Archivi del mese: ottobre 2014

Breve storia delle bacchette cinesi e giapponesi

Le bacchette sono nate circa 5.000 anni fa in Cina, quando i commensali affamati, per prendere il cibo dai calderoni roventi, staccavano ramoscelli dagli alberi per afferrare le verdure o i brani di carne.
Intorno al 400 a.C., tra l’aumento della popolazione e la diminuzione delle risorse, si avvertì la necessità di consumare meno legna nella cottura dei cibi, così si sminuzzavanogli ingredienti per poterli cuocere più velocemente; ciò non rese più necessario l’uso del coltello a tavola, così le bacchette divennero di uso abituale. Si dice che persino Confucio le usasse in sostituzione del coltello perché era vegetariano e non voleva pensare neanche lontanamente al macellaio. Intorno poi al 500 d.C., le bacchette si diffusero in Estremo Oriente a partire dall’attuale Vietnam, alla Corea, al Giappone.

I materiali per costruirle sono diversi: il più usato è il bambù perché non è costoso, si trova facilmente, si lavora altrettanto facilmente e resiste molto bene al calore; inoltre non ha un particolare odore o sapore. Altri materiali sono il legno di tek, cedro, pino o sandalo; anche l’osso è usato, mentre un tempo i più ricchi usavano bacchette in oro, argento, bronzo, giada, corallo, agata, avorio, ottone. I giapponesi furono i primi a laccarle, rendendole lucide e tuttavia maneggevoli.

La differenza tra le bacchette cinesi e quelle giapponesi risiede sia nella forma che nelle dimensioni: le cinesi hanno sezione rettangolare, la punta smussata e sono lunghe circa 22,5cm; le giapponesi hanno la sezione tonda, sono appuntite e la lunghezza varia per uomini e donne (20 cm per lui, 17,5 per lei).

Curiosità: in un primo tempo i giapponesi utilizzarono bacchette a forma di pinza, con i due “ramoscelli” di bambù uniti alla sommità, per poi cominciare a fabbricarle separate a partire dal XVII secolo.
Riguardo alle bacchette in argento, vi era la convinzione diffusa che quel metallo cambiasse colore, divenendo più scuro, a contatto con cibo avvelenato; oggi si sa che l’argento non reagisce all’arsenico o al cianuro, bensì a cipolla, aglio e uova marce (per via dell’acido solfidrico del metallo).

La lezione è finita, andate in pace.


The Art of Dying

“Empty yout mind. Be formless. Shapeless. Like water: now you put water into a cup, it becomes the cup; put it into a tea pot, it becomes the tea pot. Now water can flow, or creep, or drip, or crash. Be water, my friend.”

“Like everyone else, you want to learn the way to win. But never to accept the way to lose. To accept defeat. To learn to die, is to be liberated from it. So when tomorrow comes, you must free your ambitious mind and learn the art of dying.”