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Anacronismo nei giudizi (un abbozzo)

Il monumento a Indro Montanelli è stato imbrattato, qualche giorno fa, da alcune attiviste che non accettano l’omaggio a un uomo il quale, da giovane fascista colonialista (24 anni aveva), andò in Etiopia e lì si comprò una moglie dodicenne. Sul momento ho pensato a un giudizio anacronistico, perché per quanto riprovevole sia l’episodio, lo si sta giudicando con gli occhi di oggi, con la mentalità e la cultura di oggi, che si è affermata e rafforzata dopo la fine del fascismo e del colonialismo, grazie a una guerra spaventosa (lasciamo da parte i rigurgiti neofascisti/leghisti degli ultimi tempi e prendiamo il meglio della nostra civiltà).

Certo, quando mi capitò anni fa di sentir parlare Montanelli da Bisiach [qui un video parziale dell’intervista, non ne ho trovato uno integrale] di questa sua sposa bambina, Destà, mi fece ribrezzo, senza alcuna giustificazione. Eppure qualcosa mi pareva “corretta” nella posizione di Montanelli, perché nel dire che le ragazzine africane “a quell’età sono già donne”, stava sottolineando una diversità culturale, per me inaccettabile, ma pur sempre reale (che poi lui ne abbia approfittato venendo da un’altra cultura, razzista sì, ma che già distingueva tra adolescenza ed età adulta, è altra storia).

Poi ho letto questo articolo: “Teniamola, la statua di Montanelli, ma con la vernice rosa”, di G. Marchetta, e mi sono sorte spontanee alcune considerazioni. Continua a leggere

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Aforismi a buon mercato, vol. 7

Aforismi 51 – 61

Sommario

  • L’originale imitato da tutti
  • Complimenti per la coerenza
  • Nun te reggae più
  • Quattro punti consequenziali
  • La questione della metafisica
  • Gentilianamente
  • Filosofi oggi?
  • Caducità della conoscenza e della tecnologia
  • Attualità e inattualità di un’opera
  • Stimolato da Furio Jesi
  • Sì però a sinistra?

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L’educazione atea nel Rapporto Ilitchev

rapporto ilitchev

Tempo fa, l’UAAR aveva pubblicato un articolo sul blog di MicroMega intitolato “Il Fatto separato dai fatti”, in cui si lamentava per le dabbenaggini scritte da uno dei collaboratori sul loro festival laico e umanistico, organizzato per la settimana successiva; in entrambi gli articoli si faceva riferimento a un certo “rapporto Ilitchev”, uscito in Unione Sovietica per dare un programma coerente alla diffusione dell’ateismo in seno al popolo. Io avevo già trovato, per puro caso e senza saperne nulla, il testo in una vecchia edizione su eBay, inserendolo nella lista dei desideri; dopo averlo visto citato negli articoli della discordia, mi sono deciso a comprarlo per capire cos’è esattamente.

Riferimento bibliografico: L’educazione atea. Rapporto Ilitchev alla Commissione Ideologica del P.C.U.S. Testo e commento, Edizione «Orientamenti sociali» ICAS, con premessa di M. Puccinelli e commento di V. Rovigatti, collana “Studi e documenti”, Roma 1964. [l’immagine qui sopra è un particolare della copertina]

 

Che cos’è il Rapporto Ilitchev

IlicioffTrovare notizie in merito è stato davvero poco semplice, per la scarsità di fonti (e di interesse) sul tema; alcune cose lo ho tradotte con Google Translator da pagine russe. Il Rapporto Ilitchev alla Commissione ideologica del PCUS, presentato come «Attività per rafforzare l’educazione ateistica della popolazione» nella riunione a Mosca del 25 novembre 1963, fu pubblicato nel gennaio seguente e ripreso dalla stampa internazionale con un certo clamore, soprattutto dalle associazioni cattoliche. Fu redatto da Leonid Fëdorovič Il’ičëv (pron. “ilicioff“), giornalista, ideologo e scrittore, che tra il 1961 e il 1965 fu Presidente della Commissione ideologica e Segretario del Comitato centrale (una carica assunta assieme ad altri membri nel periodo di gestione collegiale del potere).

