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Nuove citazioni a iosa

È da un po’ che non ho nulla di interessante da dire, quindi lascio parlare qualcun altro.

Le “vecchie” citazioni sono qui.

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“La fame e la sete abbattono non solo il vigore fisico, ma anche quello spirituale e morale dell’uomo, lo privano della sua umanità, della sua intelligenza e coscienza. La teoria degli alimenti è di grande importanza etica e politica. I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello, in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un’alimentazione migliore. L’uomo è ciò che mangia.” – Ludwig Feuerbach

“Nessun sistema filosofico è definitivo, perché la vita, essa, non è definitiva. Un sistema filosofico risolve un gruppo di problemi storicamente dato e prepara le condizioni per la posizione di altri problemi, cioè di nuovi sistemi. Così è sempre stato e sempre sarà.” – Benedetto Croce

“Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano” – Dio (Esodo 20, 5)

“Quando un pazzo sembra perfettamente ragionevole è gran tempo, credetemi, di mettergli la camicia di forza.” – Edgar Allan Poe

“La verità non esiste e la vita come la immaginiamo di solito è una rete arbitraria e artificiale di illusioni da cui ci lasciamo circondare. Sappiamo che esse sono il semplice risultato di accidenti o punti di vista, ma non abbiamo nulla da guadagnare ad abbatterle. E infatti, è straordinariamente insensato voler abbattere con un forcone da stalla un miraggio che non è mai esistito. Penso che all’uomo assennato convenga scegliere le fantasie che più gli aggradano e crogiolarvisi innocentemente, conscio del fatto che, siccome la realtà non esiste, non c’è niente da guadagnare e molto da perdere nel buttarle via. Ancora, non esistono fantasie preferibili ad altre, perché la misura del loro valore dipende dal rispettivo grado di adattamento alla mente che le contiene.” – H. P. Lovecraft

“Essere potenti è come essere una signora. Se hai bisogno di dimostrarlo, vuol dire che non lo sei.” – Margareth Tatcher

“Farsi dei nemici per poi vincerli sarebbe come fabbricare dei mostri per poi combatterli; è molto più naturale, più ragionevole e più umano farsi degli amici.” – Federico II di Prussia

“Avere un cuore da bambino non è una vergogna. È un onore. Un uomo deve comportarsi da uomo. Deve sempre combattere, preferibilmente e saggiamente, con le probabilità a suo favore, ma in caso di necessità deve combattere anche contro qualunque probabilità e senza preoccuparsi dell’esito. Deve seguire i propri usi e le proprie leggi tribali, e quando non può, deve accettare la punizione prevista da queste leggi. Ma non gli si deve dire come un rimprovero che ha conservato un cuore da bambino, un’onestà da bambino, una freschezza e una nobiltà da bambino.” – Ernest Hemingway

“La differenza tra Democrazia e Dittatura è che in Democrazia prima si vota e poi si prendono ordini; in una Dittatura non c’è bisogno di sprecare il tempo andando a votare.” – Charles Bukowski

“Mai dire mai. ‘Mai’ è un tempo lungo e inattendibile, e la vita è troppo piena di ricche possibilità per metterle delle restrizioni.” – Gloria Swanson

“Non è il critico che conta; non chi fa notare come l’uomo forte ha vacillato, o dove chi agisce avrebbe potuto fare meglio. Il merito va a colui che è effettivamente nell’arena, il cui viso è segnato da polvere, sudore e sangue; che lotta con coraggio; che sbaglia e fallisce ancora e ancora, poiché non c’è sforzo senza errore o fallimento. A colui che si sforza per fare il suo dovere, che conosce i grandi entusiasmi e le grandi devozioni, e si spende per una giusta causa; che, nel migliore dei casi, conosce infine il trionfo di una grande conquista e, nel peggiore, se fallisce, almeno fallisce in modo grandioso. Così che il suo posto non sarà mai con quelle fredde e timide anime che non conoscono né vittoria, né sconfitta.” – Theodore Roosevelt

“C’è un culto dell’ignoranza negli Stati Uniti, e c’è sempre stato. Lo sforzo dell’anti-intellettualismo è stata una traccia costante che si è spinta nella nostra vita politica e culturale, alimentata dalla falsa nozione che la democrazia significhi che ‘la mia ignoranza è tanto giusta quanto la tua conoscenza’.” – Isaac Asimov

“L’educazione avrebbe in generale un senso soltanto se fosse un’educazione all’autoriflessione critica.” – Theodor W. Adorno

“Per quasi cinquecento anni, queste regole e teorie di un vecchio arabo e le interpretazioni di generazioni di religiosi pigri e buoni a nulla hanno deciso il diritto civile e penale della Turchia. Loro hanno deciso quale forma dovesse avere la Costituzione, i dettagli della vita di ciascun turco, cosa dovesse mangiare, l’ora della sveglia e del riposo, la forma dei suoi vestiti, la routine della moglie che ha partorito i suoi figli, cosa ha imparato a scuola, i suoi costumi, i suoi pensieri e anche le sue abitudini più intime. L’Islam, questa teologia di un arabo immorale, è una cosa morta. Forse poteva andare bene alle tribù del deserto, ma non è adatto a uno Stato moderno e progressista. La rivelazione di Dio! Non c’è alcun Dio! Ci sono solo le catene con cui preti e cattivi governanti inchiodano al suolo le persone. Un governante che abbisogna della religione è un debole. E nessun debole dovrebbe mai governare.” – Ataturk

