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‘Sisma all’italiana’

Charli Hebdo su terremoto italiano

E Charlie Hebdo si è alienato le simpatie dell’Italia, forse il paese straniero che più si era stretto attorno alla redazione dopo la strage. Una bruttissima vignetta, seguita da un’altra brutta vignetta come spiegazione. Mi sa che gli inviti a fare conferenze in Italia diminuiranno, in futuro…

Comunque, fu con satire del genere, e ancor più con Charlie Hebdo, che cominciai a non soffermarmi sulla prima impressione; infatti, a ben vedere, c’è un messaggio nascosto che diventa più chiaro con la seconda vignetta: su queste tragedie, qualcuno ci mangia (la mafia, i politici, il malaffare). Ma lo stile non aiuta: sarebbe bastato mettere uno di quei titoletti in stile Vauro, tipo “terremoto in Italia, i politici guardano alle vittime” e sarebbe stato tutto più chiaro e ugualmente terribile. Invece hanno scelto, come al solito, di generare shock e polemiche per poi provare a spiegarsi, con un tono tipo “come, non era ovvio?”. Eh, no, non lo era. Perché possiamo ingannarci quanto vogliamo, ma è la prima impressione che conta, e la mia è stata “sono forse usciti pazzi?”.

Ora, è evidente che se è una rivista “dissacrante”, deve dissacrare. Anche se finisce col darsi la zappa sui piedi. Beh, in fondo cosa ci possiamo aspettare? I migliori della redazione sono stati ammazzati, quel che resta non può sopperire.

Però lasciamo perdere reazioni alla “non sono più Charlie”, che non c’entra nulla.


Problemi di espressione. ‘Charlie Hebdo’ e dintorni

Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo.
– Voltaire

Sul momento ho voluto solo pubblicare un’immagine evocativa, ma non posso evitare di dire qualcosa. Perché dopo qualche giorno di commenti e articoli letti in giro, qualche riflessione vorrei provare a farla.

Quanto è accaduto in Francia ha qualcosa di mostruoso. Non solo per l’estrema violenza dell’assalto, con un commando che stermina una redazione giornalistica (evoluzione di attentati individuali che già hanno insanguinato l’Europa), ma anche per le conseguenze che ciò avrà nei prossimi tempi. E’ un regalo ai guerrafondai, ai neofascisti, ai reazionari intolleranti che non vedono l’ora di blindare tutto e fare muro contro muro. Una guerra tra fondamentalisti che si alimenta del sangue di chi crede nella libertà di espressione. Mi fa venire in mente quella scena di V per Vendetta dove il conduttore televisivo manda in onda una puntata censurata del suo programma, in cui faceva satira sul governo e i terroristi; la sera stessa la polizia irrompe nella sua casa, lo malmena brutalmente, lo arresta, e il capo gli dice con compiaciuto disprezzo “non fai più tanto lo spiritoso, eh?”. Continua a leggere


Adolf e Iosif

Hitler e Stalin 1

Adolfo e Giuseppe. Come a dire Gianni e Pinotto. O Stanlio e Ollio. Una coppia molto popolare, insomma. Li tirano sempre in mezzo, qualunque sia l’argomento. Come insulto, certo, ma anche come termine di paragone per qualsiasi cosa, come metafora adatta a qualsiasi discorso in qualunque ambito.

Ultimamente sono spuntati fuori durante le danze della campagna elettorale per le europee; presto qualcun altro li nominerà di nuovo, seguendo i passi di innumerevoli predecessori. C’è un esercizio retorico, la reductio ad hitlerum, che spiega bene i meccanismi in base ai quali Adolf, Iosif e qualsiasi altro mattacchione un po’ troppo zelante nell’obliterare chi e cosa non gli piaceva, vengono usati come simbolo di tutto ciò che serve a screditare l’avversario.

Provate anche voi, con qualsiasi cosa, in qualsiasi senso: sei un fumatore? Sei un mostro come Hitler, perché uccidi chi ti sta intorno. Non sei un fumatore? Neanche Hitler fumava, e guarda quanti ne ha ammazzati. Bevi alcolici? Anche Stalin era un ubriacone. Non bevi alcolici? Il proibizionismo di Stalin ha fatto finire nel Gulag un mucchio di gente. E così via. Funziona sempre. Continua a leggere


L’essenza della satira

E’ la capacità di smascherare e rivelare, attraverso l’uso sagace e intelligente dell’umorismo e della beffa, la realtà che pretende di autodefinirsi al di là di ogni critica. Ma molto meglio lo fa capire questo sketch di Corrado Guzzanti su Bertinotti e la sinistra massimalista dopo la scomparsa dal Parlamento alle elezioni del 2008. Un genio.