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L’educazione atea nel Rapporto Ilitchev

rapporto ilitchev

Tempo fa, l’UAAR aveva pubblicato un articolo sul blog di MicroMega intitolato “Il Fatto separato dai fatti”, in cui si lamentava per le dabbenaggini scritte da uno dei collaboratori sul loro festival laico e umanistico, organizzato per la settimana successiva; in entrambi gli articoli si faceva riferimento a un certo “rapporto Ilitchev”, uscito in Unione Sovietica per dare un programma coerente alla diffusione dell’ateismo in seno al popolo. Io avevo già trovato, per puro caso e senza saperne nulla, il testo in una vecchia edizione su eBay, inserendolo nella lista dei desideri; dopo averlo visto citato negli articoli della discordia, mi sono deciso a comprarlo per capire cos’è esattamente.

Riferimento bibliografico: L’educazione atea. Rapporto Ilitchev alla Commissione Ideologica del P.C.U.S. Testo e commento, Edizione «Orientamenti sociali» ICAS, con premessa di M. Puccinelli e commento di V. Rovigatti, collana “Studi e documenti”, Roma 1964. [l’immagine qui sopra è un particolare della copertina]

 

Che cos’è il Rapporto Ilitchev

IlicioffTrovare notizie in merito è stato davvero poco semplice, per la scarsità di fonti (e di interesse) sul tema; alcune cose lo ho tradotte con Google Translator da pagine russe. Il Rapporto Ilitchev alla Commissione ideologica del PCUS, presentato come «Attività per rafforzare l’educazione ateistica della popolazione» nella riunione a Mosca del 25 novembre 1963, fu pubblicato nel gennaio seguente e ripreso dalla stampa internazionale con un certo clamore, soprattutto dalle associazioni cattoliche. Fu redatto da Leonid Fëdorovič Il’ičëv (pron. “ilicioff“), giornalista, ideologo e scrittore, che tra il 1961 e il 1965 fu Presidente della Commissione ideologica e Segretario del Comitato centrale (una carica assunta assieme ad altri membri nel periodo di gestione collegiale del potere).

Questo scritto apparve al culmine di una vasta campagna antireligiosa promossa da Krusciov tra il 1958 e il 1964; tratta fondamentalmente dell’estensione di un’educazione ateistica a ogni livello della società sovietica, non solo a scuola, partendo dalla premessa dell’insufficienza della propaganda contro i culti e le sette religiose adottata in URSS fino a quel momento. In Italia, la prima edizione fu curata da una rivista cattolica che accompagnò la traduzione dal francese del testo con un commento fortemente polemico sui pericoli dell’azione comunista attraverso il PCI, considerato mera estensione del PCUS. La paura di fondo era di una inedita campagna per l’ateismo in Italia, condotta attraverso l’insegnamento scolastico improntato al materialismo scientifico e alla propaganda ideologica su tutti i fronti.

Il Rapporto è un testo piuttosto interessante, sia come un documento storico sulla politica culturale e la cultura politicizzata sovietiche, sia in merito alla relazione tra educazione e principi religiosi o ideologici. Dal punto di vista storico, questo Rapporto segna il momento culminante della repressione dei credenti in Unione Sovietica, dopo alcuni anni di relativa libertà, nel dopoguerra, che avevano spinto a un graduale ritorno della Chiesa sulla scena sociale. La necessità di mantenere alto l’impegno ideologico dei cittadini, soprattutto grazie ai successi del regime in campo scientifico, giustificava il rafforzamento dell’educazione nei termini di una profonda estensione del concetto scientifico del mondo nella cultura del popolo. Ciò si accompagnava, naturalmente, a forme di repressione e propaganda tipiche del regime, sempre più dure e persino violente. Continua a leggere

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Altre citazioni a iosa

Questa volta ne è uscita quasi una conversazione, non vi pare?

