Archivi del mese: marzo 2014

Un bastone per la vecchiaia

Mosè - Michelangelo

Mio padre ha compiuto sessant’anni. Una età importante, che mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti della sua e della mia vita. Quando ha avuto me, aveva venticinque anni: ciò significa che, alla mezza età, ma ancora relativamente giovane, ha già un figlio grande. Un figlio che sarà ancora abbastanza giovane quando lui entrerà nella vecchiaia, un figlio che avrà la forza e l’autonomia sufficienti per cavarsela senza pesare ancora sulle sue spalle, semmai per sostenerlo. Pur avendo ascoltato alcuni racconti da vari parenti su quei primi anni, io non so immaginare cosa abbia davvero voluto dire per due giovani sposi avere un figlio prima dei trenta. Non so dire, sinceramente, quanti sacrifici abbiano sopportato e a cosa abbiano dovuto rinunciare per mandare avanti la famiglia. Non parlo tanto delle difficoltà quotidiane, ma delle aspirazioni a lungo termine. Come avrebbero vissuto la loro vita, mio padre e mia madre, se non avesse avuto figli? Cosa avrebbero fatto, dove sarebbero arrivati? Hanno forse trovato ciò che cercavano? Continua a leggere


Una nota sulla questione morale in Marx

 Karl Marx è ritenuto, tra le altre cose, uno dei maggiori critici della morale assieme a Nietzsche, a Freud e a vari altri autori generalmente accomunati nella cosiddetta “scuola del sospetto”. Il socialismo marxiano, infatti, viene definito scientifico per distinguerlo dai socialismi precedenti, detti utopistici: questi ultimi erano, secondo Marx ed Engels, troppo idealistici, fondati su concezioni di società avulse dai rapporti reali; un socialismo scientifico si fonda invece sull’analisi di quei rapporti, della struttura di una società in continua evoluzione. Oltre a questo, lo stesso Marx ha più volte criticato le istanze morali come base della lotta politica, insistendo contro il dualismo “giusto-ingiusto” nella stesura di programmi, indirizzi e piani d’azione dei partiti e delle associazioni a favore dei diritti della classe lavoratrice (in particolare nella Critica al programma di Gotha). L’emancipazione e lo sviluppo pieno della persona umana non sono fonti ideali per metri di giudizio, così come la realtà dello sfruttamento nel modo di produzione capitalista non è dovuto alla “cattiveria” dei padroni nei confronti dei lavoratori, bensì al funzionamento del sistema in sé.

Detto ciò, ho spesso sentito parlare di una contraddizione latente nell’opera di Marx: Continua a leggere


Breve storia della Festa della Donna

Per commemorare questa festa storica e politica, riporto un articolo tratto dal sito della CGIL.

L’8 marzo ha radici lontane. Nasce dal movimento internazionale socialista delle donne. Era il 1907: Clara Zetkin (che nella prima guerra mondiale fondò la Lega di Spartaco) dirigente del movimento operaio tedesco organizza con Rosa Luxemburg (teorica della rivoluzione marxista che fondò il partito socialista polacco e il partito comunista tedesco) la prima conferenza internazionale della donna.

Ma la data simbolo è legata all’incendio divampato in un opificio (Cottons) di Chicago nel 1908, occupato nel corso di uno sciopero da 129 operaie tessili che morirono bruciate vive.

Nel 1910 a Copenaghen, in occasione di un nuovo incontro internazionale della donna si propone l’istituzione di una GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, anche in ricordo dei fatti di Chicago.

Successivamente la giornata comincia ad essere celebrata in varie parti del mondo e anche in Italia durante e dopo la prima guerra mondiale (1914-18). La tradizione, nel nostro Paese, viene interrotta, nel 1943, dal fascismo. La celebrazione riprende durante la lotta di liberazione nazionale come giornata di mobilitazione delle donne contro la guerra, l’occupazione tedesca e per le rivendicazioni di diritti femminili. Nascono i gruppi di difesa della donna collegati al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che daranno origine all’UDI (Unione Donne Italiane).

Nel 1946 l’UDI prepara il primo 8 marzo nell’Italia libera, proponendo di farne una giornata per il riconoscimento dei diritti sociali e politici delle donne. Sceglie la mimosa come simbolo della giornata.

La vera “esplosione” in termini di popolarità e di partecipazione, l’8 marzo l’avrà negli anni ’70. Anni che segnano la collaborazione dei movimenti femminili e femministi che, tra l’altro, operano attivamente per la legge di parità, per il diritto al divorzio e all’aborto. La prima manifestazione femminista, risale infatti al 1972 e si svolse a Roma. Ma il top, la celebrazione dell’8 marzo, lo raggiunge nel 1980, con una grande manifestazione unitaria in cui confluiscono per la prima volta tutti i movimenti femminili e femministi.

In conclusione possiamo dire che il percorso dell’8 marzo si snoda in quasi un secolo di storia che ha visto nascere movimenti politici, guerre, ideologie, ricostruzioni. Un cammino lungo e complesso per le donne di tanti paesi, con tanti sistemi di governo, più volte interrotto, ma che con grande tenacia hanno sempre ripreso con l’obiettivo dell’emancipazione e della liberazione delle donne.

Ne approfitto per citare un’altra grande donna, oltre a Luxemburg e Zetkin: Aleksandra Kollontaj, rivoluzionaria russa che elaborò, tra le altre cose, un vero e proprio programma di rivoluzione sessuale e nuovo saper vivere amoroso; per tutta la vita si dimostrerà assolutamente libera nelle sue scelte. Su queste donne vi invito a svolgere qualche ricerca e vi segnalo un interessante volumetto divulgativo (sempre che sia ancora in commercio): Le donne entrano in scena – dalle suffragette alle femministe, di Annie Goldmann, edito da Giunti nella collana “XX secolo”. Ripercorre la storia del movimento femminista e le vicende politiche e sociali sia dei vari gruppi, sia delle figure di spicco. Auguri!