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Un amico di destra

Quello che segue è un vecchio articolo rimasto a livello di bozza per qualche anno. Ho deciso di completarlo pur avendo cambiato, nel frattempo, alcune prospettive. In questi ultimi tempi, il degrado della politica e della società civile nel nostro Paese ha raggiunto un limite che non era stato toccato da decenni. Non potrei, in tutta sincerità, accettare tra i miei amici un sostenitore dei delinquenti che stanno stravolgendo l’integrità delle nostre istituzioni, della nostra etica civile e della nostra cultura. Purtroppo è un periodo di forte polarizzazione e, anche rifiutando la logica tribale oggi così diffusa, ci costringe comunque a prendere posizione e tracciare una linea. Ma quello che segue vuole essere un’esortazione a vedere il lato positivo di discutere con persone che la pensano all’opposto, e lo propongo proprio in reazione alla logica tribale.

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Premesso che nelle amicizie non faccio grandi discriminazioni politiche, perché trovo sciocco basare i rapporti interpersonali su giudizi “ideologici”, mi pare piuttosto normale che ognuno di noi tenda a circondarsi di persone in qualche modo simili a sé. Di conseguenza, gran parte delle persone che posso considerare amiche hanno una visione del mondo relativamente simile alla mia; però tra la scuola, l’università e gli ambienti di lavoro e di piacere, ne ho conosciute di persone che la pensano diversamente e magari all’opposto. D’altra parte ho anche evitato di coltivare rapporti con gente che, pur avendo idee vicine alle mie, era per altri versi poco interessante o gradevole. Ci sono poi alcune conoscenze che si fanno per forza di cose, come parenti o amici stretti di amici, con cui si deve avere a che fare senza poter davvero operare una normale selezione.

Di amici di destra ne ho quindi diversi. Alcuni lo sono da sempre (di destra, intendo), altri lo sono diventati in seguito a delusioni più o meno cocenti a sinistra (questi sono i più “cattivi”). Averli, quando si è marxisti impenitenti e, loro, di tendenze reazionarie, può essere fonte di stress, ma anche di sforzi intellettuali. Uno in particolare mi stimola molto a interrogarmi su ciò che penso, perché spesso e volentieri dice cose talmente assurde da mandarmi fuori dai gangheri, eppure è così convincente e sicuro di sé che non di rado mi trovo in difficoltà a fargli capire dove sbaglia su cosa non concordo e come mai. Continua a leggere

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Un bacio dalla Dialettica

La Dialettica hegeliana mi ha baciato perché ho compreso le ragioni degli avversari, un aspetto dialettico cui accennò anche Gramsci. Non posso dire di non averci mai provato, ma finora era più una disposizione diplomatica, non una presa di coscienza, non una sperimentazione in prima persona. Ho compreso a cosa si riferiscono coloro che avversano la filosofia, il suo sembrare campata in aria, il suo essere astratta, teorica e talvolta irrealistica.

Sarà che in questo periodo sono stranamente suscettibile e nervoso; sarà che se fossi meno dispersivo e confusionario, potrei definirmi eclettico; sarà che capisco di cosa parlano i giuristi, sarà chissà cos’altro, fattostà che ho partecipato a una riunione di universitari per discutere sui diritti umani con una professoressa di diritto esperta in materia e, per la prima volta in vita mia, ho disprezzato i filosofi per gli stessi motivi per cui vengono disprezzati dai giuristi.

Mi sfogo qui perché ormai partecipo così poco a cose del genere che ho perso la capacità di argomentare senza aver tempo di riflettere prima, sono unicamente ricettivo, assorbo e solo in seguito rielaboro, ma non posso rispondere perché è tutto già finito. In effetti dovrei ingoiare e zitto, sto scrivendo inutilmente. Ma tant’è, sopportatemi o chiudete subito la pagina… 😛

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