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“E’ sufficiente che il popolo sappia che ci sia stata un’elezione. Chi vota non decide niente. Chi conta i voti decide tutto” – Stalin

“Da ragazzo ero anarchico, adesso mi accorgo che si può essere sovversivi soltanto chiedendo che le leggi dello Stato vengano rispettate da chi ci governa” – Ennio Flaiano

“Quando discuti con un avversario, prova a metterti nei suoi panni. Lo comprenderai meglio e forse finirai con l’accorgerti che ha un po’, o molto, di ragione. Ho seguito per qualche tempo questo consiglio dei saggi. Ma i panni dei miei avversari erano così sudici che ho concluso: è meglio essere ingiusto qualche volta che provare di nuovo questo schifo che fa svenire” – Antonio Gramsci

“Cura i tuoi pensieri: diventeranno le tue parole. Cura le tue parole: diventeranno le tue azioni. Cura le tue azioni: diventeranno le tue abitudini. Cura le tue abitudini: diventeranno il tuo carattere. E cura il tuo carattere perché diventerà il tuo destino. Diventiamo quello che pensiamo” – Margaret Thatcher

“Parlando in termini morali, pensare solo a sé è la stessa cosa che non pensarci affatto, perché il fiore assoluto dell’individuo non è dentro di lui; è nell’umanità intera” – Georg W.F. Hegel

“La filosofia si è mondanizzata, e la dimostrazione più schiacciante di questo fatto è che la coscienza filosofica è coinvolta non solo esteriormente ma anche interiormente nel tormento della lotta. Se la costruzione del futuro e il ritrovamento di una soluzione valida per tutti i tempi non è affar nostro, tanto più appare chiaro ciò che dobbiamo compiere al presente, e cioè la critica spregiudicata di tutto ciò che esiste, spregiudicata nel senso che in generale la critica non si atterrisce di fronte ai suoi risultati e nemmeno di fronte al conflitto con le forze esistenti” – Karl Marx

“Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai” – Bertrand Russell

“Bisogna imparare a farsi aggredire, toccare, colpire, urtare, esplodere e smembrare, con una parola, avere il coraggio di esporsi nel mondo anche a incontri pericolosi, dare il benvenuto al sollevarsi di tutti i demoni” – Emile Durkheim

“Ogni anno il numero di pecore sgozzate dai pastori è superiore a quello delle pecore sbranate dai lupi. Perciò se qualcuno si offre di farvi da pastore per salvarvi dai lupi, pensateci bene” – da internet

“Se vivi tra i lupi devi agire come un lupo” – Nikita Chrusciov

“Qualsiasi cosa possa dividerci, l’Europa è la nostra casa comune; un comune destino ci ha legato attraverso i secoli, e continua a legarci oggi” – attribuita a Leonid Breznev, ma a me sembra più da Gorbaciov


Definire lo stalinismo

Stalin

Ero a Budapest, bellissima capitale dell’Ungheria, e in un caffè vicino al Palazzo Reale ho sentito un giovane turista italiano registrare sull’i-Phone le proprie impressioni; snocciolava telegraficamente, come appunti vocali, i nomi dei luoghi che aveva visitato, seguiti da un breve commento. A un certo punto fa “vista la Casa del Terrore, museo dedicato ai crimini perpetrati dai nazisti e dagli stalinisti”: non ha detto “comunisti”, ha specificato una particolare fazione e definito quindi un’esperienza che, a meno di non essere superficiali, non può estendersi alla totalità del concetto storico-teorico di comunismo. Gli stalinisti, nel caso specifico, erano i comunisti ungheresi e sovietici che dal ’45 in poi, specie con la repressione della Rivolta del ’56, hanno dominato quel paese con mezzi dittatoriali, continuando l’uso della polizia politica come i nazisti prima di loro.

Ma che cosa è effettivamente lo stalinismo? In cosa si differenzia da altri “ismi”? Quando è corretto usare questo termine? Qui entriamo in un terreno accidentato. Non tanto quanto altri, ma comunque un po’ difficile.

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