Il Piave mormorò “Non passa lo straniero!”

Questa è la fantastica scena in cui Peppone fa un discorso coerentemente comunista, finché Don Camillo non mette su La leggenda del Piave: questa risveglia nel sindaco i ricordi della gioventù in trincea e lo fa tornare alla retorica patriottica che poco prima derideva. E’ una scena esilarante, provocatoria come qualsiasi cosa uscita dalla fantasia di Guareschi, eppure devo dire che soffro anch’io della sindrome di Peppone: se esiste una musica che mi fa sentire, a modo mio, un nazionalista, è proprio questa qui. C’è qualcosa tra il testo e la musica, e forse anche nella storia della canzone (per un periodo fu persino inno nazionale provvisorio, da ’43 al ’46, in sostituzione della Marcia Reale*), qualcosa di inesplicabile, che riesce a risvegliare anche in me l’ardore del patriottismo. Svanisce al termine della musica, ma pur sempre patriottismo è. Nessun’altra canzone del genere ci riesce.

N.B. – Ripropongo questo articolo, originariamente pubblicato il 24 maggio dello scorso anno (e poi spostato a oggi) per commemorare i nostri cento anni della Prima guerra mondiale: infatti per l’Italia la guerra iniziò nel 1915. Ricordo quando scoprii che le date ’15-’18 valevano solo per l’Italia, fu come quando ho scoperto che si dice scandinàvo anziché scandìnavo.

* – La Marcia Reale era, ovviamente, l’inno dei Savoia. Il fatto che La leggenda del Piave sia stata usata come inno provvisorio tra il ’43 e il ’46, dovrebbe lasciar intendere che fu usata in chiave antifascista, contro invasori potenti, armati e crudeli. Il fatto che un noto partitino nostalgico di governi autoritari e illiberali usi questa canzone come slogan contro l’immigrazione, non può far che ripugnanza.


B.B. King – Live in Dallas 1983

Qualche giorno fa è scomparso B.B. King, uno dei più grandi musicisti blues di tutti i tempi. E’ stato uno degli artisti che mi hanno accompagnato nella crescita del gusto musicale sin dall’inizio, insieme a Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, Ray Charles e i Blues Brothers. Voglio ricordarlo con questo concerto a Dallas del 1983; una volta disse che non gli sarebbe dispiaciuto morire on the stage, sul palco, suonando, ma sono contento che invece se ne sia andato serenamente nella sua casa, alla bella età di novant’anni.


Hellraiser – storia di una saga

hellraiser pinhead

Parliamo di Hellraiser, saga partorita dalla torbida mente di Clive Barker, scrittore di indubbio e oscuro talento. Hellraiser è sostanzialmente una trilogia cui sono stati aggiunti alcuni sequel per il mercato home video (che però non ho visto e quindi non giudicherò). Personalmente credo che il successo e la bellezza di questi film scaturiscano dall’insanità di fondo dei personaggi e delle situazioni che affrontano, più che da un vero e proprio exploit dell’orrore. In effetti, nessuno dei tre film è davvero spaventoso o angosciante, ma è seducente la rappresentazione sadomasochistica del Male: inteso basilarmente come dolore e sofferenza, a esso ci si sottomette per raggiungere il piacere assoluto. Inoltre, è interessante la tenebrosità del mondo in cui avvengono i misfatti, un mondo in apparenza normale, tranquillo, anche banale, ma in cui accadono cose brutte. Il carisma del malvagio principale, il demone torturatore per eccellenza, è tale da non lasciare dubbi su quanto possa essere terrificante seguire la sua strada, spinti dalla paura che genera un desiderio da appagare oltre ogni limite. Continua a leggere


1945-2015

Un mio precedente articolo sul Giorno della Vittoria

Voce “Giornata della Vittoria (Paesi dell’Europa orientale)” su Wikipedia.


