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Fine del Novecento

La morte di Fidel Castro ha chiuso definitivamente il XX secolo. L’ultimo personaggio di grande importanza storica del secolo scorso se n’è andato da vincitore: ha vinto resistendo contro gli USA, ha vinto sopravvivendo ad attentati e invasioni, grazie all’appoggio del popolo, ha vinto mantenendo in vita la rivoluzione quando tutto sembrava perduto. Ha vinto lasciando il potere quando non era più in grado di reggerlo, ed è morto quando è giunta la sua ora, non quando glielo auguravano i nemici. Qualcuno ha detto che però ha visto fallire il suo progetto, il socialismo caraibico: vero, almeno in parte, ed è simbolico che nel momento in cui Cuba riapre le relazioni con gli USA e fa timidi passi verso il mercato, Fidel sia scomparso. Ma, fatte salve le conquiste nell’istruzione e nella sanità, un successo proprio del suo socialismo, si può constatare come il cambiamento di rotta del regime sia iniziato autonomamente e senza traumi, senza “cadute”, senza rivolte, senza tutto quel che gli avversari aspettavano. Oggi essi esultano, ma è come esultare perché il campione in carica è andato in pensione; anzi, forse sono stati anche loro, gli esuli in Florida, ad avergli dato una mano (involontaria) nel restare saldo e godere di un largo appoggio popolare, con quel vergognoso embargo tanto preteso dai presidenti americani, che ha sempre dato qualche scusa di troppo alla durezza del regime caraibico.

Fidel ha vinto e ha preso il posto che gli spetta nella Storia.

Descansate, compañero. Hasta la victoria, siempre.

 


Lev Trotsky

Anniversario della morte di Trotsky: il 21 agosto 1940, uno dei principali fautori della Rivoluzione russa del ’17, nonché primo organizzatore dell’Armata Rossa, moriva assassinato da un agente di Stalin nel suo esilio a Coyoacan, in Messico. Lo ricordo con un suo breve discorso, risalente agli anni tra il 1937 e il 1940, sulla natura criminale e dispotica del processo di Mosca istituito contro di lui e gran parte della vecchia guardia bolscevica dall’élite stalinista, sulla base di prove false.

Per chi fosse interessato: Leon Trotsky nel Marxist Internet Archive (sezione italiana)


La grande prova

Obama a Cuba, stretta di mano con Castro (la Repubblica)

Cuba sta cercando la pacificazione con gli USA. Dopo la riapertura dell’ambasciata l’anno scorso, Obama fa visita a Castro per dare continuità al percorso diplomatico che porrà fine, così si spera, all’embargo e quindi all’isolamento internazionale di Cuba. Qualche anno fa, forse, e dico forse, avrei pianto. Oggi, penso che il regime castrista abbia finalmente preso la decisione giusta.

Gli USA hanno soffocato abbastanza l’isola dissidente, e i castristi hanno soffocato abbastanza i dissidenti dell’isola. È giunta l’ora di cambiare, di aprirsi nuovamente al mondo e trovare nuove vie per essere dignitosi senza richiedere sacrifici inutili.

È vero che il pericolo per Cuba di tornare a essere un puttanaio americano c’è sempre, ma se può venire qualcosa di buono dagli ultimi vent’anni di testarda resistenza, dovrebbe essere la capacità di non lasciarsi fottere, bensì di ingaggiare relazioni serie, basate sulla parità, tra adulti consenzienti. Solo ora, davvero, si vedrà di che tempra sono i figli e i nipoti della Rivoluzione, che prima di essere socialista fu patriottica.

Dicono su alcuni giornali che Raúl Castro, da sempre filosovietico (e realmente comunista, prima e più di Fidel), oggi guardi alla Cina popolare come modello di sviluppo per Cuba. Da un lato è pericoloso, perché quel modello coniuga la repressione politica con lo sfruttamento economico; ma dall’altro può essere il vero “socialismo del XXI secolo”, non come la stramberia del Venezuela di Chavez (r.i.p.), bensì come modello di amministrazione del capitalismo per il bene e la crescita comuni, meno  ideologico, più pragmatico e di certo molto più vitale dell’attuale sistema cubano, ormai slegato da qualsiasi concreto internazionalismo e perciò sofferente e ripiegato su se stesso.

Senza una solida direzione del cambiamento, la Rivoluzione in primis e poi il “periodo speciale” che ha salvato il regime con sacrifici enormi dopo il 1989, saranno stati inutili. Senza però la disponibilità a cambiare le cose, Cuba sarà destinata a non contare nulla fino alla fine e a continuare nel declino. L’embargo imposto dagli USA è stato una carognata, una mossa strategica per combattere un nemico minore e solleticare le fantasie (e l’appoggio) dei dissidenti fuggiti in Florida, ma in fin dei conti altrettanto inutile per il suo scopo: ha impedito lo sviluppo della Rivoluzione, senza dubbio, ma ha fornito un incredibile motivazione al regime per rafforzare la sua contrapposizione agli USA, in stile Davide e Golia. Forse, senza l’embargo, la Rivoluzione avrebbe dovuto vedersela con un popolo privo di nemici esterni; e forse avrebbe preso già da tempo decisioni diverse, anche radicali.

