Archivi tag: comunismo

Considerazioni attuali, 4

Sommario

  1. AggiornamentoSu Cesare Battisti
  2. Sui “rossobruni”
  3. Sulle armi
  4. Su Darwin in Turchia
  5. Sull’antisemitismo per bambini
  6. Su Bolsonaro
  7. Sui bot, cioè i falsi profili social
  8. Sulle fake news così assurde che vengono prese sul serio
  9. Su South Park: una apologia

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Aforismi a buon mercato, vol. 7

Aforismi 51 – 61

Sommario

  • L’originale imitato da tutti
  • Complimenti per la coerenza
  • Nun te reggae più
  • Quattro punti consequenziali
  • La questione della metafisica
  • Gentilianamente
  • Filosofi oggi?
  • Caducità della conoscenza e della tecnologia
  • Attualità e inattualità di un’opera
  • Stimolato da Furio Jesi
  • Sì però a sinistra?

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Le rivoluzioni del 1917

L’anno scorso si è commemorato il centesimo anniversario della Rivoluzione russa. Avevo pubblicato alcuni appunti di studio per ripercorrere l’evoluzione delle idee che hanno accompagnato i moti rivoluzionari attraverso tutto l’Ottocento e gli inizi del Novecento, passando dal populismo (da intendersi in un’accezione diversa da quella attuale) al marxismo e alla formazione dei gruppi più importanti. Oggi, a un anno di distanza, voglio ripercorrere proprio gli eventi del 1917. In ogni caso, per una minuziosa ricostruzione storico-politica degli eventi rivoluzionari dal Febbraio all’Ottobre, dalla prospettiva personale di protagonista degli eventi, si veda: Trotsky L. D., Storia della Rivoluzione russa, Newton&Compton, Roma 1994. Per uno studio generale recente, consiglio: A. Salomoni, Lenin e la Rivoluzione russa, Giunti, 1998.

Le rivoluzioni del 1917 scoppiano in un quadro di crisi resa irreversibile dalla Grande guerra. La decisione dell’Impero russo di entrare in guerra, tra l’altro al fianco di potenze liberali quali la Francia e il Regno Unito, contro gli Imperi autocratici prussiano e austro-ungarico, è dettata da interessi commerciali e geopolitici della stessa entità di quelli che avevano spinto alla guerra contro il Giappone. Dello stesso livello, se non peggiore, sono però anche le forze armate, che sin dai primi mesi di conflitto si rivelano impreparate e inefficienti. Una eclatante successione di sconfitte, con perdite enormi tra morti e feriti, oltre a deficienze gravi nell’equipaggiamento e approvvigionamento dei soldati, porta nel giro di due anni alla quasi totale dissoluzione dell’esercito. Nel 1916 la tensione sociale è in costante aumento, il divario tra le città e le campagne cresce ed è aggravato dall’ostilità tra operai e contadini, mentre l’inflazione è fuori controllo; la situazione disastrosa al fronte, dove i tedeschi continuano a conquistare vaste regioni, spinge la popolazione a schierarsi contro la guerra con proteste e scioperi sempre più frequenti, che il governo reprime brutalmente. La crisi del sistema di controllo statale diventa lampante quando iniziano a verificarsi defezioni nella polizia e nell’esercito, con i soldati che si rifiutano in varie occasioni di sparare sui manifestanti. Continua a leggere


L’educazione atea nel Rapporto Ilitchev

rapporto ilitchev

Tempo fa, l’UAAR aveva pubblicato un articolo sul blog di MicroMega intitolato “Il Fatto separato dai fatti”, in cui si lamentava per le dabbenaggini scritte da uno dei collaboratori sul loro festival laico e umanistico, organizzato per la settimana successiva; in entrambi gli articoli si faceva riferimento a un certo “rapporto Ilitchev”, uscito in Unione Sovietica per dare un programma coerente alla diffusione dell’ateismo in seno al popolo. Io avevo già trovato, per puro caso e senza saperne nulla, il testo in una vecchia edizione su eBay, inserendolo nella lista dei desideri; dopo averlo visto citato negli articoli della discordia, mi sono deciso a comprarlo per capire cos’è esattamente.

