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Il sogno che mi ha svegliato

sogno estate 19

Sto camminando insieme a qualcuno. Non so chi sia, perché è un passo dietro a me e non lo vedo. Ci troviamo su un lungofiume, su una banchina che segue il corso dell’acqua; è sera. C’è un ponte, un cavalcavia su cui passa la strada per le auto, e noi dobbiamo passarci sotto. È lungo, poco illuminato da luci calde a poca distanza l’una dall’altra. Chi è con me mi chiede se vogliamo davvero passare da lì. Io inizio a sentire una strana musica in sottofondo, come fosse l’incipit di qualche composizione per flauto; dico che sì, dobbiamo passare. Mentre camminiamo, ci accorgiamo di due figure indistinte, una piccola più vicina e una maggiore verso la fine del sottopassaggio. La voce mi fa “guarda, è un cane!” e la figura piccola, rimanendo una sagoma nera, diventa proprio quella di un cane. Io rispondo “è il cane dell’Inferno” e mi metto a correre verso questa figura, che però scappa via, dall’altra parte. Ora sto correndo praticamente a quattro zampe, e la voce dice “c’è un laghetto!”; vedo una pozza di acqua blu sulla sinistra e il cane sembra sparire in quella direzione. Io ripeto “è il cane dell’Inferno” mentre lo inseguo, ma la voce chiede “e quello chi è?”. L’altra sagoma nera ha la forma di un uomo e sembra stare di spalle. Io dico “quello è il Diavolo” e punto su di lui. La sagoma nera si gira, ha gli occhi luminosi, si mette a correre verso di me. La voce è spaventata, ma io corro ancora più forte, andando incontro a quell’uomo con gli occhi accesi, pieno di adrenalina. Salto per avventarmi su di lui, con un urlo gutturale che è un misto di eccitazione e terrore, preparandomi a morire – perché quello è il Diavolo, non si può vincere contro di lui – ma all’ultimo secondo, un attimo prima di svegliarmi con un sussulto, quando la sagoma nera è a pochi centimetri, mi accorgo che quelli non sono i suoi occhi, ma due piccole lucine attaccate alle tempie, che illuminano a malapena il volto di un uomo normale, con un’espressione spaventata. Perché il diavolo sotto il ponte ero io.

Fatto intorno alle 04:30 di oggi.


Maschere, canali e gondole

Venezia è una città meravigliosa. Mi direte “bella scoperta”, eh sì, è stata una scoperta sul serio: non c’ero mai stato e, per di più, una quindicina d’anni fa mi rifiutai categoricamente di andarci con famiglia e amici, perché era una cosa che facevano tutti e io dovevo “distinguermi” dalla massa. Ribellismi giovanili, sapete com’è. Nel corso degli anni ho cominciato però a pensare a chi viaggiava da ogni parte del mondo pur di vederla, mentre io, italiano, a pochi chilometri di distanza (relativamente), non conoscevo questo unicum. Continua a leggere