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Adolf e Iosif

Hitler e Stalin 1

Adolfo e Giuseppe. Come a dire Gianni e Pinotto. O Stanlio e Ollio. Una coppia molto popolare, insomma. Li tirano sempre in mezzo, qualunque sia l’argomento. Come insulto, certo, ma anche come termine di paragone per qualsiasi cosa, come metafora adatta a qualsiasi discorso in qualunque ambito.

Ultimamente sono spuntati fuori durante le danze della campagna elettorale per le europee; presto qualcun altro li nominerà di nuovo, seguendo i passi di innumerevoli predecessori. C’è un esercizio retorico, la reductio ad hitlerum, che spiega bene i meccanismi in base ai quali Adolf, Iosif e qualsiasi altro mattacchione un po’ troppo zelante nell’obliterare chi e cosa non gli piaceva, vengono usati come simbolo di tutto ciò che serve a screditare l’avversario.

Provate anche voi, con qualsiasi cosa, in qualsiasi senso: sei un fumatore? Sei un mostro come Hitler, perché uccidi chi ti sta intorno. Non sei un fumatore? Neanche Hitler fumava, e guarda quanti ne ha ammazzati. Bevi alcolici? Anche Stalin era un ubriacone. Non bevi alcolici? Il proibizionismo di Stalin ha fatto finire nel Gulag un mucchio di gente. E così via. Funziona sempre. Continua a leggere


Quella dolce X

Alla fine ho votato sempre per SEL. Proprio non potevo “turarmi il naso”. Già devo ingoiare il rospo di un’elezione prematura, senza che si sia approfittato del periodo tecnico per rinnovare almeno un po’ lo scenario politico; dare il voto al PD al Senato era troppo. Il video qui sopra mi ha forse dato più una “scusa” per far coincidere cuore e cervello, ma in fondo avevo già deciso. La sinistra italiana è ancora molto lontana dal rinnovamento, e non parlo certo di riformismi moderati o intransigenze rivoluzionarie, bensì dell’uscita dagli schemi che invece si stanno riproponendo. Il “voto utile”, per me, era rafforzare un soggetto radicale con maggiori possibilità di contare qualcosa, al di là delle preoccupazioni su quel che succederà dopo (tipo Vendola al guinzaglio e Monti spremiagrumi), con tutto il rispetto per Ingroia e il suo nuovo partito dal programma identico a quello di SEL, se si eccettua l’accettazione dei compromessi.

Continuo a credere che la proposta di Bertinotti di saltare questo turno fosse più interessante di quanto sembrasse. Ma già che ci siamo e che non si può né si deve disprezzare il diritto-dovere di scegliere i propri rappresentanti (perché questo è il tipo di democrazia che abbiamo, anche se non funziona o non ci basta), sono andato al seggio, privo di entusiasmo, privo di speranze, e quando ne sono uscito ho pensato a quanti non hanno la possibilità di votare e che in fondo, quella semplice X è anche qualcosa di bello.

Beh, mo’ basta.


IL PIU’ CLASSICO DEI CLASSICI!

Oggi parliamo de “La corazzata Potiomkin”, di Sergej M. Ejzenstejn (URSS, 1925).

Chiunque, penso, conosce questo titolo per la celebre scena de Il secondo tragico Fantozzi, quando il ragioniere, esasperato dalle ripetute, infinite visioni del film imposte dal potentissimo e sadico direttore cinefilo Guidobaldo Maria Riccardelli, esplode dicendo “Per me La Corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca!”, seguito da 92 minuti di applausi.

Ma cosa se ne sa del film originale? Intanto sottolineiamo un paio di discrepanze: il film, contrariamente a ciò che si evince dalla commedia di Fantozzi, ha una durata persino inferiore alla media attuale, infatti è di circa 75 minuti; poi, non è solo il titolo ad essere differente (“Potiomkin” – o “Potëmkin”, a seconda del criterio che si preferisce per la traslitterazione dal cirillico, tanto la pronuncia è uguale – anziché “Kotiomkin”) ma anche il nome del regista che da Ejzenstejn diventa Einstein. Le scene che si vedono nel cinema, infine, non sono originali. Suppongo che al fondo di tutto vi fosse una questione di diritti cinematografici sull’uso di nome e immagini e che pertanto quelle mostrate siano state girate apposta per la commedia. Anche la colonna sonora non ha nulla a che vedere con l’originale, tra l’altro oggetto di varie versioni di diversi compositori, Shostakovic tra i più famosi.

Tornando alla Corazzata, per un classico assoluto come questo ci sarebbe tanto da dire, ma eviterò di tentare pericolose acrobazie interpretative; posso solo parlare di ciò che ho sentito io, in particolare la prima volta che vi assistetti. Continua a leggere