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Post-marxismo

revolution

Ricordate quando parlai di Jordan Peterson e delle sue strane idee su un presunto «neomarxismo postmoderno» che vuole dominarci tutti tramite una specie di totalitarismo politicamente corretto? Ovvio che no. Per questo vi lascio il link all’articolo. Ma, anche al di là della bizzarria reazionaria, il problema di una chiarificazione su cosa si possa intendere oggi per “marxismo” è inevitabile e attualissimo. Perché lo psicologo parla di neo-marxismo postmoderno? Da dove trae una denominazione così particolare, invece di usare il solito “marxismo culturale” o espressioni più generiche e inutili? Per quanto mi riguarda, lui si è inventato una formula che potesse racchiudere tutte le implicazioni (e complicazioni) possibili, cogliendo però alcuni aspetti che, ora, mi paiono più evidenti. Se per lui il marxismo, comunque lo si chiami, è un lungo processo di distruzione della civiltà occidentale in cui un filo rosso unisce il Gulag agli hippie, per me esiste invece un ventaglio di espressioni intellettuali e politiche estremamente variegato e cangiante, pieno di contraddizioni e contrapposizioni, interpretazioni ed elaborazioni, che oggi è più che mai libertario e pluralista, forse persino in eccesso, e muove da premesse molto differenti rispetto al marxismo-leninismo (vecchio e moderno), verso concezioni che, realmente, sono nuove e postmoderne in molti casi.

Premessa sulla (mia) crisi politica

Ricordate di quando mi sfogai a proposito di una presunta «bancarotta ideologica»? Certo che no, quindi vai col link a quell’altro articolo. In quel momento stavo solo sbraitando; oggi mi rendo conto che però è vera quella storia dell’eretico per forza di cose, perché non so più come pensarla. Mi piace scherzare dicendo che nella mia testa c’è un ring dove Stalin e Gorbaciov se le danno di santa ragione, e vincono un round a testa; ma il problema è più profondo e riguarda il mio percorso di formazione (ricordate di quando parlai di Bertinotti?), le mie speranze, illusioni, disillusioni e il modo in cui oggi percepisco il pluralismo della sinistra. In breve, io mi sono formato politicamente da solo, sui libri e le memorie, diventando un fanatico del bolscevismo e di tutto ciò che riguardava un’epoca appena conclusa, senza per questo immergermi nell’attualità e comprendere appieno le nuove vie della sinistra radicale, magari “sfiorandole” grazie ai giornali e alle conferenze di Rifondazione, ma mai cogliendone appieno il significato filosofico e ideologico. Così ho continuato a vedere il marxismo come una corrente di pensiero attualizzabile, ma sempre nel solco delle teorie ortodosse e dei loro concetti e presupposti; superati questi dall’evoluzione storica e sociale, non ho trovato nelle derivazioni postmoderne della nuova sinistra un corrispettivo accettabile, pur non volendo più pensarla come il vecchiume ortodosso. Il guaio è che non so dire, adesso, che tipo di cambiamento io voglia per la società; ho sviluppato, è vero, una predilezione per il modello cinese, che tra l’altro rispecchia il mio amore per l’organizzazione razionale della realtà, ma quel modello funziona in Cina per tutta una serie di condizioni storiche e culturali differenti dalle nostre e non replicabili (senza contare che nel modello andrebbero riviste parecchie cose, tipo le garanzie costituzionali). Allora, che fare? Come muoversi? La risposta provvisoria è sempre la stessa: chiarificazione intellettuale, studio dell’evoluzione politica e ideale, delimitazione di ciò che si ritiene giusto e accettabile e formulazione critica aperta ai cambiamenti futuri. Perciò, di seguito raccolgo alcune annotazioni su questo “orizzonte degli eventi” che può ravvisarsi nella definizione, assolutamente vaga e cangiante, di post-marxismo. Continua a leggere


Sulla possibilità della Rivoluzione

Oggi è il novantasettesimo anniversario della Rivoluzione russa. La rivoluzione, come concetto, sta rapidamente tramontando nelle forme insurrezionali che hanno caratterizzato gli ultimi due secoli, lasciando il passo a “microresistenze” diffuse, imperniate sulla contingenza e portate avanti da soggetti temporanei. Tuttavia la rivoluzione ha avuto forme diverse durante tutto il periodo moderno, e i grandi successi sono stati preceduti e seguiti da numerosi, tragici fallimenti. Per commemorare questa ricorrenza, voglio segnalare un testo di Engels, l’Introduzione all’edizione del 1895 de Le lotte di classe in Francia di Marx (scritto nel 1850), in cui l’ormai anziano pensatore esamina non solo il testo dell’amico, ma la possibilità di future rivoluzioni e della continuità della lotta politica per una società nuova, nonostante i fallimenti. Lascio pertanto il link alla pagina del Marxist Internet Archive (in italiano).

Introduzione a Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850

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Appunti teorici su Toni Negri

Antonio Negri è probabilmente il più lucido e fecondo autore di stampo marxista nel panorama degli intellettuali italiani contemporanei. La linea di produzione teorica da lui sviluppata negli ultimi anni insieme a Michael Hardt, a partire da Impero – influenzata dagli studi su Spinoza e Nietzsche, pregna di suggestioni derivate da Deleuze e Guattari – tenta di trasportare il comunismo nell’era globalizzata rinnovandone il significato, in senso letterale. Ora l’alternativa sociale è il comune, ossia l’insieme complesso dei bisogni, delle capacità, della produzione biopolitica degli individui; pertanto, essere oggi “comunista” non si risolve più nell’adesione a un partito specifico, o a una ideologia più o meno ortodossa, bensì nel lavorare al raggiungimento della vita in comune, al di là del pubblico e del privato. Continua a leggere