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Macrocosmo e microcosmo

Le umane vicende non sono più a misura di individuo. Oggi siamo costretti a preoccuparci di ciò che accade ovunque in qualunque momento, dall’altra parte del mondo come sotto casa. Ed è veramente troppo, è soverchiante, aumenta lo stress e tutte le emozioni negative possibili. Per questo, e per le conseguenze di questo, ogni tanto è bene fermarsi, guardarsi attorno, ascoltare e riflettere. Ritrovare il nostro posto nel cosmo. La prospettiva è limitata, ma dobbiamo provare ad ampliarla. L’autore di questo video ha un bel modo di farlo.


Prince in Batman

Non sono mai stato un fan di Prince, o dell’artista un tempo noto come Prince, o comunque lo si voglia chiamare, ma le sue canzoni Trust e Partyman fanno da colonna sonora alle migliori scene del Joker in Batman, e me le porto dietro da quando ero piccolo. Perciò, un piccolo omaggio a Prince era dovuto.

Aggiornamento – Toh! Non sapevo ci fosse un videoclip ufficiale di Partyman:


Ritorno al futuro!

Uaoh, li ho appena visti sfrecciare fuori dalla mia finestra! 😀

Io comunque sto ancora aspettando le auto volanti. Vero è che mio padre mi disse che non ci sarebbero state, ma sapete com’è, la speranza è l’ultima a morire 😀

I’m still waiting for flying cars. My father told me that would not be possible, but you know, hope is the last to die 😀

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Flop.tv – Ritorno al futuro Day

AVGN – Back to the Future 2 – TODAY IS THE FUTURE!

Nike Air Mag for real!


Rowdy Roddy Piper

Sono stato abbastanza fan del wrestling da poter ricordare qui il mio lottatore preferito, “Rowdy” Roddy Piper, al secolo Roderick George Toombs (1954-2015), uno dei più famosi e certamente dei più “cattivi”, a un mese dalla sua scomparsa [negli ultimi tempi questo blog sta diventando una pagina dei necrologi].

Negli anni ’80, quando il wrestling divenne uno spettacolo famoso nel mondo, e qui da noi gli scaffali dei negozi si riempirono fino ad esplodere dei pupazzetti dei lottatori, i cui incontri erano commentati dal mitico Dan “mmmm-mmh! per me, numero uno!” Peterson… mi sono perso, che stavo scrivendo? Ah: negli anni ’80 (dei quali avevo già parlato in un vecchio articolo non proprio nostalgico), Roddy Piper era uno dei wrestler più riconoscibili, non solo per il fatto che salisse sul ring con un kilt e il suono delle cornamuse, ma perché era la quintessenza del “cattivo”: insultava chiunque, era sleale, infido e aggressivo, un bastardo insomma, che ha portato nelle interviste e nei promo quel pepe che mancava; teneva persino una rubrica tutta sua, il Piper’s Pit, in cui invitava altri lottatori per intervistarli, in realtà al solo scopo di insultarli e aggredirli. Continua a leggere


Conan il Cimmero

Uno dei film che mi hanno sempre accompagnato sin da bambino, cui sono legato perché lo vidi insieme a mio padre la prima volta, è Conan il Barbaro (J. Milius, 1982). Mi affascina tutte le volte che lo vedo. Magia, passione, mistero, violenza, coraggio, vendetta, si mescolano in un vortice dal sapore nietzscheiano. Il fantasy è da allora diventato uno dei miei generi preferiti. Ho ritrovato questo articolo che scrissi 9 anni fa per un forum di cinefili sul rapporto tra il personaggio letterario e la sua versione cinematografica, e voglio riproporlo con qualche aggiunta.

Da anni sto andando avanti, pur con lunghe pause, con i racconti di R.E. Howard (ripubblicati da Mondadori in quattro volumi) e devo dire che lo spirito di fondo è stato molto ben reso da quell’altro pazzo di John Milius; dico “quell’altro” perché lo stesso creatore di Conan non doveva essere molto giusto di testa. A dire il vero, su Howard ho sentito versioni contrastanti: da un lato era un introverso, completamente succube di una madre castrante, dal temperamento abbastanza quieto, amante dello sport e, come si evince da ciò che scriveva, un intellettuale; dall’altro era un paranoico che la sera si chiudeva in casa sbarrando porte e finestre, caricando tutte le armi che aveva perché convinto che i suoi concittadini aspettassero l’occasione d’ammazzarlo. E quando scriveva, entrava in un mondo esclusivamente suo dove i suoi personaggi e le loro avventure erano reali come egli stesso.

