Archivi categoria: Giorni Imperfetti

Il sogno che mi ha svegliato

Sto camminando insieme a qualcuno. Non so chi sia, perché è un passo dietro a me e non lo vedo. Ci troviamo su un lungofiume, su una banchina che segue il corso dell’acqua; è sera. C’è un ponte, un cavalcavia su cui passa la strada per le auto, e noi dobbiamo passarci sotto. È lungo, poco illuminato da luci calde a poca distanza l’una dall’altra. Chi è con me mi chiede se vogliamo davvero passare da lì. Io inizio a sentire una strana musica in sottofondo, come fosse l’incipit di qualche composizione per flauto; dico che sì, dobbiamo passare. Mentre camminiamo, ci accorgiamo di due figure indistinte, una piccola più vicina e una maggiore verso la fine del sottopassaggio. La voce mi fa “guarda, è un cane!” e la figura piccola, rimanendo una sagoma nera, diventa proprio quella di un cane. Io rispondo “è il cane dell’Inferno” e mi metto a correre verso questa figura, che però scappa via, dall’altra parte. Ora sto correndo praticamente a quattro zampe, e la voce dice “c’è un laghetto!”; vedo una pozza di acqua blu sulla sinistra e il cane sembra sparire in quella direzione. Io ripeto “è il cane dell’Inferno” mentre lo inseguo, ma la voce chiede “e quello chi è?”. L’altra sagoma nera ha la forma di un uomo e sembra stare di spalle. Io dico “quello è il Diavolo” e punto su di lui. La sagoma nera si gira, ha gli occhi luminosi, si mette a correre verso di me. La voce è spaventata, ma io corro ancora più forte, andando incontro a quell’uomo con gli occhi accesi, pieno di adrenalina. Salto per avventarmi su di lui, con un urlo gutturale che è un misto di eccitazione e terrore, preparandomi a morire – perché quello è il Diavolo, non si può vincere contro di lui – ma all’ultimo secondo, un attimo prima di svegliarmi con un sussulto, quando la sagoma nera è a pochi centimetri, mi accorgo che quelli non sono i suoi occhi, ma due piccole lucine attaccate alle tempie, che illuminano a malapena il volto di un uomo normale, con un’espressione spaventata. Perché il diavolo sotto il ponte ero io.

Fatto intorno alle 04:30 di oggi.


Lezioni di De Crescenzo


Keith Flint, 1969-2019

 


Una vecchia masturbazione mentale

Quello che segue è uno dei miei primi articoli sul vecchio blog. Risale al 2005. Una riflessione in corso d’opera, oserei dire, su questioni che da allora si sono trasformate e ritrasformate nella mia mente. Oggi non la vedo più così, ma leggendo ora un certo libro, di cui parlerò tra un po’ di tempo, mi è tornata in mente questa vecchia masturbazione mentale. La riporto qui com’era, senza apportare modifiche, nemmeno nei punti dove il linguaggio mi irrita, la sintassi mi preoccupa, gli errori si affastellano e le idee mi imbarazzano.

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domenica, 20 febbraio 2005
Superamento/annullamento di sé

Prendete un film come “Fight Club”; dico il film e non il libro perché quest’ultimo non l’ho ancora letto, nonostante lo abbia da tempo.
Prendete poi un libro apparentemente fatto per scherzo, “Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita” e aggiungeteci qualche breve e sommaria ricerca sulla dottrina del Buddha.
Infine, prendete Carmelo Bene che va al Maurizio Costanzo Show per una serata “Uno contro tutti” e la trasforma in “Nessuno contro tutti” con uno sproloquio assurdo e iperbolico contro la mediocrità che in effetti, per lui, è la civiltà stessa.
Scoprite il filo rosso che congiunge questi elementi (apprò, ‘sta storia del filo rosso l’ho sentita in un manga, ma la usano ovunque, che origine ha?) e avrete difronte un quadro a suo modo inquietante. Continua a leggere


Magico numero

Sette mari, sette peccati capitali, sette nani, sette piani, sette stelle di hokuto, sette giorni della settimana, sette anni di blog.

Dicono che ogni sette anni si chiuda un ciclo vitale e se ne apra un altro. Dicono che in antichità il numero sette si usasse anche per indicare quantità indefinite. Dicono che… dicono tante cose. Numerologia, tarocchi, alchimia. Forse è solo disperazione.

Siamo tutti sulla stessa barca, sullo stesso scoglio, in mezzo a un mare di disperazione.

Ora che ci penso, il mio vecchio blog durò proprio sette anni, poi la piattaforma morì.

Vabbè. Alla salute.


Natale


Six years around

Sei anni di blog e quasi me ne scordavo! Festeggiamo con rock brutale! 😀