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Dieci libri e quindici film per una catena

Una famigerata catena, ma carina. O meglio, due catene, una per i libri, l’altra per i film.

Nel tuo stato elenca 10 libri che sono rimasti con te. Non metterci più di una manciata di minuti e non pensarci troppo. Non devono essere libri giusti o grandi capolavori della letteratura, ma solo libri che ti hanno colpito.

Il punto è che io leggo quasi solo classici, di vario genere, però qualcosa di diverso c’è. Devo ammettere di non essere riuscito a non pensarci, perché era davvero difficile operare una selezione: forse farei prima a dire quali libri NON mi hanno colpito.

  • R. Bach, Il gabbiano Jonathan Livingstone (uscire dal proprio ambiente, scoprire cose nuove, automigliorarsi e realizzarsi, sono cose che cerco ancora oggi, anche se non sempre ho il coraggio di affrontarle)
  • A. Hyde, Le acque di Formosa (il mio primo thriller, un romanzo avvincente che è diventato subito un film nella mia testa)
  • R. Kipling, Il libro della giungla (ha delle atmosfere bellissime, mi ha fatto viaggiare lontano)
  • K.Marx, F. Engels, Manifesto del Partito Comunista (sorprendente, mi ha smontato la visione ideologica del comunismo e insegnato a comprendere sul serio la realtà socio-politica che mi circonda)
  • H.P. Lovecraft, The Commonplace Book (primo approccio al Solitario di Providence, lo comprai per approfittarne e rubargli le idee! Ma mi suggestionò tantissimo e presi tutto il resto)
  • U. Eco, Il nome della rosa (non credevo che un romanzo precursore di tanti thriller a basso costo potesse invece essere una fonte inesauribile di informazioni, ho goduto e studiato allo stesso tempo)
  • G. Orwell, 1984 (spaventoso, inquietante e soffocante, ma quel che è peggio, un’anticipazione del mondo odierno)
  • H. Hesse, Siddharta (è stato il romanzo giusto al momento giusto)
  • G. Rocca, Stalin. Quel “meraviglioso georgiano” (la prima biografia che ho letto; è molto ben scritta e tiene in conto le lotte politiche interne ai bolscevichi, a differenza di un papavero come R. Conquest che si concentra solo sulla brutalità delle repressioni)
  • F. Kafka, La metamorfosi (preso dalla curiosità di conoscerne la trama, mi ha aiutato a vedere le cose da prospettive diverse – quella di uno scarafaggio gigante in famiglia è decisamente diversa – e a non trascurare l’empatia)

Menzione speciale per Jurassic Park di M. Crichton, il più avvincente thriller che abbia mai letto; ma visto che dovevo scegliere, a parità di genere ho preferito inserire quello di Hyde, per questioni affettive.
Poi La guerra dei mondi di H.G. Wells, la biografia di Marx scritta da F. Wheen, e Bukowski, Verne, Poe… uufff, troppi, troppi.

 

15 film in 15 minuti per 15 amici [da disturbo ossessivo-compulsivo!]
Regole: Non ci sono regole. Quindici minuti a disposizione per elencare film che ti hanno influenzato e ti saranno sempre cari. [ma non aveva detto che non ci sono regole?]
  • Ottobre (Ejzenštejn)
  • La corazzata Potëmkin (Ejzenštejn)
  • Orizzonti di gloria (Kubrick)
  • Full Metal Jacket (Kubrick)
  • Shining  (Kubrick)
  • Dr. Strangelove (Kubrick)
  • Predator (McTiernan)
  • Danko (Hill)
  • Terminator (Cameron)
  • Robocop (Verhoeven)
  • Total Recall (Verhoeven)
  • Reservoir Dogs (Tarantino)
  • Pulp Fiction (Tarantino)
  • Sin City (Rodriguez)
  • Taxi Driver (Scorsese)
  • Conan il Barbaro (Milius)
  • Il Seme della Follia (Carpenter)
  • Essi vivono (Carpenter)
  • La Cosa (Carpenter)
  • Grosso guaio a Chinatown (Carpenter)
  • Il Settimo Sigillo (Bergman)
  • Excalibur (Boorman)
  • The Blues Brothers (Landis) 
  • Good Bye, Lenin! (Becker)
  • Il Grande Lebowsky (fratelli Coen)

Ne aggiungo altri che non posso non nominare, non volendo sacrificare nessuno nella lista sopra:

