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Altri tre, tra i molti

John Hurt, un grande, che non avevo già omaggiato per la “stanchezza” di tutte queste morti; Powers Boothe, volto e voce straordinari; e Chris Cornell, stanotte, all’improvviso, voce di uno dei miei gruppi preferiti in assoluto. Insomma sono ormai ridotto ad accendere lumicini sulle tombe di chi mi ha regalato momenti di relax, svago, emozioni. Forse dovrei cambiare il sottotitolo del blog in “produzione strutturale di pensieri imperfetti E NECROLOGI“. D’altro canto non posso farne a meno. Non ho mai avuto molti amici, se se ne vanno anche quegli artisti che, senza saperlo, mi hanno fatto compagnia e aiutato indirettamente, il minimo che possa fare è ricordarli qui.


Soundgarden – “The Day I Tried To Live”

I Soundgarden sono uno dei miei gruppi preferiti in assoluto. Mi sento più “figlio” loro che di cantautori come Gaber. Appartengo a quegli anni ’90 di confusione, inadeguatezza e solitudine. L’ideale politico, forte e puro, non è bastato a farmi uscire dal guscio e i sentimenti sono stati quelli delle loro canzoni. Una delle mie preferite è questa.

***

I woke the same as any other day
Except a voice was in my head
It said seize the day, pull the trigger, drop the blade
And watch the rolling heads

The day I tried to live
I stole a thousand beggar’s change
And gave it to the rich
The day I tried to win
I dangled from the power lines
And let the martyrs stretch
Singing

One more time around
Might do it
One more time around
Might make it
One more time around
Might do it
One more time around
The day I tried to live

Words you say never seem
To live up to the ones
Inside your head
The lives we make
Never seem to ever get us anywhere
But dead

The day I tried to live
I wallowed in the blood and mud with
All the other pigs

I woke the same as any other day you know
I should have stayed in bed

The day I tried to live
I wallowed in the blood and mud with
All the other pigs

And I learned that I was a liar
Just like you

***

Commento personale: anch’io ho scoperto di essere un bugiardo come gli altri, il giorno in cui ho provato a vivere. Alcuni la chiamano “maschera”, altri falsità, altri ancora savoir faire. In realtà, non possiamo vivere dicendo sempre quel che pensiamo, seguendo l’istinto e la nostra verità. Ci isoleremmo. Allora dobbiamo trovare l’equilibrio tra nascondere la verità, essere onesti e sapersi orientare. E’ brutto e talvolta frustrante, ma purtroppo, se vogliamo vivere, è così. E allora cominciamo a farci l’abitudine e, senza accorgercene, diventiamo come tutti gli altri.