Archivi del mese: febbraio 2016

articoli su unioni civili e coppie di fatto

Sono così maledettamente impegnato che non riesco a scrivere nulla, né su questioni importanti come questa, né su cose più frivole (per gli altri) come la seconda parte de I miei dischi dei Motörhead. 😛 Però un paio di articoli interessanti li voglio segnalare, magari aggiungendone altri nei prossimi giorni:

Comunque posso dire che hanno trovato il modo di rendere questa conquista civile bella come un calcio nelle palle. Si dovrebbe festeggiare, ed è pur sempre un passo importante, ma ottenuto attraverso una contrattazione mercantile disgustosa, che ha privato di ogni gioia un’apertura a lungo attesa. Una vittoria mutilata, per restare in tema Grande Guerra. E non mi riferisco solamente alle parole vergognose di Alfano, che in fondo sono la reazione immatura di chi ha dovuto ingoiare un rospo. Dico proprio tutto il lavoro parlamentare tra interessi ideologici e rilanci al ribasso, l’assenza di un vero confronto in seno alla società civile, il ricorso alla fiducia che è stata una lama a doppio taglio. Dovrei, vorrei essere contento, per omo ed etero. Proprio non ci riesco. Eppure…

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I miei dischi dei Motörhead, pt. 1

motorhead covers

Questo articolo avevo intenzione di scriverlo già da tempo, quando mi proposi di aumentare gli articoli di musica con alcune discografie ragionate, quelle in mio possesso. Avevo iniziato con i Metallica, che stavo riascoltando dopo anni; tra le bozze, il prossimo sarebbe stato su Henry Rollins, e a seguire di altri gruppi, dai Pantera ai Sepultura, dai Black Sabbath ai Soundgarden, e così via. Questo sui Motörhead, che nelle intenzioni era il più importante, perché la band di Lemmy è sempre stata la più importante per me, lo avrei comunque rimandato a quando avrei avuto tempo di riascoltare oltre venti album, quindi era previsto per il 2016 inoltrato.

La morte di Lemmy e la conseguente scomparsa dei Motörhead cambiano tutto. Non vorrei essere melodrammatico, ma se n’è andato non solo un pezzo della storia del rock, ma anche un pezzo della mia storia, e di tutti quelli che hanno avuto la musica dei Motörhead accanto in tanti momenti della loro vita, come una furente colonna sonora. Inoltre, Lemmy è stato davvero una fonte di ispirazione: pur non avendo la minima attitudine a imitarlo, specie nei suoi eccessi, ne ho sempre ammirato la libertà di spirito, la sincerità e la sfacciataggine, quell’aura di anarchia individuale contro tutti i dogmi e i conformismi. E il look: ho sempre adorato il suo taglio di barba, la cintura di proiettili, la croce di ferro, gli stivali bianchi coi pantaloni neri (di una tamarrìa incredibile, e quindi ottimi per un amante del kitsch come me), oltre alle classiche chicche rocchettare. Per non parlare del simbolo del gruppo, lo “Snaggletooth” creato dall’artista Joe Petagno e reinventato costantemente per quasi tutte le copertine. Continua a leggere