Archivi del mese: ottobre 2017

Questioni di genere, in genere

220px-womanpower_logoI recenti scandali di Cosby e Weinstein, con la campagna “quellavoltache” e l’esternazione di storie terribili di molestie riversate sui social, mi spingono a rispolverare alcune considerazioni su temi di genere che mi sono ronzate in testa negli ultimi anni. Con una piccola premessa – quando un uomo prova a parlare di questioni di genere, campo spinoso per ovvi motivi, rischia spesso di passare per maschilista o addirittura reazionario. Io davvero non vorrei essere frainteso, ma se quel che scriverò di seguito darà l’impressione di essere in qualche modo sessista… beh, pazienza, non era mia intenzione. Sono solo considerazioni buttate un po’ lì, prendetele dunque alla leggera.

Femminicidio: preambolo non tanto sul concetto, quanto sulla parola

Io non ho intenzione di usarla, perché la trovo una parola orrenda. C’è chi la ritiene un’invenzione delle femministe, ma è inesatto. Non è nemmeno un neologismo, se le prime origini sono state rintracciate nell’inglese femicide, in uso dal XIX secolo. Il concetto indica l’uccisione di una donna da parte di un uomo, con motivazione basilarmente sessista: uccisa in quanto donna. In questo senso, pur non rappresentando una fattispecie giuridica (ossia, è un omicidio, come gli altri), si tratta di un tipo di delitto specifico come l’uxoricidio, il matricidio o l’infanticidio; la differenza è che questi ultimi sono riconosciuti come aggravanti nel nostro diritto penale, dovute alla particolare ripugnanza sociale suscitata da queste forme di morte violenta. La proposta di inserire nel codice penale il reato di femminicidio prende le mosse anche da questo punto. Perché l’uccisione di una donna in quanto tale debba configurarsi come ulteriore aggravante è oggetto di discussione, un punto fondamentale del “dibattito” (se così si può definire il mare di ciance in merito) degli ultimi anni, quindi è una questione culturale. Utile sarebbe provare a cominciare dalle origini effettive del dominio maschile nelle società lungo il corso della storia, per esempio con l’interessante libricino di Pierre Bordieu Il dominio maschile. Restando però sull’uso di tale parola, ribadisco che per me è un termine cacofonico, brutto da pronunciare, da sentire e da scrivere. Non la ho mai usata, né la userò mai in questo blog. Come sarà più chiaro in seguito, oltretutto, io preferisco parlare sempre e comunque di omicidio, un termine generico più che sufficiente a esprimere la violenza della soppressione della vita di una persona.

Quote rosa. Umilianti o necessarie?

La cosa ha vari aspetti da considerare.

Da un lato c’è l’ideale degradazione della donna a “specie protetta”, che non può farcela da sola nella conquista dei suoi spazi e deve essere aiutata dall’uomo. Cioè, finisce con l’essere una sottile discriminazione che, assicurando un posto alle donne nella vita politica, ne ammette implicitamente le minori capacità di lavoro. Ma questo è un aspetto in fondo secondario e forse moralistico. Continua a leggere

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Cinquant’anni dopo

Oggi è il cinquantesimo anniversario della morte di Ernesto “Che” Guevara. Il suo mito ha forse superato la sua realtà di uomo, trasformandolo in una icona ideale che rischia di mascherare, almeno in parte, la concretezza della sua azione. D’altra parte, come sempre in questi casi (a maggior ragione con i miti radicali della sinistra), la ricerca dell’uomo dietro il mito dà adito al processo contrario, la demonizzazione della figura in cui si concentrano nefandezze e incongruenze, offuscando ancora una volta la realtà. Io dico che senza persone come Guevara, senza radicali che uniscano passione e realismo, non si conoscerebbero i propri limiti, l’estensione delle proprie idee e del proprio campo di azioni. Accanto a questo, è necessario fare un lavoro di presa di coscienza sulla realtà del mito e comprenderne la collocazione storica e culturale, per poterlo valutare. Guevara agì in un mondo di forti contrapposizioni, dominato dallo scontro tra modelli di organizzazione sociale e produttiva a prima vista inconciliabili, in particolare nell’America Latina, dove all’iniquità economica si accompagnava spesso la brutalità del potere politico, rendendo impossibile lottare pacificamente. Per questo bisogna comprendere che la violenza era una caratteristica fondamentale e imprescindibile della lotta rivoluzionaria, così come della repressione controrivoluzionaria. E che la rivoluzione aveva un significato molto più concreto e profondo di oggi, era non solo una speranza in un “altro mondo possibile”, ma soprattutto il tentativo di realizzazione di forme effettive di governo e organizzazione sociale diverse, improntate a progetti politici definiti. Certo, ascoltando alcuni discorsi o leggendo alcuni scritti proprio di Guevara, si notano toni visionari e persino messianici, immagini della politica mondiale che riprendono il dualismo tra Bene e Male, con una conseguente intransigenza che oggi non ha più molto senso. Però è questo il punto: oggi forse no, ieri invece sì, perché non era un’epoca di mezze misure. Nel suo tempo, Che Guevara è stato ciò che serviva al mondo per definire sé stesso. La sua morte lo ha trasformato in un mito per generazioni. Cinquant’anni dopo, rimane un esempio, positivo o negativo che sia, di dove può arrivare una persona che creda fermamente nell’unione di teoria e pratica per cambiare le cose.


Robert Rodriguez, the fan

[the following is a translation of this older article]

The more I see movies by Robert Rodriguez, the more I believe that his work is not “original”, but the constant tribute of a fan to his favorite genres and directors. Rodriguez the fan, the passionate movie maker who searches for the emotions of his dreaming young self; I may be wrong, but  an example, from my point of view, is recognizable in Predators, third installment of the saga started in 1987 with that milestone of the action genre by John McTiernann, starring Schwarzenegger, and a good sequel in 1993, starring Glover. Rodriguez, who was going to be the director, is actually “just” the producer, but many elements of the movie are clearly an homage to the first movie: the jungle set, the prey building traps, even the end titles on Little Richard’s Long Tall Sally.

A more accurate example is the interesting experiment of Sin City. Rodrigue himself stated that he do not wanted to make a cinematic adaptation of the comic books by Miller, transporting instead the comic on the screen as it is. The complete title is in fact Frank Miller’s Sin City, not a “version” made by Rodriguez; the effort to translate almost every scene in the same visual aspect of the comic book, with strong black-and-white contrast and use of lights and shadows to express not only the atmosphere of noir movies of the Forties, but also the turbulent emotions of the characters, is a worth effort. Rodriguez knew it was the only way to make a movie out of a comic where the story is told by graphic even more than by text.

In the latter years, many movies are reprising the B-movie style, mostly due to the contribution of Rodriguez with his Planet Terror and Machete, combining the visual imperfections of exploitation movies from the Seventies and the Eighties with modern day special effects. Rodriguez’s cooperation with Tarantino on the “double feature” Grindhouse (filming Death Proof in the same manner) boosted the renewed interest for this genre; their collaboration, dating back to Desperado, is now a simbiosis: Machete itself came out of a series of fake trailers they made for Grindhouse.

From this point of view, maybe the most original movie filmed by Rodriguez is his first one, El Mariachi. This is not a negative point, indeed it confirms how early he setted the basis for his own cinema, a very personal interpretation of his passions. Because the first glimpse of Rodriguez’s career dates back to a 12-year-old boy who, watching John Carpenter’s Escape from New York, said to a friend “I will do that. I’m gonna make movies” (source: IMDB). By the way, did I mention the fact that Robert Rodriguez plays his own music in his movies, just like Carpenter?