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Altri tre, tra i molti

John Hurt, un grande, che non avevo già omaggiato per la “stanchezza” di tutte queste morti; Powers Boothe, volto e voce straordinari; e Chris Cornell, stanotte, all’improvviso, voce di uno dei miei gruppi preferiti in assoluto. Insomma sono ormai ridotto ad accendere lumicini sulle tombe di chi mi ha regalato momenti di relax, svago, emozioni. Forse dovrei cambiare il sottotitolo del blog in “produzione strutturale di pensieri imperfetti E NECROLOGI“. D’altro canto non posso farne a meno. Non ho mai avuto molti amici, se se ne vanno anche quegli artisti che, senza saperlo, mi hanno fatto compagnia e aiutato indirettamente, il minimo che possa fare è ricordarli qui.


Robert Rodriguez, l’appassionato

Più vedo film di Robert Rodriguez, più mi convinco che il suo cinema non è “originale” bensì il costante tributo di un fan ai suoi generi, registi e film preferiti. Lo ho capito dal recente Predators, ufficialmente il terzo film della saga iniziata nel 1987 con quel gioiello del cinema d’azione di McTiernan, protagonista Schwarzenegger, e proseguita con un buon seguito nel 1990; questo terzo film, di cui Rodriguez è produttore, inserisce elementi nuovi e suggestivi a proposito degli alieni cacciatori, ma ciò che mi ha colpito maggiormente è la ripresa in più punti degli elementi chiave del primo film: l’ambientazione nella giungla è il più evidente (dopo la “giungla urbana” del secondo capitolo e quelle ben differenti dei cross-over con gli xenomorfi di Alien), più la suspense e lo stesso ritmo progressivo nella scoperta del terrore e dell’incalzare della caccia, a cominciare dalle tracce lasciate da chi ha tentato di sopravvivere prima dei protagonisti fino a richiami come il fango sul corpo per nascondersi. Tutto in questo sequel (tra l’altro arrivato dopo vent’anni e molti progetti accantonati) sembra fatto da un fan, un appassionato cresciuto con film del genere di cui ha deciso di fare una propria versione, inserendoci tutto quanto il film originale gli ha ispirato, per omaggiarlo e divertirsi. Altrimenti, perché far scorrere i titoli di coda sulle note di Long Tall Sally di Little Richards? Continua a leggere