Riferimento bibliografico: L’educazione atea. Rapporto Ilitchev alla Commissione Ideologica del P.C.U.S. Testo e commento, Edizione «Orientamenti sociali» ICAS, con premessa di M. Puccinelli e commento di V. Rovigatti, collana “Studi e documenti”, Roma 1964. [l’immagine qui sopra è un particolare della copertina]

 

Che cos’è il Rapporto Ilitchev

IlicioffTrovare notizie in merito è stato davvero poco semplice, per la scarsità di fonti (e di interesse) sul tema; alcune cose lo ho tradotte con Google Translator da pagine russe. Il Rapporto Ilitchev alla Commissione ideologica del PCUS, presentato come «Attività per rafforzare l’educazione ateistica della popolazione» nella riunione a Mosca del 25 novembre 1963, fu pubblicato nel gennaio seguente e ripreso dalla stampa internazionale con un certo clamore, soprattutto dalle associazioni cattoliche. Fu redatto da Leonid Fëdorovič Il’ičëv (pron. “ilicioff“), giornalista, ideologo e scrittore, che tra il 1961 e il 1965 fu Presidente della Commissione ideologica e Segretario del Comitato centrale (una carica assunta assieme ad altri membri nel periodo di gestione collegiale del potere).

Questo scritto apparve al culmine di una vasta campagna antireligiosa promossa da Krusciov tra il 1958 e il 1964; tratta fondamentalmente dell’estensione di un’educazione ateistica a ogni livello della società sovietica, non solo a scuola, partendo dalla premessa dell’insufficienza della propaganda contro i culti e le sette religiose adottata in URSS fino a quel momento. In Italia, la prima edizione fu curata da una rivista cattolica che accompagnò la traduzione dal francese del testo con un commento fortemente polemico sui pericoli dell’azione comunista attraverso il PCI, considerato mera estensione del PCUS. La paura di fondo era di una inedita campagna per l’ateismo in Italia, condotta attraverso l’insegnamento scolastico improntato al materialismo scientifico e alla propaganda ideologica su tutti i fronti.

Il Rapporto è un testo piuttosto interessante, sia come un documento storico sulla politica culturale e la cultura politicizzata sovietiche, sia in merito alla relazione tra educazione e principi religiosi o ideologici. Dal punto di vista storico, questo Rapporto segna il momento culminante della repressione dei credenti in Unione Sovietica, dopo alcuni anni di relativa libertà, nel dopoguerra, che avevano spinto a un graduale ritorno della Chiesa sulla scena sociale. La necessità di mantenere alto l’impegno ideologico dei cittadini, soprattutto grazie ai successi del regime in campo scientifico, giustificava il rafforzamento dell’educazione nei termini di una profonda estensione del concetto scientifico del mondo nella cultura del popolo. Ciò si accompagnava, naturalmente, a forme di repressione e propaganda tipiche del regime, sempre più dure e persino violente. Continua a leggere


Neomarxismi postmoderni e dove trovarli

Forse non ne avete ancora sentito parlare, ma tra poco tempo sarà famoso anche da noi il prof. Jordan Peterson, psicologo dell’Università di Toronto, il cui più recente libro uscirà il mese prossimo anche in Italia. Perché sarà famoso? Per lo stesso motivo che lo ha reso famoso in America: è un trita-comunisti. Nel giro di un paio d’anni è diventato il guru della destra americana, in particolare della “alt-right“, ma in generale dei conservatori di tutto il continente, grazie ad alcuni video in cui contesta, molto abilmente, le argomentazioni a favore del politicamente corretto e delle politiche di genere. Se date un’occhiata su YouTube, oltre alle sue lezioni universitarie, troverete una caterva di video con titoli tipo “Jordan Peterson destroys left maniac”, “Transgender schooled by Peterson” e via dicendo, messi evidentemente da suoi fan che adorano vedere come lui riesce dove loro falliscono.

