Archivi del mese: luglio 2013

6 film in breve

Sei film in breve, perché a volte non c’è bisogno di esaminare ogni fotogramma per esprimere un giudizio. Sei film presi un po’ a caso, tornati in mente per chissà quale motivo. Sei film di cui, attenti, potrei anche rivelare le sorprese. Sei riflessioni accumulate nel tempo, che comunque non richiedono articoli separati. Enjoy. Continua a leggere


L’essenza della satira

E’ la capacità di smascherare e rivelare, attraverso l’uso sagace e intelligente dell’umorismo e della beffa, la realtà che pretende di autodefinirsi al di là di ogni critica. Ma molto meglio lo fa capire questo sketch di Corrado Guzzanti su Bertinotti e la sinistra massimalista dopo la scomparsa dal Parlamento alle elezioni del 2008. Un genio.


Il re deve morire

https://i2.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/1/12/Robespierre.jpg/225px-Robespierre.jpgOggi, 14 luglio, è l’anniversario della Presa della Bastiglia, evento che ormai è considerato l’inizio della Rivoluzione francese del 1789. Rivoluzione che ha assestato un colpo decisivo alle vecchie monarchie europee e ha posto le basi per la costruzioni dei moderni Stati di diritto. Il brano che segue è tratto dal discorso pronunciato da Robespierre il 3 dicembre 1792, in cui espone con grande lucidità e grande intelligenza il motivo per cui l’Assemblea non può risparmiare la vita a Luigi Capeto, cioè all’ex re di Francia Luigi XVI. Si tratta di un discorso molto importante per vari motivi: da un lato, segna la legittimazione giuridica della Rivoluzione come nuova forma di società, contrapposta all’Antico Regime; dall’altro, è un esempio di giustificazione teorica di un omicidio per questioni politiche. In esso si mescolano la fredda lucidità del giurista e il fervore politico del rivoluzionario, trascendendo la questione della vita e della morte di una persona per toccare le categorie istituzionali (e simboliche) che gli individui incarnano: non si sta condannando a morte un uomo, si sta uccidendo il Re in quanto tale, si sta eliminando, attraverso la vita del sovrano contingente, il sovrano in sé, l’idea stessa di tirannia. Non è possibile processare il sovrano, perché ciò equivarebbe ad ammettere che può essere dichiarato innocente e assolto; specularmente, si ammetterebbe la possibilità di giudicare colpevole la Rivoluzione, che in questo modo si delegittimerebbe da sè. Solo in un momento del discorso Robespierre sembra prendere un attimo di pausa, sottolineando la gravosità di una scelta del genere nei confronti di un individuo, il cui destino è però condizionato da eventi più grandi, che impongono un sacrificio. Al giorno d’oggi siamo più lontani da questo modo di pensare, ma il discorso di Robespierre non può essere semplicemente bollato come “inaccettabile”, è un momento di riflessione e di scelta politica, dettato da eventi storici ben precisi, con cui dobbiamo e dovremo sempre fare i conti, quale che sia l’ambito in cui ci ritroviamo a operare. Sono in gioco dei princìpi, i quali per definizione trascendono gli individui. Continua a leggere


Rollins Band – “Illumination”

Henry Rollins è un personaggio interessante. Musicista e scrittore, ha intrapreso una carriera di tutto rispetto: cantante dello storico gruppo punk americano Black Flag, dopo il loro scioglimento realizza Hot Animal Machine, suo primo lavoro da solista, che è un uragano di rabbia, disillusione e violenza (esempio: There’s A Man Outside). In seguito forma la Rollins Band e inizia a sperimentare in vari sensi, sfumando i suoi demoni in produzioni più raffinate, ma sempre molto energiche (per esempio in Liar e Disconnect). A questo ha aggiunto una passione per i monologhi, o spoken-word, al contempo seri e umoristici, spesso incentrati su questioni sociali, con cui ha raggiunto la popolarità. Ha anche fatto alcune comparse in TV e al cinema. La sua presenza scenica è impressionante: muscoloso e tatuato, salta e urla come un folle (vedi Get Some Go Again); eppure quando parla sembra un’altra persona, pacato, buffo e ironico, ma mai ridicolo (come qui e qui).