Solo Obama poteva fare ciò che sino a poco tempo fa pareva impensabile. Oggi, Cuba fa un primo passo verso un futuro incerto, gravido di promesse e di difficoltà, tra il regime castrista che sembra ancora saldo, ma ha bisogno di aprirsi, e i cubani americani che non vogliono più soltanto la riconquista dell’isola, ma sperimentare un nuovo mercato. Sessant’anni di Rivoluzione arrivano ora al punto, Cuba affronta la sua grande prova: rimettersi in gioco fino alla vittoria, sempre.


Il Piave mormorò “Non passa lo straniero!”

Questa è la fantastica scena in cui Peppone fa un discorso coerentemente comunista, finché Don Camillo non mette su La leggenda del Piave: questa risveglia nel sindaco i ricordi della gioventù in trincea e lo fa tornare alla retorica patriottica che poco prima derideva. E’ una scena esilarante, provocatoria come qualsiasi cosa uscita dalla fantasia di Guareschi, eppure devo dire che soffro anch’io della sindrome di Peppone: se esiste una musica che mi fa sentire, a modo mio, un nazionalista, è proprio questa qui. C’è qualcosa tra il testo e la musica, e forse anche nella storia della canzone (per un periodo fu persino inno nazionale provvisorio, da ’43 al ’46, in sostituzione della Marcia Reale*), qualcosa di inesplicabile, che riesce a risvegliare anche in me l’ardore del patriottismo. Svanisce al termine della musica, ma pur sempre patriottismo è. Nessun’altra canzone del genere ci riesce.

N.B. – Ripropongo questo articolo, originariamente pubblicato il 24 maggio dello scorso anno (e poi spostato a oggi) per commemorare i nostri cento anni della Prima guerra mondiale: infatti per l’Italia la guerra iniziò nel 1915. Ricordo quando scoprii che le date ’15-’18 valevano solo per l’Italia, fu come quando ho scoperto che si dice scandinàvo anziché scandìnavo.

* – La Marcia Reale era, ovviamente, l’inno dei Savoia. Il fatto che La leggenda del Piave sia stata usata come inno provvisorio tra il ’43 e il ’46, dovrebbe lasciar intendere che fu usata in chiave antifascista, contro invasori potenti, armati e crudeli. Il fatto che un noto partitino nostalgico di governi autoritari e illiberali usi questa canzone come slogan contro l’immigrazione, non può far che ripugnanza.


Il Giorno della Vittoria, 1945-2015

Oggi in Russia si festeggia il Giorno della Vittoria, la fine ufficiale della Seconda guerra mondiale. Sulla Piazza Rossa a Mosca stanno già finendo la parata, ma io voglio riproporre quella del 1945, con la cerimonia della deposizione degli stendardi nazisti ai piedi del mausoleo di Lenin.* In Russia la Seconda guerra mondiale viene definita Grande guerra patriottica; il Fronte orientale è stato il teatro di scontro più grande della guerra e in effetti il più decisivo, nonché forse il più devastante per numero di morti. Al giorno d’oggi può risultare agghiacciante, sul piano morale, dovere la propria libertà anche a Stalin; il giudizio della storia arriva per tutti, ma è giusto ricordare che senza l’Unione Sovietica, molto probabilmente, oggi parleremmo tedesco. Comunque, la nostra libertà la dobbiamo soprattutto ai popoli dell’URSS, il cui enorme sacrificio nelle condizioni più avverse (anche a causa delle scellerate “purghe” staliniane dell’esercito negli anni Trenta) ha permesso di ribaltare una situazione disperata in una eccezionale controffensiva, fino alla caduta del Terzo Reich. A loro, e a tutti i popoli del mondo che hanno combattuto la barbarie nazista, va il mio ringraziamento.

Voce “Giornata della Vittoria (Paesi dell’Europa orientale)” su Wikipedia.

*dal minuto 10


Fischia il vento

Fischia il vento, urla la bufera,
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.
A conquistare…

Ogni contrada è patria del ribelle,
ogni donna a lui dona un sospir,
nella notte lo guidano le stelle,
forte il cuor e il braccio nel colpir.
Nella notte…

Se ci coglie la crudele morte,
dura vendetta verrà dal partigian;
ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile e traditor.
Ormai sicura…

Cessa il vento, calma è la bufera,
torna a casa il fiero partigian,
sventolando la rossa sua bandiera;
vittoriosi, al fin liberi siam!
Sventolando…

(Testo: Felice Cascione – Musica: sul tema russo “Katiuscia” – Anno: 1944)

Voci “Resistenza italiana” e “Antifascismo” su Wikipedia.


Parole sul Muro

berlin wall

Innanzitutto, la storia: il Muro di Berlino, costruito il 13 agosto del 1961, separava i settori americano, inglese e francese da quello sovietico della città, nonché dal resto della Repubblica Democratica Tedesca. Questi erano collegati alla Germania dell’Ovest tramite un ponte aereo. Inizialmente il confine tra i settori era costituito da semplici posti di blocco, poi con l’avanzare della guerra fredda è stato sostituito da steccati con filo spinato, muri semplici di mattoni e infine dai famosi lastroni di cemento armato, in grado di resistere allo sfondamento da parte di un camion. Oltre a questo, vi erano torrette con guardie armate e varie altre misure di sicurezza, soprattutto ai posti di blocco (un amico di famiglia che ai tempi lo attraversò, subì una perquisizione completa dell’auto, che fu persino immersa in uno strato d’acqua per scoprire persone nascoste sotto i sedili). Fu demolito il 9 novembre 1989. Oggi ne sono rimasti pochi tratti, lasciati più per il turismo che per la memoria. Continua a leggere