Archivi tag: anni ottanta

Ritorno al futuro!

Uaoh, li ho appena visti sfrecciare fuori dalla mia finestra! 😀

Io comunque sto ancora aspettando le auto volanti. Vero è che mio padre mi disse che non ci sarebbero state, ma sapete com’è, la speranza è l’ultima a morire 😀

I’m still waiting for flying cars. My father told me that would not be possible, but you know, hope is the last to die 😀

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Flop.tv – Ritorno al futuro Day

AVGN – Back to the Future 2 – TODAY IS THE FUTURE!

Nike Air Mag for real!

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Rowdy Roddy Piper

Sono stato abbastanza fan del wrestling da poter ricordare qui il mio lottatore preferito, “Rowdy” Roddy Piper, al secolo Roderick George Toombs (1954-2015), uno dei più famosi e certamente dei più “cattivi”, a un mese dalla sua scomparsa [negli ultimi tempi questo blog sta diventando una pagina dei necrologi].

Negli anni ’80, quando il wrestling divenne uno spettacolo famoso nel mondo, e qui da noi gli scaffali dei negozi si riempirono fino ad esplodere dei pupazzetti dei lottatori, i cui incontri erano commentati dal mitico Dan “mmmm-mmh! per me, numero uno!” Peterson… mi sono perso, che stavo scrivendo? Ah: negli anni ’80 (dei quali avevo già parlato in un vecchio articolo non proprio nostalgico), Roddy Piper era uno dei wrestler più riconoscibili, non solo per il fatto che salisse sul ring con un kilt e il suono delle cornamuse, ma perché era la quintessenza del “cattivo”: insultava chiunque, era sleale, infido e aggressivo, un bastardo insomma, che ha portato nelle interviste e nei promo quel pepe che mancava; teneva persino una rubrica tutta sua, il Piper’s Pit, in cui invitava altri lottatori per intervistarli, in realtà al solo scopo di insultarli e aggredirli. Continua a leggere


Gli anni ’80

Tempo fa ho visto un dossier del TG2 sugli anni Ottanta, un excursus generale su ciò che quel decennio è stato nella vita italiana nei più disparati aspetti, dalla moda alla politica, dalla società allo sport; io negli anni ’80 ero un bambino, a quel periodo appartengono la prima infanzia e le scuole elementari. Ma al contrario di quanto mi potessi aspettare, ho ricordato davvero molto poco rivedendo immagini e riascoltando suoni e musiche di quel periodo.

Il mio primo ricordo di portata storica è la tragedia di Chernobyl; ricordo di come se ne parlasse sia a scuola che a casa, di come certi cibi non si potessero più mangiare, di come io immaginavo fossero le radiazioni, una specie di nuvola di cenere che si espandeva sull’Europa. E la sensazione di attesa di un allarme, più che di un allarme vero e proprio.

Ricordo le bottiglie di Stock ’84, i capelli lunghi di mia madre, i mobili in legno, tra cui la sedia a dondolo “vintage”; le vacanze al mare con gli amici di famiglia, il sole nei giardini e le storie di pirati, quel signore che nel calore silenzioso dell’ora di pranzo girava con una barchetta e vendeva bibite alla gente in acqua; gli incontri tra Gorbaciov e Reagan, una maglietta con Topolino che diceva di amare l’Unione Sovietica (ah, cosa non darei per riaverla oggi!), i programmi in tv come Drive-In, DeeJay Television, e quelli di Renzo Arbore; della scuola ricordo la signora maestra, quasi una seconda mamma, e la frase “prendete il quaderno a quadretti”, che detestavo perché voleva dire passare alla lezione di matematica…
Ricordi di felicità, come fosse stata una mia personale età dell’oro.

Ma rivedendo tutto ciò, mi rendo conto anche di come io non abbia vissuto nulla di quegli anni, affrontando l’adolescenza negli anni ’90, quando tutto stava cambiando e all’individualismo già imperante si aggiungeva una sfrenata corsa a sbarazzarsi di ogni responsabilità e vincolo positivo. “Ognun per sé e Dio, se proprio non vuol farsi gli affari suoi, per tutti”. Insomma, non ho mai partecipato ad un collettivo, ad una manifestazione, non ho mai sperimentato un’idea di aggregazione sociale, restando un osservatore, uno studioso, interessandomi al bene del mondo quando ognuno aveva perso interesse nell’altro; dedicandomi alla politica quando tutti volevano solo levarsela dai piedi e delegare agli slogan populisti la loro mentalità sociale, accettando con favore l’estensione del liberismo commerciale ad ogni aspetto della vita. E tutto ciò, unito alla mia naturale timidezza, mi ha portato a isolarmi ed essere emarginato, rallentando forse una maturazione nei rapporti sociali che solo ora, grazie al rapporto con mia moglie, sta giungendo a compimento.

Quegli anni di cambiamento quali furono gli ’80, prodromi della situazione attuale, quasi non li ho vissuti nemmeno per quanto ricordano tutti i miei coetanei, come i cartoni giapponesi di Mazinga e Ufo Robot (forse sono l’unico a non sapere a memoria quelle sigle, a eccezione di L’Uomo Tigre e Ken il Guerriero), né certamente per la fine della politica di massa degli anni ’70. Negli anni ’90, poi, sono rimasto chiuso in me stesso, senza fare quelle esperienze che si definiscono “generazionali”, e forse questo non è stato troppo male, visto che per vari aspetti non mi sono omologato. In effetti non ho un’identità culturale specifica, posso dirmi cosmopolita di fatto e occidentale, europeo, italiano per condizione, ma nulla di più ristretto. Io sono quel che sono proprio per la vita che ho condotto fino ad oggi; se sono non-dipendente anche da un’idea politica per me totale, lo devo al non aver vissuto quel passato che, oggi, non può opprimermi. Il mondo lo cambiano coloro i quali sanno cambiare se stessi senza perdersi.

Una novità però è sopraggiunta di recente: sono vittima del revival! In questo periodo, non so perché, mi è venuta all’improvviso un’infatuazione per la musica degli anni Ottanta. Ho sempre ritenuto, a posteriori, la moda e la musica di quel decennio come le più tamarre del secolo, ripudiandole nonostante la mia passione per il kitsch; proprio quella passione però mi ha fregato lasciando aperta una minuscola breccia dove scavare, così oggi quel decennio consuma la sua vendetta e io mi ritrovo marchiato a fuoco sulla fronte e sulla schiena “CHI DISPREZZA COMPRA”. E allora vai col synth pop e generi limitrofi, spaziando dai Duran Duran a Billy Idol, da Madonna a Peter Gabriel, da Katrina & The Waves a Cyndi Lauper, da Phil Collins agli Europe e via discorrendo; sono arrivato a ben quattro cd di grandi successi e devo dire di star raggiungendo una sorta di normalizzazione del rapporto con questa musica, perché in fondo è gradevole, l’uso di suoni elettronici è melodioso, al contrario delle porcherie di oggi, così come spesso sono interessanti i testi. Non ho mai apprezzato il pop in generale, ma dovendo scegliere premierei questo periodo, quasi senza considerarlo più kitsch – mentre le spalline, le pettinature cotonate, i colori sgargianti fino ad accecare e le altre esagerazioni dello stile (e della “cultura” yuppie) rimangono rabbrividevoli!