  • Hoffa: santo o mafioso? (DeVito)
  • Brancaleone alle crociate (Monicelli)
  • I Picari (Monicelli)  
  • Gojira (Honda)
  • Fight Club (Fincher)
  • K19 (Bigelow)
  • Fantozzi (Salce)
  • The Punisher (Goldblatt)
  • Il Buono, il Brutto, il Cattivo (Leone)
  • Giù la testa! (Leone)
  • Bianco, Rosso e Verdone (Leone)
  • Rocky IV (Stallone)
  • Alba Rossa (Milius)
  • La Caduta di Berlino (Chiaureli)
  • La notte dei morti viventi (Romero)
  • Zombi – Dawn of the dead (Romero)
  • Venerdì 13 Parte VI: Jason vive (McLoughlin)
  • Batman (Burton)
  • Il pianeta delle scimmie (Schaffner)
  • 20000 leghe sotto i mari (Fleischer)
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Umberto e Nicolao

Nella lunga scia di perdite grandi e piccole di questo ultimo anno, che mi hanno “obbligato” a rendere il blog una specie di pagina dei necrologi, si sono aggiunti due nomi importanti della cultura. Uno era conosciuto soprattutto in ambito di storia del pensiero politico, noto a chi (come me) studiava la politica al di là dei programmi di partito e delle azioni contingenti; l’altro era celebre, riconosciuto al livello internazionale come uno dei più brillanti intellettuali italiani del secondo Novecento.

Nicolao Merker, morto il 14 febbraio, e Umberto Eco, morto il 19.

nicolao-merkerDi Merker ho letto Il socialismo vietato. Miraggi e delusioni da Kautsky agli austromarxisti, ottimo testo di storia del socialismo; Atlante storico della filosofia, una vera e propria bussola per orientarsi nel pensiero filosofico attraverso i secoli; varie introduzioni e prefazioni, tra cui la “guida alla lettura” de La sacra famiglia di Marx ed Engels, l’antologia Che cos’è l’illuminismo?, un’altra antologia di scritti di viaggio di Engels, Viandante socialista, e l’opera di Richard Osborne Storia della filosofia a fumetti. Lo ricordano il prof. Guido Liguori nell’articolo La discreta classe delle idee e MicroMega con la ripubblicazione dei suoi due articoli per la rivista, Individui o nazioni? (2001) e Della Volpe, un filosofo materialista moderno (2005).

Di Eco ho letto Il nome della rosa, di cui mi colpì la vastità di elementi filologici, storici e filosofici inserita in una trama avvincente sia per l’ambientazione che per il ritmo narrativo; Come si fa una tesi di laurea, un esempio magnifico di metodo che mi ha aiutato a fare ordine in tutti i miei studi, non solo universitari; A passo di gambero e vari altri articoli della sua rubrica su l’Espresso, da cui nel giorno della scomparsa hanno ripescato Dov’è andata la morte? (2012). Interessante anche De Bibliotheca (1981). Ho anche assistito a una sua conferenza universitaria in occasione dell’uscita di Storia della bellezza, è stato come sempre molto intelligente e ironico. Prima o poi mi dedicherò anche ad Apocalittici e integrati.

Due tristi perdite per la nostra cultura contemporanea.


Conan il Cimmero

Uno dei film che mi hanno sempre accompagnato sin da bambino, cui sono legato perché lo vidi insieme a mio padre la prima volta, è Conan il Barbaro (J. Milius, 1982). Mi affascina tutte le volte che lo vedo. Magia, passione, mistero, violenza, coraggio, vendetta, si mescolano in un vortice dal sapore nietzscheiano. Il fantasy è da allora diventato uno dei miei generi preferiti. Ho ritrovato questo articolo che scrissi 9 anni fa per un forum di cinefili sul rapporto tra il personaggio letterario e la sua versione cinematografica, e voglio riproporlo con qualche aggiunta.

Da anni sto andando avanti, pur con lunghe pause, con i racconti di R.E. Howard (ripubblicati da Mondadori in quattro volumi) e devo dire che lo spirito di fondo è stato molto ben reso da quell’altro pazzo di John Milius; dico “quell’altro” perché lo stesso creatore di Conan non doveva essere molto giusto di testa. A dire il vero, su Howard ho sentito versioni contrastanti: da un lato era un introverso, completamente succube di una madre castrante, dal temperamento abbastanza quieto, amante dello sport e, come si evince da ciò che scriveva, un intellettuale; dall’altro era un paranoico che la sera si chiudeva in casa sbarrando porte e finestre, caricando tutte le armi che aveva perché convinto che i suoi concittadini aspettassero l’occasione d’ammazzarlo. E quando scriveva, entrava in un mondo esclusivamente suo dove i suoi personaggi e le loro avventure erano reali come egli stesso.

