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Aforismi a buon mercato, vol. 5

Aforismi 24 – 37

Sommario

  • Neofascisti alla riscossa
  • Paolo Villaggio saluta e se ne va
  • Gay Pride
  • “Perché non esiste una giornata dell’orgoglio eterosessuale?”
  • Alla vecchia maniera
  • Lavoro
  • La Giusta Causa
  • Vuoto di potere, potere del vuoto
  • Estremismo e radicalità
  • Società educante
  • Sfogo filosofico di sette anni fa
  • Di pancia e di testa
  • Moralismo biografico
  • Meritocrazia

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Festa del Lavoro


Ballata del lavoro

Con le due mani nati a lavorare,
nati con i due piedi a camminare
con lavorare si va per salire
per una scala che va a proseguire:
questa è una scala che sale a spirale,Sanguineti
e che qui ci significa la vita:
quando ci sali ti è già incominciata,
quando finisci non ti è mai finita:
e prima i padri, e poi salgono i figli,
che così vanno le generazioni:
questa scala significa la storia,
che chi è passato resta per memoria:
se te la guardi come fosse ruota,
vedi che gira come la fortuna,
che ti trascina come vecchia giostra,
e fa le fasi come fa la luna:
ma la luna sparisce e ti ritorna,
te, la tua giostra, ti fa un solo giro.
che se ti guardi la tua vita sola,
ci vedi il primo e l’ultimo respiro:
se poi la guardi come fosse torre,
vedi Babele, che fu confusione:
fu in Babilonia, dove si confusero
tutte le lingue in tutte le persone:
ma quella torre si sognava un cielo,
te, la tua torre, qui in terra ti tiene:
che se guardi lì, muscoli e ossa,
un grattacielo, ci vedi una fossa:
ma questa, che è la vita, sale a vite,
che come sta un martello ci sta dura,
e ci sta curva come sta una falce,
ma che ci trovi lì la tua ventura:
per questa scala ci trovi i compagni,
salire insieme, insieme lavorare:
così sta scritto in qualunque scrittura,
chi non lavora, niente da mangiare:
con le due mani nati a lavorare,
nati con i due piedi a camminare,
con tutto il corpo nati qui a sudare,
e ancora nati a ruscare e a sgobbare,
e nati a faticare e a travagliare,
per questa scala ci impari a lottare,
e fare fine a tutto il dominare,
e, te con gli altri, tutti liberare.

Edoardo Sanguineti, “Ballata del lavoro”


Inizia l’avventura!

Bene, sono ufficialmente disoccupato. Tutto a un tratto la realtà mi arriva in faccia come una secchiata d’acqua gelida. Non ho mezzi di sostentamento. Non ho prospettive di lavoro a breve termine. Il conto si sta prosciugando non proprio lentamente, mentre i debiti sono lì che aspettano d’esser saldati. Il periodo è “difficile”, non tanto perché nessuno vuole pagarti (chi mai vuole farlo?), quanto perché in questo momento sembrano essere chiusi i bandi, scaduti i termini, ecc..

Ora mi trovo anch’io nel mondo reale, quello fatto di sacrifici e rinunce. Quello degli adulti, dei veri uomini e delle vere donne, dove ogni cosa va conquistata. E’ un po’ quella storia del “quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino, ma quando sono diventato uomo, anche i miei pensieri sono cresciuti e ho smesso quelle cose tipiche dei bambini” – che dovrebbe essere una frase di San Paolo, ma da intendere più come un dovere, una necessità di rimboccarsi le maniche e cominciare a farsi il mazzo.

Io ho scelto di tentare una carriera infausta, di questi tempi: l’università. Ho finito quel fatidico dottorato e con esso sono finiti i dindini alla fine di ogni mese. Ciò vuol dire che ora mi barcamenerò tra assegni di ricerca (seeeee, come no, crescono sugli alberi), pubblicazioni per partecipare ai concorsi (ovviamente a spese mie, vi pare?) e qualche lavoretto nel frattempo, come mendicare supplenze nelle scuole o dare ripetizioni a giovini svogliati (già vedo il mio annuncio in mezzo ad altri diecimila, col numero di telefono su una frangia). Ma con tutto quel che ho da pagare, sono costretto a fare quello che mi “umilia” di più. Tornare a carico di mamma e papà, per un po’ di tempo. Loro possono, non sarà un peso. Io invece sento ormai di non riuscire più ad accettarlo. Purtroppo devo.

P.S.: Questo è uno dei rari racconti di vita privata che volevo evitare in questo blog…