Aforismi a buon mercato, vol. 9

Aforismi 72 – 89

  • Origine e senso delle parole
  • Pasolini non mi piace
  • In difesa di Pasolini
  • 1968/2018
  • Come eravamo (illusi)
  • Cinema antisovietico offensivo
  • Due articoli su sinistra e Islam
  • Capitalismo verde
  • Champagne!
  • Sovietskoje Sciampanskoje
  • Comunella Molotov-Ribbentrop?
  • Slide to the Left
  • Digito ergo sum
  • Convergenze parallele
  • Prima, conta fino a 1000
  • Gilles Deleuze, Lo strutturalismo
  • La fragilità dell’acciaio temprato

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Lo show TV della discordia

non è la stessa cosa

La differenza mi pare evidente

Un altro breve dibattito (brevissimo, uno scambio di battute) recuperato dai social network. Stavolta si discuteva del programma di Rai 1 Tale e Quale Show, edizione 2019, in cui, per chi non lo avesse mai visto, i concorrenti devono imitare ogni settimana un cantante famoso in una delle sue performance. Per farlo, oltre a passare per un difficile lavoro di imitazione del canto, della voce e delle movenze, vengono anche truccati da specialisti, in modo da assomigliare il più possibile fisicamente al personaggio da imitare. Talvolta capita che concorrenti uomini imitino cantanti donne e viceversa; più spesso, che concorrenti bianchi imitino cantanti neri (raramente il contrario, o forse mai, visto che non ho mai visto concorrenti di colore, almeno nelle puntate che ho beccato). Su questo ultimo punto si è accesa una piccola diatriba riguardo al cosiddetto blackface, ossia la vetusta pratica di cantanti e attori bianchi di dipingersi la faccia di nero e fare spettacolini di intrattenimento, in cui i caratteri stereotipati ed esagerati dei neri rendevano un effetto “comico”. Per averne un’idea – ma con questo non sto né condannando, né portando come esempio peggiore – si può prendere il primo film sonoro della storia, Il cantante di jazz (1927), con l’interpretazione di Al Jolson. La pratica del blackface, come spiegato in questo articolo su Bilbolbul, risale all’inizio del XIX secolo, è andata in declino tra le due guerre ed è praticamente scomparsa dopo gli anni Cinquanta (sostituita magari dalla pratica del yellowface, di cui l’esempio più noto è l’inquilino giapponese di Colazione da Tiffany, interpretato da Mickey Rooney). Senza scendere ulteriormente in dettagli, riporto lo scambio di idee con chi aveva riportato e sostenuto un post di Vice dal titolo “Il blackface non è mai accettabile” (ripetuto varie volte in maiuscolo, tanto per lasciar chiaro). Continua a leggere


A Satana

di Giosuè Carducci

A te, de l’essere
Principio immenso,
Materia e spirito,
Ragione e senso;

Mentre ne’ calici
Il vin scintilla
Sí come l’anima
Ne la pupilla;

Mentre sorridono
La terra e il sole
E si ricambiano
D’amor parole,

E corre un fremito
D’imene arcano
Da’ monti e palpita
Fecondo il piano;

A te disfrenasi
Il verso ardito,
Te invoco, o Satana,
Re del convito.

Via l’aspersorio
Prete, e il tuo metro!
No, prete, Satana
Non torna in dietro!
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Sulla ‘mascolinità tossica’

kothoga statua 3

Ieri ho visto un episodio di Law and Order – Special Victims Unit, in cui un ragazzo quindicenne viene violentato dal padre come “punizione” per non essere riuscito a sparare a un coniglio, durante una battuta di caccia organizzata come rito di passaggio. L’episodio, in due parti, cerca ci sottolineare la differenza tra un’educazione volta a rafforzare il carattere, e la forzatura per costringere ad assumere atteggiamenti da “vero uomo”, che si riassumono in modi di comportamento prevaricatori, aggressivi e spietati. Il fulcro è l’idea di mascolinità propagandato da una concezione dell’uomo come guerriero, pistolero, spadaccino, cacciatore, che beve whisky al bar con gli altri uomini, vantandosi delle sue conquiste sessuali e di come ha vinto in una rissa. Perché se si stende un altro uomo per una parola storta, si hanno “le palle”; se si importuna una donna con fischi o pacche sul culo, si è macho. Tutto ruota su questa idea distorta, per cui essere un “vero uomo” vuol dire prevaricare, primeggiare sconfiggendo tutti gli altri; e se qualcuno non ci riesce qualunque ne sia il motivo, se non spara al coniglio/alce/orso, se non si porta a letto tutte le donne che conosce o che gli capitano a tiro, se non distrugge chiunque gli sbarri la strada – allora è una femminuccia, un fallito senza coglioni, un frocetto (da qui, nell’episodio citato, lo stupro punitivo del figlio non conforme, fottuto come una femmina, ridotta a simbolo di inferiorità e debolezza). Continua a leggere