 

Da Toronto con furore

Ma procediamo con ordine. Lo ho conosciuto tramite questo video, in cui viene analizzato in dettaglio come lui riesca a tener testa a una giornalista che lo aggredisce usando trucchi degni del libretto di Schopenhauer sull’arte di ottenere ragione:

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Il profeta odiato

Trotsky 2Lev Trotsky è stato uno degli uomini più odiati al mondo. Non come dittatori o terroristi ben noti, non come figura diabolica su cui il biasimo è unanime. Molti non lo ricordano nemmeno, eppure ha fatto parte di quelle piccole minoranze di persone che, per essersi trovate dal lato perdente di una fazione perennemente in conflitto, hanno finito per essere contro tutto e tutti. E per questo non hanno avuto pace né speranza, finendo con l’essere odiate in ogni caso, da qualunque punto di vista, anche quando non hanno potuto far nulla di cui essere accusati.

Trotsky è stato un personaggio storico di enorme importanza, nonché di grandissima levatura intellettuale e politica. Assieme a Lenin e agli altri bolscevichi, è stato fautore della Rivoluzione d’Ottobre, organizzatore dell’Armata Rossa e uno dei teorici marxisti più fecondi del Novecento. Tra le sue responsabilità, soprattutto durante la guerra civile, c’è la repressione della rivolta di Kronstadt, un episodio terribile che basterebbe a screditare il fondamento rivoluzionario bolscevico, ma che in quel momento era stato ritenuto “necessario” e non sarebbe stato mai rinnegato in seguito. Il ruolo effettivo di Trotsky non è del tutto chiaro, ma essendo lui il firmatario dell’ultimatum dato ai marinai di Kronstadt, è coinvolto nella responsabilità dell’evento. Più in generale, è alla sua figura che i controrivoluzionari fanno riferimento come incarnazione demoniaca del Terrore rosso, di cui fu comunque uno degli organizzatori. Continua a leggere


Un amico di destra

Quello che segue è un vecchio articolo rimasto a livello di bozza per qualche anno. Ho deciso di completarlo pur avendo cambiato, nel frattempo, alcune prospettive. In questi ultimi tempi, il degrado della politica e della società civile nel nostro Paese ha raggiunto un limite che non era stato toccato da decenni. Non potrei, in tutta sincerità, accettare tra i miei amici un sostenitore dei delinquenti che stanno stravolgendo l’integrità delle nostre istituzioni, della nostra etica civile e della nostra cultura. Purtroppo è un periodo di forte polarizzazione e, anche rifiutando la logica tribale oggi così diffusa, ci costringe comunque a prendere posizione e tracciare una linea. Ma quello che segue vuole essere un’esortazione a vedere il lato positivo di discutere con persone che la pensano all’opposto, e lo propongo proprio in reazione alla logica tribale.

***

Premesso che nelle amicizie non faccio grandi discriminazioni politiche, perché trovo sciocco basare i rapporti interpersonali su giudizi “ideologici”, mi pare piuttosto normale che ognuno di noi tenda a circondarsi di persone in qualche modo simili a sé. Di conseguenza, gran parte delle persone che posso considerare amiche hanno una visione del mondo relativamente simile alla mia; però tra la scuola, l’università e gli ambienti di lavoro e di piacere, ne ho conosciute di persone che la pensano diversamente e magari all’opposto. D’altra parte ho anche evitato di coltivare rapporti con gente che, pur avendo idee vicine alle mie, era per altri versi poco interessante o gradevole. Ci sono poi alcune conoscenze che si fanno per forza di cose, come parenti o amici stretti di amici, con cui si deve avere a che fare senza poter davvero operare una normale selezione.

Di amici di destra ne ho quindi diversi. Alcuni lo sono da sempre (di destra, intendo), altri lo sono diventati in seguito a delusioni più o meno cocenti a sinistra (questi sono i più “cattivi”). Averli, quando si è marxisti impenitenti e, loro, di tendenze reazionarie, può essere fonte di stress, ma anche di sforzi intellettuali. Uno in particolare mi stimola molto a interrogarmi su ciò che penso, perché spesso e volentieri dice cose talmente assurde da mandarmi fuori dai gangheri, eppure è così convincente e sicuro di sé che non di rado mi trovo in difficoltà a fargli capire dove sbaglia su cosa non concordo e come mai. Continua a leggere