Archivi del mese: dicembre 2019

I miei dischi dei Sepultura

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Se oggi sono un fan del metal estremo, lo devo a gruppi come i Sepultura e i Pantera. Credo che gran parte dei ragazzi degli anni Novanta, di quelli interessati al metal, debbano proprio a loro l’iniziazione alle forme più dure di un genere già duro di suo. Perché i loro nomi andavano per la maggiore e non si poteva evitare di accostarli ai Metallica, ai Motörhead o agli Slayer. All’epoca, però, io avevo ancora i miei limiti: una musica che sembrava solo fracasso e urla gutturali, come se il cantante avesse problemi di stomaco, beh, non mi pareva allettante. Per nulla.

La prima canzone che ascoltai dei Sepultura fu Ratamahatta, grazie al video che girava sui canali musicali dell’epoca (in particolare TMC2, chi se lo ricorda?), e non era certo una loro canzone tipica; in effetti fu proprio la particolarità di questo brano a farmi interessare, perché non era “inascoltabile”.

Comprai il disco, e il mix di suoni estremi ed elementi tribali fu così interessante che continuai con Chaos A.D., ancora meglio, e poi Arise. Questo invece fu troppo per me. Lo accantonai, eppure… Eppure, in seguito, fu proprio la title track a tornarmi in mente più spesso. Così continuai. Insomma, con i Sepultura ho fatto quasi un lavoro archeologico, andando a ritroso nella loro storia dagli album più orecchiabili a quelli più estremi. Perciò posso ben dire che mi abbiano condotto loro verso generi che prima snobbavo. (Con i Pantera, di cui parlerò in futuro, è avvenuta una cosa simile e contraria: volendo cose estreme, li ho conosciuti con The Great Southern Trendkill, per poi andare a ritroso e arrivare ai loro album meno estremi).

Bene, come procedere? In ordine cronologico o in ordine archeologico? Beh, in questo caso dire che va bene il secondo, per seguire lo stesso percorso che feci allora. Vamos detonar essa porra!

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Ricordando Dimebag

Cristo, mi pare assurdo che siano passati già quindici anni dall’assassinio di Dimebag Darrell. Ricordo ancora d’aver sentito la notizia dalla radio del supermercato. Pareva folle allora e lo è ancora adesso. Era anche la prima volta che sentivo qualcuno parlare dei Pantera al di fuori dell’ambito metal. Uno shock è uno shock, suppongo. Mi verrebbero in mente varie cose da dire, considerazioni e polemiche, ma lascio perdere volentieri. Preferisco riportare le parole di Phil Anselmo sul suo amico, e il video di I’m Broken per celebrare la bravura del grande chitarrista. Voi quale musica scegliereste?


Otto anni tughèder

Oggi sono otto anni di blog, che è ufficialmente più longevo del precedente. Anche più “serio”, sebbene non ci giurerei troppo. Anzi, facciamo così: