forte, si toglie le cuffie diventate fastidiose, lascia stare il suo lavoro e cerca di riprendersi, di stare calmo, forse di alzarsi; ma non ce la fa, e poco dopo è morto, da solo, lontano da chiunque, senza che nessuno ne abbia saputo nulla. Chi era, cosa stesse facendo, non ha più importanza. Di lui se ne è parlato solo perché il suo cadavere è diventato qualcosa di indescrivibile, di spaventoso, di deforme, che ad una prima occhiata non ci si crederebbe, tanto da sembrare impossibile che un uomo possa ridursi così, dopo la morte.

Sono queste le cose che, secondo me (e certamente a me), fanno più male, vedendo scene del genere.
I piccoli particolari di vita quotidiana.

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

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