Archivi tag: comunismo

Valentino Parlato, 1931-2017

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“Il messaggio del comunismo è il messaggio di progresso, del fatto che bisogna sempre andare oltre le condizioni del presente, in quanto c’è sempre diseguaglianza e oppressione. Abbiamo cominciato nel 1789 con la Rivoluzione francese: Liberté, Égalité, Fraternité. Questa Égalité, questa Fraternité, questa Liberté non ci sono per tutti, e il comunismo è la lunga lotta per migliorare queste condizioni. Io credo che sia impossibile, nel mondo umano, arrivare alla realizzazione totale della libertà, dell’eguaglianza, della fraternità. Questo sarebbe creare il paradiso in terra. Il paradiso in terra è impossibile, perché allora la società si fermerebbe, saremmo tutti contenti, tranquilli, riposati. Non è questo. È la ricerca, è andare avanti, è migliorare, questo è il comunismo. È un processo, è una lotta, è i movimenti.”


Lev Trotsky

Anniversario della morte di Trotsky: il 21 agosto 1940, uno dei principali fautori della Rivoluzione russa del ’17, nonché primo organizzatore dell’Armata Rossa, moriva assassinato da un agente di Stalin nel suo esilio a Coyoacan, in Messico. Lo ricordo con un suo breve discorso, risalente agli anni tra il 1937 e il 1940, sulla natura criminale e dispotica del processo di Mosca istituito contro di lui e gran parte della vecchia guardia bolscevica dall’élite stalinista, sulla base di prove false.

Per chi fosse interessato: Leon Trotsky nel Marxist Internet Archive (sezione italiana)


Festa del Lavoro


Ingrao nel 1990

Pietro Ingrao (1915-2015) al XIX congresso del PCI, nel pieno del processo noto come “svolta della Bolognina“.

[appunto, una pagina dei necrologi; ma posso davvero lasciar correre?]

Aggiornamento: link al dialogo tra Ingrao e Bobbio sulle istituzioni, pubblicato nel 1986 su MicroMega.


A sinistra di che?

Di recente, la rediviva Unità ha ospitato un dibattito sul mantenimento del nome di Gramsci nella testata. Qualcuno ha proposto di eliminarlo, ma stranamente non si tratta di una fazione di moderati poco inclini a tenersi Gramsci come riferimento culturale: al contrario, sono stati alcuni comunisti a sottolineare la distanza politica enorme tra il PD, di cui l’Unità è ora l’organo, e il pensiero di Antonio Gramsci, fondatore insieme a Togliatti e altri del Partito Comunista Italiano (di cui il Partito Democratico è solo in parte, e sempre meno, erede). Tutto sembra essere partito da un tweet di Fassina, contro un titolo del giornale dal sapore renziano. Chi non è d’accordo con questa proposta, sostiene che Gramsci, in quanto intellettuale italiano, appartiene a tutti, e anche al di là del fatto incontestabile che il giornale fu da lui fondato nel 1924, è giusto e persino necessario che il suo nome figuri sulla testata, perché il suo pensiero non è di proprietà esclusiva di una parte politica. In pratica, Gramsci appartiene a tutta la sinistra, anche a quella moderata, anzi alla cultura italiana in generale. I detrattori però sottolineano che probabilmente il compagno Gramsci si dissocerebbe dal PD e quindi dalla linea assunta dal suo organo di stampa; Gramsci fu sempre “partigiano”, politicamente intransigente, avverso all’indifferenza e autore di acutissime analisi storiche e sociali da un punto di vista di classe. Continua a leggere


Valentina VS Diego

Devo dire che Valentina Nappi mi ha colpito. E’ una pornostar ormai molto nota, ma non solo e forse non principalmente per le sue prestazioni su schermo. Tiene infatti (o almeno ha tenuto fino a poco tempo fa) una pagina-blog su MicroMega, dove esprime considerazioni tutt’altro che banali su questioni di costume, politica e filosofia, talvolta in modo provocatorio, ma sempre con lucidità e proprietà di linguaggio. Una proprietà tale, che all’inizio pensavo si facesse scrivere gli articoli da qualcun altro, visto che pure io, nonostante gli sforzi, conservo qualche pregiudizio sulla natura delle persone. In effetti alcune parti dei suoi articoli sembrano scopiazzate da testi di importanti autori: corretto sarebbe riportarle come citazioni, però un possibile “plagio” credo faccia parte delle sue provocazioni e, comunque, vuol dire che lei almeno qualche testo buono lo ha letto. In ogni caso sta diventando un personaggio pubblico come altre attrici porno prima di lei, attiviste nel campo della sessualità.

Incuriosito da questa porno-intellettuale, se così si può definire, ho letto con attenzione un suo articolo che ha suscitato le vive polemiche di un altro intellettuale, stavolta non porno, ma comunque giovane e in ascesa: Diego Fusaro. Ricercatore e saggista, è noto soprattutto per la curatela delle nuove edizioni di opere di Karl Marx, con Bompiani, e per il portale “La filosofia e i suoi eroi“, creato a 16 anni per raccogliere appunti di filosofia e oggi uno dei più ricercati. Fusaro ha aspramente criticato la posizione (intellettuale) di Nappi sull’idea attuale di anticapitalismo (secondo lei assimilabile al fascismo), adducendo però argomentazioni che, pur nella loro complessità, sembrano quasi reazionarie. La questione è piuttosto interessate, al di là della polemica generatrice, perché pone in rilievo un problema teorico stringente, cioè la crisi dell’alternativa socialista al capitalismo e l’emergere della destra radicale come forza di contestazione. Prima però di dire la mia, vi consiglio di leggere i due articoli in questione per avere la visione esatta del problema, così come è posto dai duellanti:

– “Oggi il fascismo si chiama anticapitalismo” (V. Nappi)

– “Il Capitale e i suoi utili idioti: la signorina Nappi” (D. Fusaro) Continua a leggere


Parole sul Muro

berlin wall

Innanzitutto, la storia: il Muro di Berlino, costruito il 13 agosto del 1961, separava i settori americano, inglese e francese da quello sovietico della città, nonché dal resto della Repubblica Democratica Tedesca. Questi erano collegati alla Germania dell’Ovest tramite un ponte aereo. Inizialmente il confine tra i settori era costituito da semplici posti di blocco, poi con l’avanzare della guerra fredda è stato sostituito da steccati con filo spinato, muri semplici di mattoni e infine dai famosi lastroni di cemento armato, in grado di resistere allo sfondamento da parte di un camion. Oltre a questo, vi erano torrette con guardie armate e varie altre misure di sicurezza, soprattutto ai posti di blocco (un amico di famiglia che ai tempi lo attraversò, subì una perquisizione completa dell’auto, che fu persino immersa in uno strato d’acqua per scoprire persone nascoste sotto i sedili). Fu demolito il 9 novembre 1989. Oggi ne sono rimasti pochi tratti, lasciati più per il turismo che per la memoria. Continua a leggere