Proprio Milius, in un’intervista per i contenuti speciali del dvd, racconta suggestivamente la nascita di Conan nella mente di Howard: una sera, chiuso in casa per la pioggia, Howard non sa cosa scrivere e indugia pigramente davanti alla scrivania, quando un tuono improvviso riempie l’aria di un’atmosfera elettrica. Howard sente dietro di sé una presenza imponente, i cui muscoli si contraggono mentre stringe un’enorme ascia… e una voce imperiosa gli parla: “Io sono Conan il Cimmero e se non scrivi esattamente tutto quello che ti dico, ti spacco in due con la mia ascia”. Così Howard comincia a scrivere nervosamente, in preda al panico, senza fermarsi fino al mattino, quando nella luce dell’alba riesce a riprendere il controllo di sé. Ma subito riprende il lavoro, perché sa che quando si farà di nuovo buio Conan tornerà, con la sua ascia.

Ora, Milius non è poi tanto lontano da Howard; è un appassionato d’armi (fa parte dell’associazione pro-armi di cui è presidente Charlton Eston, la NRA), un “machista” che crede nei saldi legami maschili di uomini forti e coraggiosi, forse anche un po’ frustrato per sogni infranti che si riversano nei suoi lavori, in cui visioni pessimistiche si incrociano con lo spirito indomito di combattenti della vita. Stando a Wikipedia si autodefinisce un “anarchico zen”, più volte accusato di essere reazionario, eppure mai definitivamente etichettato come tale. Chi meglio di lui, guerriero della macchina da presa, poteva girare un film su Conan? E infatti il suo barbaro è quanto di più vicino al superuomo di Howard, rozzo e violento, ma anche sincero e leale, mito umano di un mondo leggendario, quello hyboriano, di poco successivo alla caduta di Atlantide.

Nel film è riassunta una parte della sua storia, con molti riferimenti a svariati racconti, e inventando di sana pianta tutto il resto. La differenza più grande, a livello narrativo, è la presenza nettamente minore di elementi fantastici rispetto ai racconti, in cui le assurdità della magia sono all’ordine del giorno; e tuttavia questa scelta mette in risalto l’irrompere nel mondo hyboriano di stregoni, mostri e demoni (chi non è rimasto colpito dalla scena in cui gli spiriti dei morti tentano di prendere Conan, o dalla trasformazione di Thulsa Doom?). Ma più di tutto è lo spirito di fondo che ne esce rappresentato in maniera eccellente: quel che Howard ha creato è una moderna saga nordica, in cui il super-barbaro rappresenta ciò che in fondo è una parte di noi stessi in quanto uomini, selvaggi, primordiali, protesi alla lotta per la sopravvivenza, con le nostre terribili paure, ma anche con la forza di superarle, di rialzarci dopo le inevitabili cadute.

E il coraggio della sincerità nei rapporti col prossimo. Un punto ricorrente nell’opera di Howard è la critica alla civilizzazione: quanto più l’uomo si innalza dal suo stato bestiale, tanto più degenera nella meschinità e nella codardia, protetto da una società ipocrita che ha il suo credo in falsi valori che nascondono miserevoli tornaconti personali. La barbarie diventa sinonimo di libertà, di sincerità, di ricerca di quella forza per combattere sempre, incessantemente, che al vero Howard, nella bigotta e limitante cittadina del Texas in cui era nato e cresciuto, mancava. R.E. Howard, infatti, si suiciderà dopo la perdita della madre, all’età di 30 anni.

“Gli uomini civili sono più villani dei selvaggi perché sanno di poter essere maleducati senza che qualcuno, per questo, gli spacchi la testa. Almeno, come regola generale.”
Da La Torre dell’Elefante, 1933

Conan è un antieroe e Milius lo ha reso per ciò che era: “un guerriero, un assassino, un ladro e un predone, dagli infiniti silenzi e dagli incontenibili scoppi d’allegria, destinato a rovesciare i troni del mondo sotto un piede calzato di sandali”. Milius ricostruisce il mito, fa rivivere l’eroismo non solo di Conan, ma della mitologia nordica stessa, attraverso scene dal forte impatto visivo, scenografie e costumi estremamente curati e una splendida colonna sonora dallo stile wagneriano di Basil Poledouris. Ciò che in letteratura è definito “fantasy eroico”, nel cinema è vera mitologia.