Questo scritto apparve al culmine di una vasta campagna antireligiosa promossa da Krusciov tra il 1958 e il 1964; tratta fondamentalmente dell’estensione di un’educazione ateistica a ogni livello della società sovietica, non solo a scuola, partendo dalla premessa dell’insufficienza della propaganda contro i culti e le sette religiose adottata in URSS fino a quel momento. In Italia, la prima edizione fu curata da una rivista cattolica che accompagnò la traduzione dal francese del testo con un commento fortemente polemico sui pericoli dell’azione comunista attraverso il PCI, considerato mera estensione del PCUS. La paura di fondo era di una inedita campagna per l’ateismo in Italia, condotta attraverso l’insegnamento scolastico improntato al materialismo scientifico e alla propaganda ideologica su tutti i fronti.

Il Rapporto è un testo piuttosto interessante, sia come un documento storico sulla politica culturale e la cultura politicizzata sovietiche, sia in merito alla relazione tra educazione e principi religiosi o ideologici. Dal punto di vista storico, questo Rapporto segna il momento culminante della repressione dei credenti in Unione Sovietica, dopo alcuni anni di relativa libertà, nel dopoguerra, che avevano spinto a un graduale ritorno della Chiesa sulla scena sociale. La necessità di mantenere alto l’impegno ideologico dei cittadini, soprattutto grazie ai successi del regime in campo scientifico, giustificava il rafforzamento dell’educazione nei termini di una profonda estensione del concetto scientifico del mondo nella cultura del popolo. Ciò si accompagnava, naturalmente, a forme di repressione e propaganda tipiche del regime, sempre più dure e persino violente. Continua a leggere


Umberto e Nicolao

Nella lunga scia di perdite grandi e piccole di questo ultimo anno, che mi hanno “obbligato” a rendere il blog una specie di pagina dei necrologi, si sono aggiunti due nomi importanti della cultura. Uno era conosciuto soprattutto in ambito di storia del pensiero politico, noto a chi (come me) studiava la politica al di là dei programmi di partito e delle azioni contingenti; l’altro era celebre, riconosciuto al livello internazionale come uno dei più brillanti intellettuali italiani del secondo Novecento.

Nicolao Merker, morto il 14 febbraio, e Umberto Eco, morto il 19.

nicolao-merkerDi Merker ho letto Il socialismo vietato. Miraggi e delusioni da Kautsky agli austromarxisti, ottimo testo di storia del socialismo; Atlante storico della filosofia, una vera e propria bussola per orientarsi nel pensiero filosofico attraverso i secoli; varie introduzioni e prefazioni, tra cui la “guida alla lettura” de La sacra famiglia di Marx ed Engels, l’antologia Che cos’è l’illuminismo?, un’altra antologia di scritti di viaggio di Engels, Viandante socialista, e l’opera di Richard Osborne Storia della filosofia a fumetti. Lo ricordano il prof. Guido Liguori nell’articolo La discreta classe delle idee e MicroMega con la ripubblicazione dei suoi due articoli per la rivista, Individui o nazioni? (2001) e Della Volpe, un filosofo materialista moderno (2005).

Di Eco ho letto Il nome della rosa, di cui mi colpì la vastità di elementi filologici, storici e filosofici inserita in una trama avvincente sia per l’ambientazione che per il ritmo narrativo; Come si fa una tesi di laurea, un esempio magnifico di metodo che mi ha aiutato a fare ordine in tutti i miei studi, non solo universitari; A passo di gambero e vari altri articoli della sua rubrica su l’Espresso, da cui nel giorno della scomparsa hanno ripescato Dov’è andata la morte? (2012). Interessante anche De Bibliotheca (1981). Ho anche assistito a una sua conferenza universitaria in occasione dell’uscita di Storia della bellezza, è stato come sempre molto intelligente e ironico. Prima o poi mi dedicherò anche ad Apocalittici e integrati.

Due tristi perdite per la nostra cultura contemporanea.