Archivi del mese: marzo 2012

Sul Drago Rampante

Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà.
– Napoleone Bonaparte

Il mercato delle auto sta per essere invaso dalle macchine cinesi, su cui saranno montati tutti gli optional possibili e avranno prezzi economici, competitivi per chiunque. Inoltre stanno sorgendo marche di qualità e persino di lusso, con la scritta “Made and created in China“, a rivendicare l’originalità del prodotto cinese. La crescita del colosso asiatico non solo è inarrestabile da parte dei concorrenti, ma per la stessa Cina: il ritmo di crescita costringe l’economia cinese a mantenere un livello di produzione altissimo, perché cadute percentuali minime implicano la disoccupazione per centinaia di migliaia di persone. Addirittura costruiscono città intere per il mercato immobiliare, anche se poi gli appartamenti restano invenduti e i centri commerciali vuoti.

Il “capitalismo rosso” (nostra espressione giornalistica per indicare il Socialismo con caratteristiche cinesi) è un capitalismo di stato, dove è appunto lo stato a essere il principale investitore e gestore sul libero mercato; chiunque va lì per fare affari viene valutato dal governo e se non può rispettare determinati standard non ottiene il permesso di entrare nell’economia del Paese. All’estero, il rapporto con i paesi del Terzo Mondo non si basa unicamente sull’acquisto di risorse in cambio di dollari, ma sullo scambio: risorse energetiche in cambio di infrastrutture, petrolio e gas naturale in cambio di ospedali e fabbriche.

A tutto ciò si aggiunge una mentalità collettivistica per noi inconcepibile e un disprezzo dei diritti dei lavoratori per noi anche comprensibile (e per alcuni desiderabile), ma inaccettabile dopo decenni di lotte sindacali (tra l’altro gettate al vento dai vari Marchionne e da lavoratori senza più potere di contrattazione).

Di fronte a notizie del genere è comprensibile preoccuparsi, ma in fondo non è questo il culmine trionfale dell’unico sistema economico sopravvissuto, l’unico insieme di valori e pratiche che sia uscito apparentemente indenne dai tumulti dell’era moderna? Continua a leggere


Un bacio dalla Dialettica

La Dialettica hegeliana mi ha baciato perché ho compreso le ragioni degli avversari, un aspetto dialettico cui accennò anche Gramsci. Non posso dire di non averci mai provato, ma finora era più una disposizione diplomatica, non una presa di coscienza, non una sperimentazione in prima persona. Ho compreso a cosa si riferiscono coloro che avversano la filosofia, il suo sembrare campata in aria, il suo essere astratta, teorica e talvolta irrealistica.

Sarà che in questo periodo sono stranamente suscettibile e nervoso; sarà che se fossi meno dispersivo e confusionario, potrei definirmi eclettico; sarà che capisco di cosa parlano i giuristi, sarà chissà cos’altro, fattostà che ho partecipato a una riunione di universitari per discutere sui diritti umani con una professoressa di diritto esperta in materia e, per la prima volta in vita mia, ho disprezzato i filosofi per gli stessi motivi per cui vengono disprezzati dai giuristi.

Mi sfogo qui perché ormai partecipo così poco a cose del genere che ho perso la capacità di argomentare senza aver tempo di riflettere prima, sono unicamente ricettivo, assorbo e solo in seguito rielaboro, ma non posso rispondere perché è tutto già finito. In effetti dovrei ingoiare e zitto, sto scrivendo inutilmente. Ma tant’è, sopportatemi o chiudete subito la pagina… 😛

Continua a leggere


Donna-oggetto cercasi per spot pubblicitario

[Questo articolo lo avevo scritto un paio d’anni fa in un altro luogo, ma da quel che ho visto in giro negli ultimi giorni risulta talmente attuale che vale la pena riproporlo qui]

Ogni volta che si parla dello sfruttamento del corpo femminile in ambito pubblicitario, a me torna in mente la pubblicità di qualche anno fa della Tre: era semplicemente il logo aziendale affiancato da una tettona dal tipico sguardo freddamente sessuale oggi tanto diffuso. Al massimo c’era una didascalia tipo “con la forza della passione” o simile. Ho sempre giudicato questo spot il massimo dello sfruttamento, tra i tanti che si vedono ovunque per pubblicizzare qualsiasi genere di prodotto o evento; ma ho scoperto di essere rimasto indietro, a un passo dalla volgarità becera, nonostante fosse volgare già lo spot Tre.

L’Unità ha chiesto ai lettori di segnalare tutte le pubblicità offensive per le donne, dopo il caso a Milazzo dello slogan “Montami a costo zero”; ebbene, anche su facebook se ne stanno raccogliendo da tutte le città, con tanto di foto probanti: il Vecchio Amaro del Capo che sfoggia una segretaria sotto lo slogan “Fatti il capo”, un negozio di ottica con una ragazza amiccante e la frase “FIDATI, TE LA DO GRATIS, la montatura”, e altre amenità come “Degusta la passera”, “Estate figa”, “Tira fuori la bestia” (quest’ultima corredata da due che si ingroppano regolarmente) ecc. ecc.

Ora, non si tratta di essere bacchettoni. Si tratta di avere rispetto e gusto. Ormai hanno sdoganato le parolacce nei titoli dei libri, entri in un negozio o anche in un supermercato ed è tutto un fiorire di “stronzi”, “palle”, “culi”, “merde”… comincia uno e tutti gli vanno appresso, se ha successo. Ma la volgarità non si normalizza, resta volgarità anche se permessa e peggiora quando non ha neppure quel giusto senso che può avere. Mi spiego: un programma come South Park è concepito per fare satira feroce e disturbante, chi lo segue è perfettamente consapevole di cosa si ritroverà difronte ed è libero di scegliere se assistere o meno; inoltre alcune puntate affrontano temi importanti nella loro ottica dissacrante e, se si sopportano gli eccessi, fa persino riflettere.

Questo tipo di pubblicità che invece tratta le donne come puttane, il sesso come esca e punta solo a scioccare per attirare gli sguardi, è soltanto cattivo gusto di infimo livello, sessismo puro e semplice, tanto nei confronti della donna, ridotta a “sistema di deambulazione di una figa” (non ricordo dove lo dicevano, un film credo), tanto degli uomini, visti come stupidi animali arrapati. Involgarirsi così serve solo a lasciarsi sempre più sprofondare e a non dare più valore neanche al sesso.


Morte di un dio