Proprio Milius, in un’intervista per i contenuti speciali del dvd, racconta suggestivamente la nascita di Conan nella mente di Howard: una sera, chiuso in casa per la pioggia, Howard non sa cosa scrivere e indugia pigramente davanti alla scrivania, quando un tuono improvviso riempie l’aria di un’atmosfera elettrica. Howard sente dietro di sé una presenza imponente, i cui muscoli si contraggono mentre stringe un’enorme ascia… e una voce imperiosa gli parla: “Io sono Conan il Cimmero e se non scrivi esattamente tutto quello che ti dico, ti spacco in due con la mia ascia”. Così Howard comincia a scrivere nervosamente, in preda al panico, senza fermarsi fino al mattino, quando nella luce dell’alba riesce a riprendere il controllo di sé. Ma subito riprende il lavoro, perché sa che quando si farà di nuovo buio Conan tornerà, con la sua ascia.

Ora, Milius non è poi tanto lontano da Howard; è un appassionato d’armi (fa parte dell’associazione pro-armi di cui è presidente Charlton Eston, la NRA), un “machista” che crede nei saldi legami maschili di uomini forti e coraggiosi, forse anche un po’ frustrato per sogni infranti che si riversano nei suoi lavori, in cui visioni pessimistiche si incrociano con lo spirito indomito di combattenti della vita. Stando a Wikipedia si autodefinisce un “anarchico zen”, più volte accusato di essere reazionario, eppure mai definitivamente etichettato come tale. Chi meglio di lui, guerriero della macchina da presa, poteva girare un film su Conan? E infatti il suo barbaro è quanto di più vicino al superuomo di Howard, rozzo e violento, ma anche sincero e leale, mito umano di un mondo leggendario, quello hyboriano, di poco successivo alla caduta di Atlantide.

Nel film è riassunta una parte della sua storia, con molti riferimenti a svariati racconti, e inventando di sana pianta tutto il resto. La differenza più grande, a livello narrativo, è la presenza nettamente minore di elementi fantastici rispetto ai racconti, in cui le assurdità della magia sono all’ordine del giorno; e tuttavia questa scelta mette in risalto l’irrompere nel mondo hyboriano di stregoni, mostri e demoni (chi non è rimasto colpito dalla scena in cui gli spiriti dei morti tentano di prendere Conan, o dalla trasformazione di Thulsa Doom?). Ma più di tutto è lo spirito di fondo che ne esce rappresentato in maniera eccellente: quel che Howard ha creato è una moderna saga nordica, in cui il super-barbaro rappresenta ciò che in fondo è una parte di noi stessi in quanto uomini, selvaggi, primordiali, protesi alla lotta per la sopravvivenza, con le nostre terribili paure, ma anche con la forza di superarle, di rialzarci dopo le inevitabili cadute.

E il coraggio della sincerità nei rapporti col prossimo. Un punto ricorrente nell’opera di Howard è la critica alla civilizzazione: quanto più l’uomo si innalza dal suo stato bestiale, tanto più degenera nella meschinità e nella codardia, protetto da una società ipocrita che ha il suo credo in falsi valori che nascondono miserevoli tornaconti personali. La barbarie diventa sinonimo di libertà, di sincerità, di ricerca di quella forza per combattere sempre, incessantemente, che al vero Howard, nella bigotta e limitante cittadina del Texas in cui era nato e cresciuto, mancava. R.E. Howard, infatti, si suiciderà dopo la perdita della madre, all’età di 30 anni.

“Gli uomini civili sono più villani dei selvaggi perché sanno di poter essere maleducati senza che qualcuno, per questo, gli spacchi la testa. Almeno, come regola generale.”
Da La Torre dell’Elefante, 1933

Conan è un antieroe e Milius lo ha reso per ciò che era: “un guerriero, un assassino, un ladro e un predone, dagli infiniti silenzi e dagli incontenibili scoppi d’allegria, destinato a rovesciare i troni del mondo sotto un piede calzato di sandali”. Milius ricostruisce il mito, fa rivivere l’eroismo non solo di Conan, ma della mitologia nordica stessa, attraverso scene dal forte impatto visivo, scenografie e costumi estremamente curati e una splendida colonna sonora dallo stile wagneriano di Basil Poledouris. Ciò che in letteratura è definito “fantasy eroico”, nel cinema è vera mitologia.

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EAP: E Allora Paga!

eap revisited

Tipica immagine polemica sull’EAP, modificata per non essere sempre la stessa (scusi, sig. bruno). Esprime bene il concetto ed è un bel disegno.