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Breve storia delle bacchette cinesi e giapponesi

Le bacchette sono nate circa 5.000 anni fa in Cina, quando i commensali affamati, per prendere il cibo dai calderoni roventi, staccavano ramoscelli dagli alberi per afferrare le verdure o i brani di carne.
Intorno al 400 a.C., tra l’aumento della popolazione e la diminuzione delle risorse, si avvertì la necessità di consumare meno legna nella cottura dei cibi, così si sminuzzavanogli ingredienti per poterli cuocere più velocemente; ciò non rese più necessario l’uso del coltello a tavola, così le bacchette divennero di uso abituale. Si dice che persino Confucio le usasse in sostituzione del coltello perché era vegetariano e non voleva pensare neanche lontanamente al macellaio. Intorno poi al 500 d.C., le bacchette si diffusero in Estremo Oriente a partire dall’attuale Vietnam, alla Corea, al Giappone.

I materiali per costruirle sono diversi: il più usato è il bambù perché non è costoso, si trova facilmente, si lavora altrettanto facilmente e resiste molto bene al calore; inoltre non ha un particolare odore o sapore. Altri materiali sono il legno di tek, cedro, pino o sandalo; anche l’osso è usato, mentre un tempo i più ricchi usavano bacchette in oro, argento, bronzo, giada, corallo, agata, avorio, ottone. I giapponesi furono i primi a laccarle, rendendole lucide e tuttavia maneggevoli.

La differenza tra le bacchette cinesi e quelle giapponesi risiede sia nella forma che nelle dimensioni: le cinesi hanno sezione rettangolare, la punta smussata e sono lunghe circa 22,5cm; le giapponesi hanno la sezione tonda, sono appuntite e la lunghezza varia per uomini e donne (20 cm per lui, 17,5 per lei).

Curiosità: in un primo tempo i giapponesi utilizzarono bacchette a forma di pinza, con i due “ramoscelli” di bambù uniti alla sommità, per poi cominciare a fabbricarle separate a partire dal XVII secolo.
Riguardo alle bacchette in argento, vi era la convinzione diffusa che quel metallo cambiasse colore, divenendo più scuro, a contatto con cibo avvelenato; oggi si sa che l’argento non reagisce all’arsenico o al cianuro, bensì a cipolla, aglio e uova marce (per via dell’acido solfidrico del metallo).

La lezione è finita, andate in pace.


Chiudere i conti con George Lucas

George Lucas è riuscito, nel giro di pochi anni, a inimicarsi gran parte dei suoi fan. Ma come tutti i grandi, è sempre seguitissimo e non manca di fare milioni e milioni di dollari con ogni sua mossa. Ho visto un documentario che spiega tutte le critiche mosse a Lucas dagli innumerevoli fan di Guerre Stellari. In sostanza, lui ha “osato” rimaneggiare i suoi capolavori, modificando scene e dettagli, aggiungendo effetti e sostituendone altri, fino a cambiare in alcuni punti la sostanza dei film. Ma la cosa più “ignobile”, quella che ha scatenato la furia dei fan, è stata la decisione di negare la ristampa delle versioni originali, obbligando il mondo a non vedere mai più i film usciti al cinema dal ’77 all’83, nella forma in cui hanno conquistato milioni di cuori e influenzato l’immaginario collettivo.

Le modifiche sono parecchie e sarebbe lungo elencarle (come esempio, godetevi il video qui sopra e recuperate gli altri dello stesso autore), ma posso citare la scena di Han Solo nel bar di Mos Eisley: nella versione originale, quando sta per uscire dal bar, viene fermato da un emissario di Jabba The Hutt che lo minaccia con una pistola; si siedono a un tavolo, scambiano un paio di battute poco simpatiche, e poi Han gli spara a tradimento da sotto il tavolo, uccidendolo. Nella versione modificata, è l’alieno a sparare per primo, con un orrido effetto grafico che fa spostare la testa di Han dalla traiettoria del laser. Questa modifica è sostanziale, perché fa apparire la sparatoria come autodifesa di Han, come se fosse stato costretto. Ma non è così: Han spara per primo perché è un individuo pericoloso, pronto a far del male, e non potrebbe essere altrimenti, visto il mondo criminale in cui vive. Lucas ha preferito edulcorare la scena per i bambini? Forse. Ma non mi pare che nessuno sia rimasto traumatizzato dall’originale.

Io, che adoro quella saga meravigliosa, ho da dire un paio di cose. Continua a leggere