Archivi del mese: luglio 2016

Macrocosmo e microcosmo

Le umane vicende non sono più a misura di individuo. Oggi siamo costretti a preoccuparci di ciò che accade ovunque in qualunque momento, dall’altra parte del mondo come sotto casa. Ed è veramente troppo, è soverchiante, aumenta lo stress e tutte le emozioni negative possibili. Per questo, e per le conseguenze di questo, ogni tanto è bene fermarsi, guardarsi attorno, ascoltare e riflettere. Ritrovare il nostro posto nel cosmo. La prospettiva è limitata, ma dobbiamo provare ad ampliarla. L’autore di questo video ha un bel modo di farlo.


Considerazioni attuali

Avrei voluto riservare questo titolo per qualcosa di un po’ più corposo e organizzato, ma sinceramente non ne trovo uno migliore. Si rifà, in tutta evidenza, alle Considerazioni inattuali di Nietzsche, quattro saggi su varie questioni culturali del suo tempo; come riporta Diego Fusaro sul suo sito: “esse sono inattuali poichè enunciano tesi contrastanti con i valori dominanti e operano per costruire un nuovo futuro, anzichè per avere successo nell’immediato e conquistare l’attualità“. Nel mio caso, al contrario, volevo scrivere qualcosa di assolutamente inserito nel contesto odierno e concentrato sul particolare, sul momentaneo, come impressioni a caldo su eventi e notizie. Non per il successo, ma per una sorta di cronaca personale, prima di lasciar perdere. In seguito, forse, approfondirò alcuni punti. Allora, comincio oggi con una sorta di “rubrica” che si affianca agli aforismi a buon mercato e alle citazioni a iosa.

1 – Sulla Turchia. I militari hanno avuto storicamente il ruolo di guardiani della Costituzione laica e democratica voluta da Ataturk. Nel corso del secolo sono intervenuti varie volte, quando percepivano che i movimenti religiosi stavano prendendo piede, ponendo in pericolo la modernità turca, la sua eccezionalità laica nel mondo islamico. Questa volta non è stato diverso, per i militari; ma lo è stato per la popolazione, che è molto più a favore di Erdogan che dei “discepoli” di Ataturk. La dittatura che sta prendendo piede sarà sempre più una teocrazia. E Ataturk resterà una foto appesa a un chiodo.

2 – Sulla Francia. Questa volta non me la sento di criticare troppo il governo francese, per la mancanza di contromisure. Il terrorismo ha assunto una forma nuova: l’immolazione dei pazzi. L’ISIS non organizza ogni singolo attentato, ogni singola strage. Si “adagia sugli allori” di azioni mostruose compiute da gente disturbata, che nella violenza del terrorismo islamico propagandato dall’organizzazione reale trovano ispirazione, motivazione, giustificazione per sfogare la propria frustrata e fallimentare esistenza. Questo rende il terrorismo internazionale perfettamente adeguato al mondo globalizzato: un terrorismo senza confini, senza contorni definiti, senza solidità organica, un terrorismo liquido e reticolare che può colpire ovunque, più dei vecchi terroristi degli anni Settanta. Perché non c’è più bisogno di covi e armerie, di direzioni centrali, di schemi a cerchi concentrici eccetera. Basta un pazzo violento con armi non convenzionali, come un camion, per gettare una nazione intera nel lutto e nel panico. L’ISIS dà il suo avallo postumo e si ha il terrorismo. In questo caso, islamico.

3 – Sul nome del terrore. Il problema di usare l’aggettivo “islamico” subito dopo “terrorismo”, seppur corretto, è che c’è una marea di xenofobi e reazionari pronta a cogliere ogni occasione per alimentare l’odio, la chiusura e la divisione. D’altra parte, è pur vero che i terroristi odierni sono i primi a definirsi “islamici” e che talvolta, nonostante tutto, la prudenza può essere eccessiva e le cose vanno pur chiamate con il loro nome. Io non ho problemi a farlo. Basta essere coscienti del fatto che “terrorismo islamico” o “di matrice islamica”, o “islamista” e via dicendo, non è e non può essere sinonimo di Islam in generale. Non lo dico per difendere una religione, bensì per riaffermare il laicismo razionale di fronte a tutte le religioni: è naturale che la religione c’entri con il terrorismo, per tutta una serie di motivi, primo fra tutti il potere di persuasione incomparabile della (presunta) parola divina; ma non è possibile né giusto generalizzare la violenza dei mussulmani aderenti al terrorismo come tratto distintivo di TUTTI i mussulmani esistenti.

4 – Su Carlo Giuliani. Ricordo il grande tumulto del G8 di Genova come qualcosa di pazzesco. Fu uno scontro non solo di piazza, ma politico e sociale che coinvolse l’intera nazione. La morte di Giuliani ne fu uno dei momenti peggiori, come l’irruzione nella scuola Diaz. Dopo quindici anni, le ferite sono ancora aperte e come ha detto ZeroCalcare dopo l’oscuramento della sua pagina FB, “la questione di Genova in realtà non è finita, che ci sono ancora pezzi di apparati che continuano a fare una guerra accanita e che sulla narrazione di quelle giornate ci sta ancora uno scontro in corso che non è pacificato per niente”. Personalmente, non ritengo Carlo Giuliani un “martire”, ma certo neppure un delinquente. E’ un ragazzo che è morto durante una durissima protesta di piazza, in parte per la sua scelta di combattere contro le forze dell’ordine, in parte per la violenza e l’incompetenza di quelle stesse forze. In quella situazione è persino andata bene, paradossalmente, che non ce ne siano rimasti di più a terra, come invece succedeva negli anni Settanta. Il fatto che ancora oggi la storia della sua morte accenda il furore delle masse, vuol dire che su di essa si sono concentrate tensioni più grandi, che riguardano tutta la società italiana in un contesto e in un lasso di tempo molto più ampi, e che non possono essere liquidate con leggerezza. Per una visione un po’ più “neutrale”, forse può andar bene la pagina di Wikipedia su di lui, per quanto è possibile.

5 – Sulla Brexit. Nessuno ci credeva, nemmeno io che ho sempre sospettato degli inglesi per aver tenuto, sin dall’inizio dell’UE, un piede fuori dalla porta. Nessuno se lo aspettava, tanto è vero che i più interessati all’Europa, i giovani, hanno disertato le urne, lasciando campo ai vecchi isolazionisti. Per disinteresse, come dice Letta, o per sciatta presunzione classista, come dice ‘sto tizio qui, in ogni caso il risultato ha implicazioni ancora difficili da quantificare. Il Regno Unito potrebbe, stavolta sul serio, dividersi: nel 2014 gli scozzesi votarono contro l’indipendenza proprio per non perdere i vantaggi dell’unione, anche rispetto all’Europa. I movimenti anti-euro e xenofobi potrebbero guadagnare forza, aprendo a scenari foschi (come pensa Lerner), o anche perderla, a seconda di cosa succeda all’Inghilterra. Tutto risulta persino più imprevedibile dell’ipotizzata Grexit, che comunque pare ormai scongiurata. Ma direi che resta interessante l’articolo di Ezio Mauro “Il rancore degli esclusi e la politica che abdica“.