Archivi del mese: dicembre 2013

La forza del pensiero unico

Da un po’ di tempo a questa parte sto vivendo una crisi di idee. Tutto ciò in cui credo è messo costantemente sotto accusa, i valori e gli ideali che ho sempre sentito profondamente radicati dentro di me cominciano a “scricchiolare”, la pressione della cultura massificata sta diventando insopportabile e mi scopro a pensare positivamente su cose che prima ritenevo assurde o sbagliate. Fino a poco tempo fa, resistevo bene a influenze esterne, dai mass-media alle chiacchiere da bar, mi informavo sempre e tentavo di avere un’idea mia al netto di quelle che gli altri mi presentavano; ma ultimamente sta diventando davvero più difficile, mi scopro meno elastico, meno tollerante, meno “liberale” in senso morale e di più in senso economico, più egoista, più insofferente, più arrogante. Faccio persino strambe valutazioni moralistiche sul fatto che “la gente” non merita una vita diversa, non merita un mondo migliore, perché è marcia e rovina sempre tutto, quindi non ha diritto a una società più giusta. Qualche volta ho persino ammirato lo spietato sistema americano. In parte sarà l’età (34, un matusalemme), con le sue disillusioni e le sue batoste, però credo che sia anche la pressione dell’opinione pubblica, della mentalità egoista, conservatrice e malata di semplicismo con cui si ha a che fare ogni giorno. Non esistono più alternative perché non ci si crede più, quindi si smette di parlarne, di immaginarne la possibilità. Le idee cedono lentamente il passo al pensiero unico, questa figura inquietante in cui tutto si risolve, l’accettazione passiva, unilaterale dello status quo. La condanna delle alternative, da quelle concretamente realizzabili a quelle solo immaginate, è pressoché totale: “cosa credi”, dicono i sicofanti del capitalismo, “che in un altro sistema economico avresti la scelta e i vantaggi che hai in questo? Credi che vivresti e godresti dell’abbondanza in cui ora, senza vergogna alcuna, vi pascete tu e i tuoi cari? Guarda Cuba, guarda la Libia di Gheddafi, guarda anche i paesi dell’est che si sono aggregati all’occidente: le differenze tra la tua situazione e la loro è la risposta che non vuoi vedere. Perderesti tutto, il tuo stile di vita, la tua libertà, il tuo benessere, per cosa? Per un ideale vecchio e fallimentare, per una mentalità rovesciata che pone la collettività al posto dell’individuo, per un malinteso senso di solidarietà che cozza con il naturale egoismo dell’uomo, tutte cose che non hanno portato altro che sofferenza, povertà e morte. Lascia perdere! Molla questa inutile zavorra idealistica adolescenziale, guarda quante cose puoi avere grazie al libero scambio! Ti piacciono tutte le cose di cui è piena la tua casa, vero? Ti piace giocare con giocattoli sempre nuovi, vero? Non rinunciarci! Pensa a fare soldi, solo così sosterrai la tua stessa felicità”… e le trombe dei sicofanti sono alte e forti, ti stonano e ti invadono il cervello. Io non sono d’accordo, ma non ho più la forza intellettuale di contrbattere. La persuasione, l’abilità di costringerti a pensare che in fondo hanno ragione i tuoi avversari, insieme all’inutilità del dibattito, che spegne il pensiero critico perché nessuno sta lì a indicarti un punto di vista diverso: questa è la forza del pensiero unico. Ora come ora, un altro mondo è impossibile.

Ciononostante, buon 2014 a tutti.

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Mobile Phones and the Stone Age

This video is part of a funny series of commercials where a smarter caveman helps others with mobile technology. And that makes me think. And When I start to think, I don’t know when, or where, I end up.

War began when a caveman took a stone and broke it on the head of another caveman. Also, techonology started when a caveman worked on a stone to make some useful tool for everyday life. Since the Stone Age, any invention made with every material could be used in two ways: the dangerous one and the helpful one. What I mean is that technology has always been full of risks and opportunities. Every new step in its development, in any field, brings some advantages and disadvantages.

Mobile phones are no exception. Today, life is based on communication more than in the past, so mobile phones are an essential tool not only on the job, but also in social relationships. Now we can talk to each other at any moment in any place – a big help in everyday life. On the other hand, mobile technology itself is making job much faster, reducing the time also when you are on holyday, and with time lenght, is reduced time quality too.

