Un altro pugno di libri

Continuando sulla scia del precedente articolo la raccolta di considerazioni brevi sui libri che ho letto negli anni, propongo altri sei libri di narrativa che mi hanno lasciato qualcosa dentro. Per quelli di Orwell in realtà ci vorrebbero due articoli a parte, ma non avendo tempo li accorpo in un’unica considerazione. Stavolta ho scritto di meno anche perché è passato già più tempo e le sensazioni cominciano a svanire, ma forse è meglio così…

{Sommario: La fattoria degli animali e 1984 – Lo strano caso del dr. Jekyll e del sig. Hyde – Il mondo perduto – Le miniere di Re Salomone – Fight Club}

 

– George Orwell, La fattoria degli animali e 1984

Orwell doveva essere una persona piuttosto antipatica, sempre pronto a bacchettare a destra e a sinistra. Ma naturalmente ciò era dovuto a una coscienza critica e libera. Questi suoi due romanzi sono una straordinaria bacchettata allo stalinismo, una denuncia letteraria della degenerazione rivoluzionaria verso la dittatura di partito. La Fattoria è una specie di fiaba allegorica, dove gli animali di una fattoria si ribellano agli umani e si impossessano della loro terra; le vicissitudini che questi animali vivono sono un riflesso di ciò che la Russia bolscevica ha passato dopo il 1917, dall’isolamento rispetto alle altre fattorie, ai tentativi di crearsi una propria fonte di energia e risorse per lo sviluppo, fino all’ascesa di Napoleon, il maiale più furbo, e alla caccia isterica verso i nemici interni ed esterni. L’atmosfera si fa gradualmente pesante e la fiaba assume toni tragici, in un crescendo di drammi e ingiustizie cui non segue, però, alcun lieto fine. Se non si conosce la vita di Orwell, una storia del genere indurrebbe a pensare che si tratti di un anticomunista; in realtà faceva parte di quella sinistra marxista che però si opponeva all’URSS di Stalin, una minoranza reietta di trotskisti, anarchici, socialisti rivoluzionari e altra gente che nessuno aveva intenzione di ascoltare. Oltretutto, nella guerra di Spagna Orwell militò nelle file del POUM, che oltre a essere perseguitato dai fascisti era inviso anche agli stalinisti; non deve stupire che Orwell, da marxista, parlasse tanto male non della rivoluzione in sé, quanto del governo successivo.

Tanto è vero che l’altro romanzo, 1984, presenta una distopia in cui il controllo onnipresente e asfissiante del governo ha tra le sue isterie principali l’eliminazione del pensiero di Goldstein, un ex membro del governo che fa discorsi contro il Grande Fratello, il leader al potere, accusandolo di essere un dittatore. Esattamente come il maiale Palla di Neve della Fattoria, Goldstein è un’allegoria di Trotsky, che dopo essere stato esiliato da Stalin divenne il simbolo del sabotaggio e del nemico interno, la scusa per perseguitare i dissidenti. A ciò si aggiungono varie altre manifestazioni propagandistiche volte ad annullare l’individualità, dall’eliminazione del sesso alla riforma semplificata del linguaggio, in modo da renderlo povero e sterile per il pensiero. L’atmosfera, qui, è pesantissima sin dall’inizio, ogni minimo spazio di libertà è soppresso anche nel privato e le logiche assurde su cui si regge il mondo non lasciano alcuna speranza per il futuro. L’accusa verso lo stalinismo è stavolta ancor più dura e intransigente, eppure sarebbe sbagliato ridurre 1984 a questo solo aspetto: le cose più inquietanti vanno al di là del governo totalitario, perché molte cose si sono realizzate proprio nel cosiddetto mondo libero. Nel romanzo, tutto ciò che viene considerato vero viene costantemente propagandato attraverso i teleschermi, presenti in ogni casa, in ogni luogo pubblico, costantemente accesi e trasmittenti; il controllo inoltre è capillare, in quanto i teleschermi sono anche telecamere, che spiano in ogni momento le vite dei cittadini; la guerra per il controllo delle risorse mondiali è permanente; la manipolazione dell’informazione è infinita, così come la revisione utilitaristica dei fatti storici. C’è una tale somiglianza con aspetti dell’attuale nostro stile di vita che qualcuno ha messo in giro per internet lo slogan “1984 is NOT an instruction manual”. Al di là di tutto, sono due romanzi che vale la pena leggere.