Il simbolo della discordia

falcemartello a palate

Partecipa anche tu al concorso “Fonda un Partito Comunista”! Scegli almeno due termini che richiamino la passione rivoluzionaria e disegna una falcemartello originale, potrai vincere una delle centinaia di migliaia di schegge di elettorato esasperato in palio!

Ho ritrovato un vecchio dibattito politico, un confronto breve ma abbastanza serrato sul comunismo, che ebbi qualche anno fa con un interlocutore il quale, a fronte di un simbolo politico contenuto nell’immagine qui riportata (da me realizzata per questioni d’autoironia), espresse tutto il suo disappunto scandalizzato. Poteva essere un semplice litigio e, per poco, non lo è diventato; invece è rimasto un dibattito interessante e allora ho deciso di riportarlo qui, come già avevo fatto ne Il cartello della discordia. Può essere interessante, se non altro, dato il recente ennesimo tentativo, in sede europea, di equiparare nazismo e comunismo. Un argomento su cui consiglierei questo video.

Purtroppo qualcosa è andato perso, perché era un dibattito su una rete sociale e un paio di altri interlocutori hanno poi cancellato i loro profili, eliminando così i loro commenti (è rimasto solo l’ultimo, che chiude il resoconto). Lo stesso problema lo ho avuto con un altro paio di “litigate” con un fanatico religioso su evoluzionismo e creazionismo, che stavo pensando di riportare qui. Peccato. Continua a leggere


I miei dischi dei Sepultura

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Se oggi sono un fan del metal estremo, lo devo a gruppi come i Sepultura e i Pantera. Credo che gran parte dei ragazzi degli anni Novanta, di quelli interessati al metal, debbano proprio a loro l’iniziazione alle forme più dure di un genere già duro di suo. Perché i loro nomi andavano per la maggiore e non si poteva evitare di accostarli ai Metallica, ai Motörhead o agli Slayer. All’epoca, però, io avevo ancora i miei limiti: una musica che sembrava solo fracasso e urla gutturali, come se il cantante avesse problemi di stomaco, beh, non mi pareva allettante. Per nulla.

La prima canzone che ascoltai dei Sepultura fu Ratamahatta, grazie al video che girava sui canali musicali dell’epoca (in particolare TMC2, chi se lo ricorda?), e non era certo una loro canzone tipica; in effetti fu proprio la particolarità di questo brano a farmi interessare, perché non era “inascoltabile”.

Comprai il disco, e il mix di suoni estremi ed elementi tribali fu così interessante che continuai con Chaos A.D., ancora meglio, e poi Arise. Questo invece fu troppo per me. Lo accantonai, eppure… Eppure, in seguito, fu proprio la title track a tornarmi in mente più spesso. Così continuai. Insomma, con i Sepultura ho fatto quasi un lavoro archeologico, andando a ritroso nella loro storia dagli album più orecchiabili a quelli più estremi. Perciò posso ben dire che mi abbiano condotto loro verso generi che prima snobbavo. (Con i Pantera, di cui parlerò in futuro, è avvenuta una cosa simile e contraria: volendo cose estreme, li ho conosciuti con The Great Southern Trendkill, per poi andare a ritroso e arrivare ai loro album meno estremi).

Bene, come procedere? In ordine cronologico o in ordine archeologico? Beh, in questo caso dire che va bene il secondo, per seguire lo stesso percorso che feci allora. Vamos detonar essa porra!

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Ricordando Dimebag

Cristo, mi pare assurdo che siano passati già quindici anni dall’assassinio di Dimebag Darrell. Ricordo ancora d’aver sentito la notizia dalla radio del supermercato. Pareva folle allora e lo è ancora adesso. Era anche la prima volta che sentivo qualcuno parlare dei Pantera al di fuori dell’ambito metal. Uno shock è uno shock, suppongo. Mi verrebbero in mente varie cose da dire, considerazioni e polemiche, ma lascio perdere volentieri. Preferisco riportare le parole di Phil Anselmo sul suo amico, e il video di I’m Broken per celebrare la bravura del grande chitarrista. Voi quale musica scegliereste?