In the end, thanks to mobile phones, life is easier nowadays; but it is, probably, more stressful than in the past. There is no doubt, however, that now it is impossible to go backwards. It is our responsibility to find a proper way to use this technology: as said, it is a good tool as a stone during the Stone Age – we can use it to work, to feel closer to the people we love, or make it an improper weapon of mass distraction, to isolate ourselves from the outer world, to disturb others in public occasions, and so on.

Woah, this time it ended soon! 😛


Valutazioni su Bond. James Bond.

Anch’io sono un fan di Bond, James Bond. I film li ho visti tutti. Di romanzi ne ho letti tre, ma prima o poi attaccherò anche gli altri. E’ un personaggio che mi porto dietro dall’infanzia, fa parte di quei film che vedevo insieme a mio padre e che non ho abbandonato da adulto. Il primo che vidi fu Missione Goldfinger, di cui mi rimasero impressi Odd Job, la scena del laser e la ragazza ricoperta d’oro. Da allora ho continuato a interessarmene e a scoprire cose sul conto del suo inventore, l’ottimo Ian Fleming, e le varie sfaccettature del mondo in cui l’agente segreto più chiassoso del mondo si muove. Perciò anche io ho le mie personali valutazioni sulle peculiarità e i cliché di questa lunghissima saga, ormai arrivata a 23 film in cinquant’anni. Concentrare tutto in un unico articolo è eccessivo, quindi cominciamo da… Continua a leggere


2 anni di blog

Era una notte buia, ma non tempestosa.
Io sentivo il bisogno di ricominciare a bloggare.
Chissà perché, poi.
Non credo di avere qualcosa di veramente interessante da dire, né scrivo in maniera sagace e accattivante come molti blogger che seguo.
Eliminate, tra l’altro, le questioni personali che infestavano il vecchio blog e mi facevano sembrare peggio di quel che ero (ed ero già un patetico sfigato, meglio non amplificare la cosa), questo nuovo spazio è presto diventato una specie di enciclopedia.
Non ha ancora la forza che dovrebbe avere in quanto “palesta di produzione intellettuale”, la media è di due articoli al mese quando va bene, la categoria che pensavo sarebbe stata la più folta (Filosofia) è alquanto scarna e ho diverse bozze da completare.

Però non posso dire di essere insoddisfatto.
Non sto avvertendo né dubbi, né sensazioni di vuoto e inutilità, come succedeva per il vecchio blog (caro vecchio blog, non ti ho dimenticato e saresti ancora in piedi se non ti avessero tolto il terreno da sotto i piedi – ma forse ti avrei modificato un po’).
Anche perché questo nuovo è nato per me e solo per me, invece il vecchio era nato, come posso ora confessare, per seguire una ragazza, poi rivelatasi indegna delle mie simpatie, in quel turbine post-adolescenziale informatico di relazioni sentimentali tra avatar.
Beh, anche io ero indegno di quella stramba relazione, perché neanche io ero un granché all’epoca (oggi invece… oh oh oh!).
Forse un giorno ne parlerò, però in maniera asettica.

Sapete che, a parte mia moglie, nessuno dei miei amici e della mia famiglia sa che ho questo blog?
Ecchissenefrega, lo so, ma dico, voi come la vedete?
Se parenti e amici visitassero il vostro blog, vi sentireste in qualche modo costretti a trattenervi?
Ad autocensurarvi?
Io un po’ sì.
Perché poi mi scoccerebbe parlare con loro di quel che ho scritto.
Non sarebbe uno spazio mio e solo mio.
Non sarei più GoatWolf, non sarei questo avatar, libero dal contesto in cui mi muovo (rivalutazione positiva di ciò che deninciavo qui – contraddizione dialettica? 😀 ).

Beh, basta così.
Buon compleanno alla Fabbrica Metropolitana e grazie a tutti voi.
Stavolta, per festeggiare, scelgo una musica tratta da Street Fighter EX Plus Alpha, la versione poligonale del mitico videogioco di lotta.
Si intitola Cold Pipe ed è la colonna sonora dello stage in cui combatte Zangief: una fabbrica, che mi pare assolutamente appropriata!


Maschere, canali e gondole

Venezia è una città meravigliosa. Mi direte “bella scoperta”, eh sì, è stata una scoperta sul serio: non c’ero mai stato e, per di più, una quindicina d’anni fa mi rifiutai categoricamente di andarci con famiglia e amici, perché era una cosa che facevano tutti e io dovevo “distinguermi” dalla massa. Ribellismi giovanili, sapete com’è. Nel corso degli anni ho cominciato però a pensare a chi viaggiava da ogni parte del mondo pur di vederla, mentre io, italiano, a pochi chilometri di distanza (relativamente), non conoscevo questo unicum. Continua a leggere