Le polemiche sull’editoria a pagamento (d’ora in poi EAP) sono cresciute tanto quanto è cresciuta l’EAP stessa. Chiunque abbia pensato almeno una volta a pubblicare sul serio quel romanzo che ha nel cassetto o nella testa da quando era adolescente, ha avuto a che fare con proposte indecenti, polemiche infinite e dubbi amletici. Fate un giro su internet cercando notizie in merito: troverete gente che si scanna come se da questo dipendesse il futuro del mondo, critici e fautori dell’EAP che se ne dicono di tutti i colori, con condimenti variegati che vanno dall’insulto personale alla denuncia di complotto – tra coloro che denunciano l’EAP come una presa per i fondelli e un’umiliazione degli scrittori esordienti, e coloro che lavorano nell’EAP o pubblicano con essa e difendono la democratizzazione dell’editoria contro le grandi case editrici interessate solo ai best seller.

A me è capitato di avere a che fare con una famosa casa editrice a pagamento prima di conoscere tutte queste storie, cioé all’incirca una decina d’anni fa. Continua a leggere


Non si tratta di un trattato

versi bibbia

Da tempo medito di scrivere una serie di articoli sull’ateismo, su come lo intendo, su come si può mettere in relazione a temi etici, su come si potrebbe conciliare con alcune visioni in certo modo “spirituali” ecc., ma è una di quelle cose che per essere fatte bene richiedono tempo e impegno, due risorse che ultimamente devo riservare per intero al lavoro.

Tuttavia, una nota breve breve me la posso concedere e riguarda una affermazione così fuorviante da farmi correre a sfogliare la Bibbia che, come tutti, ho in casa. Navigando in cerca di immagini di persone considerate come grandi esponenti dell’ateismo, mi sono imbattuto in un lungo articolo di un tizio in tutta evidenza molto impegnato nelle Sacre Scritture. Tra le innumerevoli citazioni di versi, quella che ha attirato la mia attenzione (e che giustificava la presenza in foto di Nietzsche, Freud e altri compari) riguardava un presunto “trattato di ateologia” contenuto nella Bibbia, precisamente in Sapienza 14, 12-21. Niente di meno, un TRATTATO di argomenti ateistici nel Vecchio Testamento! Come resistere? Continua a leggere


Un altro pugno di libri

Continuando sulla scia del precedente articolo la raccolta di considerazioni brevi sui libri che ho letto negli anni, propongo altri sei libri di narrativa che mi hanno lasciato qualcosa dentro. Per quelli di Orwell in realtà ci vorrebbero due articoli a parte, ma non avendo tempo li accorpo in un’unica considerazione. Stavolta ho scritto di meno anche perché è passato già più tempo e le sensazioni cominciano a svanire, ma forse è meglio così…

{Sommario: La fattoria degli animali e 1984 – Lo strano caso del dr. Jekyll e del sig. Hyde – Il mondo perduto – Le miniere di Re Salomone – Fight Club} Continua a leggere


Ballata del lavoro

Con le due mani nati a lavorare,
nati con i due piedi a camminare
con lavorare si va per salire
per una scala che va a proseguire:
questa è una scala che sale a spirale,Sanguineti
e che qui ci significa la vita:
quando ci sali ti è già incominciata,
quando finisci non ti è mai finita:
e prima i padri, e poi salgono i figli,
che così vanno le generazioni:
questa scala significa la storia,
che chi è passato resta per memoria:
se te la guardi come fosse ruota,
vedi che gira come la fortuna,
che ti trascina come vecchia giostra,
e fa le fasi come fa la luna:
ma la luna sparisce e ti ritorna,
te, la tua giostra, ti fa un solo giro.
che se ti guardi la tua vita sola,
ci vedi il primo e l’ultimo respiro:
se poi la guardi come fosse torre,
vedi Babele, che fu confusione:
fu in Babilonia, dove si confusero
tutte le lingue in tutte le persone:
ma quella torre si sognava un cielo,
te, la tua torre, qui in terra ti tiene:
che se guardi lì, muscoli e ossa,
un grattacielo, ci vedi una fossa:
ma questa, che è la vita, sale a vite,
che come sta un martello ci sta dura,
e ci sta curva come sta una falce,
ma che ci trovi lì la tua ventura:
per questa scala ci trovi i compagni,
salire insieme, insieme lavorare:
così sta scritto in qualunque scrittura,
chi non lavora, niente da mangiare:
con le due mani nati a lavorare,
nati con i due piedi a camminare,
con tutto il corpo nati qui a sudare,
e ancora nati a ruscare e a sgobbare,
e nati a faticare e a travagliare,
per questa scala ci impari a lottare,
e fare fine a tutto il dominare,
e, te con gli altri, tutti liberare.

Edoardo Sanguineti, “Ballata del lavoro”