Archivi del mese: febbraio 2012

I filosofi di Prokofiev

Un compositore che davvero non conoscevo era Prokofiev. Non sapevo nulla di lui, se non che fosse uno dei maggiori compositori sovietici. Qualche tempo fa ho scoperto per puro caso che un brano di una sua opera mi ha sempre seguito da quando ero piccolo.

Ci sono alcuni film che vedi da piccolo e ti rimangono impressi per molti motivi, ad esempio perché sono stati un momento di condivisione con tuo padre. Uno di questi è stato Danko, 1988, di W. Hill con Schwarzenegger e Jim Belushi, che io ho visto alcuni anni dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica e, nel primo approcciarmi alla politica, mi era sembrato un film eccezionale. Le sequenze iniziali del film sono state girate in URSS (grazie alla Perestrojka) e la colonna sonora è bellissima, un potente coro misto che intona un canto dell’Armata Rossa… o così credevo io. Infatti ho recuperato negli anni moltissimo materiale del Coro dell’Armata Rossa diretto da Alexandrov, ma non ho mai trovato quella particolare canzone. Solo una cosa mi era sembrata stranamente riconoscibile: la parola “filosofi”, ripetuta varie volte, che però poteva essere una mia impressione, un fraintendimento di suoni.

Ebbene poco tempo fa, cercando tutt’altro, su YouTube notai un video nei suggerimenti che riproponeva la colonna sonora di Danko; ascoltandolo mi accorsi di un altro suggerimento, “Prokofiev – The Philosophers”, scoprendo così che il brano tanto cercato non era del Coro dell’Armata Rossa, bensì un movimento di un’importante opera del compositore russo, la Cantata per il XX Anniversario della Rivoluzione d’Ottobre – e qui mi si è aperto un mondo.

Quest’opera fu composta usando come testo cantato brani di scritti e discorsi di Marx, Lenin e Stalin, seguendo la sequenza storica dalle elaborazioni teoriche sulla rivoluzione comunista nell’Ottocento, all’organizzazione politica rivoluzionaria in Russia e la vittoria dei bolscevichi nel 1917, fino alla proclamazione della Costituzione nel 1936. Il brano in questione, I filosofi, è il secondo movimento e sillaba l’undicesima delle Tesi su Feuerbach, la famosa “I filosofi hanno soltanto diversamente intepretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo“. Per vari motivi la burocrazia staliniana, dopo un iniziale interesse, decise che non andava bene per le orecchie del popolo e non diede mai il permesso di eseguirla, tanto che la prima esecuzione in pubblico avvenne negli anni Sessanta, una decina d’anni dopo la morte di Prokofiev.
[Per ulteriori informazioni su quest’opera, vi rimando alla pagina di Wikipedia]

A questo punto mi sono stupito della cultura e del gusto di James Horner, l’autore della colonna sonora di Danko, un film che in fondo è pur sempre per appassionati del genere d’azione, il quale ha orchestrato una sua personale versione del movimento per i titoli di testa, di cui vi lascio il video.

 

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Robert Rodriguez, l’appassionato

Più vedo film di Robert Rodriguez, più mi convinco che il suo cinema non è “originale” bensì il costante tributo di un fan ai suoi generi, registi e film preferiti. Lo ho capito dal recente Predators, ufficialmente il terzo film della saga iniziata nel 1987 con quel gioiello del cinema d’azione di McTiernan, protagonista Schwarzenegger, e proseguita con un buon seguito nel 1990; questo terzo film, di cui Rodriguez è produttore, inserisce elementi nuovi e suggestivi a proposito degli alieni cacciatori, ma ciò che mi ha colpito maggiormente è la ripresa in più punti degli elementi chiave del primo film: l’ambientazione nella giungla è il più evidente (dopo la “giungla urbana” del secondo capitolo e quelle ben differenti dei cross-over con gli xenomorfi di Alien), più la suspense e lo stesso ritmo progressivo nella scoperta del terrore e dell’incalzare della caccia, a cominciare dalle tracce lasciate da chi ha tentato di sopravvivere prima dei protagonisti fino a richiami come il fango sul corpo per nascondersi. Tutto in questo sequel (tra l’altro arrivato dopo vent’anni e molti progetti accantonati) sembra fatto da un fan, un appassionato cresciuto con film del genere di cui ha deciso di fare una propria versione, inserendoci tutto quanto il film originale gli ha ispirato, per omaggiarlo e divertirsi. Altrimenti, perché far scorrere i titoli di coda sulle note di Long Tall Sally di Little Richards? Continua a leggere


Il crollo di un mito

fussli_antichi

Ognuno di noi ha dei miti, incarnati in personaggi storici o in gruppi di persone, partiti, chiese, band, o magari parenti, i propri genitori, un nonno o una zia particolari e via dicendo. E ognuno di noi ha sperimentato qualche volta la “caduta dal piedistallo” di questo o quel mito, provando in seguito un vuoto e una tristezza che ci hanno condotto a momenti di disillusione e persino cinismo. Almeno, finché non lo rimpiazziamo con un altro mito: allora ritroviamo quella fiducia e quella sicurezza il cui destino è di essere nuovamente disattese, un altro mito crolla e il ciclo va avanti finché non giugniamo finalmente al bivio morale di fronte al quale possiamo scegliere tra un pessimismo eterno, forse depressivo, e la consapevolezza della natura effimera dei miti, il cui valore si salva solo a patto di rientrare nella concretezza del reale.

Un mito ci serve a trovare quello di cui sentiamo la mancanza in ciò che ci circonda. La speranza in qualcosa di diverso, qualcosa di puro, di perfetto e incorruttibile, sia essa la rivoluzione o la supremazia, o ancora un’attitudine morale ed etica. Spesso questo mito ci viene presentato da altri, lo scopriamo per caso e lo assumiamo come nostro, lo riempiamo dei nostri sogni e crediamo sia oggettivamente buono; ma, forse in maniera inevitabile, ne perdiamo di vista i difetti, lo rendiamo astratto e assoluto, così che quando quei difetti risaltano ai nostri occhi ribolliamo di rabbia, perché il mito si incrina. Continua a leggere