 

– R.L. Stevenson, Lo strano caso del dr. Jekyll e del sig. Hyde

Un romanzo davvero intrigante, anche se breve. Il tema del doppio è uno dei più affascinanti in letteratura e questo ne è un esempio di primaria grandezza: il senso di una epoca, quella vittoriana, in cui alla vita pubblica schiava delle convenzioni e dell’etichetta si oppone una vita privata depravata, dove le pulsioni peggiori trovano sfogo lontano dagli occhi della morale. L’idea di potersi sdoppiare, separando il proprio bene dal proprio male e quindi operare senza alcuna responsabilità né rimorsi di coscienza, è molto allettante, pure troppo. Questo romanzo mi ha influenzato più di quanto credessi. E’ come se mi avesse aiutato a far uscire una parte terribile di me, una parte incontrollabile e aggressiva. Per un periodo, fortunatamente breve, ho avuto scatti d’ira e maleducazione. Non so che cosa mi abbia davvero colpito al livello inconscio in questa storia; immagino di essere più represso di quanto creda e di avere un Hyde sottoposto a pressioni intollerabili. Ora è tutto sotto controllo, ma forse il problema è proprio questo.

 

– A. Conan Doyle, Il mondo perduto

Romanzo di genere fantastico, gioiellino all’interno di una vasta produzione alternativa al mondo razionale e logico di Sherlock Holmes, in cui un professore dal significativo nome di George Challenger (traducibile con “sfidante”) si avventura in un remoto altopiano dove ancora vivono i dinosauri. Se da un lato potrebbe mancare di originalità, visto il precedente e più famoso “Viaggio al centro della terra” di Verne, dall’altro è un’avventura scritta veramente bene, rivela un lato forse meno noto di Conan Doyle (lungi dall’essere come il suo famoso detective, amava lo spiritismo e l’esoterismo) e assicura qualche ora di sana immaginazione. Carina, data l’epoca in cui fu scritto, la pletora di errori sull’aspetto e soprattutto il comportamento dei dinosauri (per esempio il Tyrannosaurus Rex viene descritto come “saltellante alla maniera delle rane”). Ha un buon ritmo e in generale ottime descrizioni. Consigliato soprattutto come contraltare a Holmes.

 

– H. Rider Haggard, Le miniere di Re Salomone

Ecco un altro esempio di romanzo d’avventura tra i più classici. Essenzialmente per ragazzi, è forse un po’ datato come ambientazione (l’Africa inesplorata), ma contiene tutti gli elementi che possono intrigare una mente assetata di avventura: luoghi misteriosi, lotte di potere, eroismo, battaglie, malvagità e tesori favolosi. Il protagonista, Allan Quatermain, pur avendo parecchi difetti, può essere considerato un antesignano di Indiana Jones. L’unico difetto, ma che va inquadrato nell’epoca e nella cultura in cui il romanzo fu concepito, ossia l’Inghilterra all’apice della sua potenza coloniale a fine Ottocento, è il velato “razzismo” verso i personaggi africani, per altri versi comunque degni di rispetto. Al di là di questo, è una lettura estremamente piacevole, specie da fare in vacanza. Per tutto il tempo, mentre lo leggevo, avevo in testa questa musica😀

 

– Chuck Palaniuk, Fight Club

Un romanzo veramente interessante. Le differenze con il film sono più di una, ma lo spirito di fondo è lo stesso: una pulsione anarchica di ribellione alla civiltà in se stessa. La cosa che più di ogni altra definisce tanto il romanzo quanto il film, è il suo carattere fortemente maschile: la violenza è vita. Non solo sfogo, ma espressione, comunicazione della propria identità primitiva, pre-civilizzata, nel contatto e nello scontro con l’altro. Fino al rifiuto della base della civiltà, l’identificazione individuale attraverso i nomi. Ecco che allora il “progetto caos” acquista forma e senso come naturale evoluzione del Fight Club: distruzione pura delle sovrastrutture, ritorno alle basi, alla fondamentale eguaglianza di specie, contro le superfetazioni che soffocano la vita autentica, il momento presente, la coscienza dell’immanenza. Sebbene con l’effetto collaterale di raggiungere un tipo uguale e contrario di disumanizzazione. Forse il romanzo è meno “politico” del film, comunque è una bella lettura.

A proposito, sapevate che Palaniuk si pronuncia “pòlanik”? Se non erro sta per “Paul and Nick”, che sono due suoi parenti.

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

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