Nonostante abbia selezionato qui sopra varie canzoni, ho scelto di proporre Illumination perché è una canzone che crea una potente visione, uno scenario perfettamente integrato nelle immagini del video (uno dei rari a essere in relazione con la canzone che pubblicizzano). Parla del viaggio verso l’illuminazione, di cosa si deve sopportare finché non si raggiunge questo obiettivo, così grande da rischiare di esserne distrutti. Dopo, tutto quanto cambia per sempre e quasi si preferirebbe poter tornare indietro, “non sapere ciò che so ora”. Mi ha colpito, mi ha coinvolto, perché ci rivedo parecchie cose di me, il desiderio di ricercare, di scoprire, e la paura di trovare ciò che cerco.

I walked green miles of jungle
I walked through yellow miles of pain
I crossed starvation’s desert
Watched dead rivers swell with rain

The song of insects filled the air
Nights in cites of despair
Where killer’s sons said, son beware
And all the roads from here to there

I sailed the sea of desolation
Dropped my anchor there
Plumbed the depths of isolation
Walked its length and was not scared
Went from end to end to end
And then from there I went again
The road that only this one knows
Off to nowhere here I go

Illumination comes so hard
Makes me see but it leaves its scars
At times I wish that I didn’t know what I know now

Thought and thought until I lost my mind
Looked and looked until I went near blind
The path is fair but so unkind
Illumination

At night the highway’s diesel roar
Speaks to me and tells me more
Than any book I’ve ever read
Or anything you ever said
With silent eyes inside
I watch myself and worlds collide
The seasons burn and crack my skin
I stay outside and live within

Illumination comes so hard
Makes me see but it leaves its scars
At times I wish that I didn’t know what I know now

Thought and thought until I lost my mind
Looked and looked until I went near blind
The path is fair but so unkind
Illumination


Totalitarismi. Risposta a un liberale

Michail Chmel'ko - Il trionfo del popolo vittorioso (1949)

Michail Chmel’ko – Il trionfo del popolo vittorioso (1949)

Per festeggiare il cinquantesimo articolo, ho deciso di andarci giù pesante 😀

Qualche anno fa mi ritrovai impegnato in un interessante dibattito con un ragazzo di idee liberali, intelligente, ma con una tendenza neocon ad accomunare le altre ideologie nel calderone del totalitarismo (una categoria inventata proprio dai liberali, a fronte di una esaltazione del modello democratico innestato sull’economia capitalista). Una sua affermazione, in particolare, mi fece prodigare in una lunga risposta. Nazismo e comunismo sono forse la stessa cosa? Hitler e Stalin erano le due facce di una stessa medaglia? Io, naturalmente, non lo credo. Penso sia una comparazione superficiale e ideologica, che non tiene conto delle differenze tra gli ideali, bensì solo delle similitudini tra le esperienze storiche. Un parallelismo si può fare tra forme di governo, controllo, repressione ed organizzazione sociale, nonché culto delle personalità, ma non sul piano delle idee, totalmente opposte le une alle altre. Accostare comunismo e nazismo, considerarli uguali nei contenuti per i risultati storici delle loro applicazioni, è la tendenza omologatrice del pensiero attuale, che io rifiuto. Siccome credo possa essere ancora interessante, anche visto il successo (statistico) dell’altro articolo sullo stalinismo, ho scelto di riproporre quella risposta. Oggi risponderei quasi le stesse cose, specificando meglio alcuni punti su cui penso di essere stato impreciso – ad esempio sulla figura del proletario nel “mondo migliore”: se si tralascia la propaganda, è evidente che in una compiuta società comunista essa non esisterebbe più, scomparendo assieme alla distinzione tra classi sociali. O sulla natura dell’ideologia: per Marx era sì falsa coscienza, ma oggi bisogna tenere in conto anche Gramsci, per il quale l’ideologia è una costruzione di classe, cioè un complesso di idee e di valori che giustificano e indirizzano l’azione delle classi, alimentandone l’egemonia o la lotta per la sua conquista.

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