I miei dischi dei Metallica

metallica logo

Ultimamente ho avuto modo di riascoltare i dischi dei Metallica in mio possesso, cioè quasi tutti, visto che li comprai quando ero un collezionista compulsivo e se mi piaceva un gruppo dovevo averne tutti gli album (oggi continuo solo con i Motorhead, i miei preferiti). Questo vuol dire che li ho tutti da Kill’em All a S&M, dopo del quale, oltre che ridimensionare le mie velleità collezionistiche, mi stufai e smisi di seguirli. Tuttavia sto pensando seriamente di prendere Death Magnetic, che con la sua durezza sembra segnare un ritorno ai fasti del passato. Ma procediamo con ordine. Continua a leggere


Fischia il vento

Fischia il vento, urla la bufera,
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.
A conquistare…

Ogni contrada è patria del ribelle,
ogni donna a lui dona un sospir,
nella notte lo guidano le stelle,
forte il cuor e il braccio nel colpir.
Nella notte…

Se ci coglie la crudele morte,
dura vendetta verrà dal partigian;
ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile e traditor.
Ormai sicura…

Cessa il vento, calma è la bufera,
torna a casa il fiero partigian,
sventolando la rossa sua bandiera;
vittoriosi, al fin liberi siam!
Sventolando…

(Testo: Felice Cascione – Musica: sul tema russo “Katiuscia” – Anno: 1944)

Voci “Resistenza italiana” e “Antifascismo” su Wikipedia.


I quaderni nazisti di Heidegger

L’uscita di questo articolo sta suscitando, tra gli studiosi di Heidegger, non poche perplessità. A me invece sta solo confermando quello di cui ero già convinto: che il caro Martin, per quanto a modo suo, avesse aderito in maniera del tutto convinta al regime nazista.

Heidegger è un pensatore ormai molto influente negli àmbiti accademici, tanto che non si può fare a meno di citarlo o di vederselo citare in risposta a interventi, articoli, saggi ecc.; quanto meno, non è possibile evitare di confrontarsi con il suo pensiero, o parte di esso, poiché le sue critiche esistenzialiste all’era moderna trovano vasta eco nei problemi peculiari della globalizzazione: dall’annullamento dell’individuo nei numeri statistici, alla soverchiante potenza della tecnica non solo in ambito pratico, ma soprattutto in ambito culturale ed etico. Io, a causa dell’antipatia che questo filosofo mi suscita, non ho mai approfondito granché il suo pensiero, e devo dire che spesso sento di dover colmare questa lacuna, per poter affrontare al meglio certi temi. Le critiche da lui portate alla modernità, certo valide e profonde, ma di stampo regressivo, vengono ormai preferite a quelle dei principali esponenti della Scuola di Francoforte (Adorno, Horkheimer, Marcuse ecc.), indebitamente ritenute “sorpassate” perché legate alla cultura marxista e all’epoca in cui furono sviluppate. Il problema è che l’epoca fu grosso modo la stessa di Heidegger, dagli anni Trenta ai Sessanta, con la visione di grandi contrapposizioni tra regimi totalitari e democrazie capitalistiche, la nascita e lo sviluppo sempre più veloce della società di massa e dei suoi elementi massificanti. La differenza, per quanto mi è dato comprendere al momento, sta nella diversa prospettiva intellettuale: esistenzialista nel caso di Heidegger, quindi concentrata sulla vita dell’uomo, sul suo esserci e sull’essere in generale; marxiana nel caso della Scuola, cioé non prettamente politica (ossia marxista), ma incentrata sull’analisi materialistica dei rapporti sociali, politici e culturali che condizionano gli individui, anche sul piano psicologico. Se la Scuola di Francoforte è perciò legata all’analisi di una configurazione sociale che oggi, per molti versi, è mutata, la critica heideggeriana assume una connotazione atemporale, valida al di là delle epoche contingenti, perché fa riferimento alla natura umana in modo “diretto”.

Cosa vuol dire tutto ciò? Che Heidegger, dapprima relegato ai margini del mondo accademico in quanto compromesso con il regime nazista, è diventato di fatto l’autore più studiato della filosofia contemporanea. Continua a leggere


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