“Il Partito non è un circolo di discussioni.” – Stalin

 


Considerazioni attuali

Avrei voluto riservare questo titolo per qualcosa di un po’ più corposo e organizzato, ma sinceramente non ne trovo uno migliore. Si rifà, in tutta evidenza, alle Considerazioni inattuali di Nietzsche, quattro saggi su varie questioni culturali del suo tempo; come riporta Diego Fusaro sul suo sito: “esse sono inattuali poichè enunciano tesi contrastanti con i valori dominanti e operano per costruire un nuovo futuro, anzichè per avere successo nell’immediato e conquistare l’attualità“. Nel mio caso, al contrario, volevo scrivere qualcosa di assolutamente inserito nel contesto odierno e concentrato sul particolare, sul momentaneo, come impressioni a caldo su eventi e notizie. Non per il successo, ma per una sorta di cronaca personale, prima di lasciar perdere. In seguito, forse, approfondirò alcuni punti. Allora, comincio oggi con una sorta di “rubrica” che si affianca agli aforismi a buon mercato e alle citazioni a iosa.

1 – Sulla Turchia. I militari hanno avuto storicamente il ruolo di guardiani della Costituzione laica e democratica voluta da Ataturk. Nel corso del secolo sono intervenuti varie volte, quando percepivano che i movimenti religiosi stavano prendendo piede, ponendo in pericolo la modernità turca, la sua eccezionalità laica nel mondo islamico. Questa volta non è stato diverso, per i militari; ma lo è stato per la popolazione, che è molto più a favore di Erdogan che dei “discepoli” di Ataturk. La dittatura che sta prendendo piede sarà sempre più una teocrazia. E Ataturk resterà una foto appesa a un chiodo.

2 – Sulla Francia. Questa volta non me la sento di criticare troppo il governo francese, per la mancanza di contromisure. Il terrorismo ha assunto una forma nuova: l’immolazione dei pazzi. L’ISIS non organizza ogni singolo attentato, ogni singola strage. Si “adagia sugli allori” di azioni mostruose compiute da gente disturbata, che nella violenza del terrorismo islamico propagandato dall’organizzazione reale trovano ispirazione, motivazione, giustificazione per sfogare la propria frustrata e fallimentare esistenza. Questo rende il terrorismo internazionale perfettamente adeguato al mondo globalizzato: un terrorismo senza confini, senza contorni definiti, senza solidità organica, un terrorismo liquido e reticolare che può colpire ovunque, più dei vecchi terroristi degli anni Settanta. Perché non c’è più bisogno di covi e armerie, di direzioni centrali, di schemi a cerchi concentrici eccetera. Basta un pazzo violento con armi non convenzionali, come un camion, per gettare una nazione intera nel lutto e nel panico. L’ISIS dà il suo avallo postumo e si ha il terrorismo. In questo caso, islamico.

3 – Sul nome del terrore. Il problema di usare l’aggettivo “islamico” subito dopo “terrorismo”, seppur corretto, è che c’è una marea di xenofobi e reazionari pronta a cogliere ogni occasione per alimentare l’odio, la chiusura e la divisione. D’altra parte, è pur vero che i terroristi odierni sono i primi a definirsi “islamici” e che talvolta, nonostante tutto, la prudenza può essere eccessiva e le cose vanno pur chiamate con il loro nome. Io non ho problemi a farlo. Basta essere coscienti del fatto che “terrorismo islamico” o “di matrice islamica”, o “islamista” e via dicendo, non è e non può essere sinonimo di Islam in generale. Non lo dico per difendere una religione, bensì per riaffermare il laicismo razionale di fronte a tutte le religioni: è naturale che la religione c’entri con il terrorismo, per tutta una serie di motivi, primo fra tutti il potere di persuasione incomparabile della (presunta) parola divina; ma non è possibile né giusto generalizzare la violenza dei mussulmani aderenti al terrorismo come tratto distintivo di TUTTI i mussulmani esistenti.

4 – Su Carlo Giuliani. Ricordo il grande tumulto del G8 di Genova come qualcosa di pazzesco. Fu uno scontro non solo di piazza, ma politico e sociale che coinvolse l’intera nazione. La morte di Giuliani ne fu uno dei momenti peggiori, come l’irruzione nella scuola Diaz. Dopo quindici anni, le ferite sono ancora aperte e come ha detto ZeroCalcare dopo l’oscuramento della sua pagina FB, “la questione di Genova in realtà non è finita, che ci sono ancora pezzi di apparati che continuano a fare una guerra accanita e che sulla narrazione di quelle giornate ci sta ancora uno scontro in corso che non è pacificato per niente”. Personalmente, non ritengo Carlo Giuliani un “martire”, ma certo neppure un delinquente. E’ un ragazzo che è morto durante una durissima protesta di piazza, in parte per la sua scelta di combattere contro le forze dell’ordine, in parte per la violenza e l’incompetenza di quelle stesse forze. In quella situazione è persino andata bene, paradossalmente, che non ce ne siano rimasti di più a terra, come invece succedeva negli anni Settanta. Il fatto che ancora oggi la storia della sua morte accenda il furore delle masse, vuol dire che su di essa si sono concentrate tensioni più grandi, che riguardano tutta la società italiana in un contesto e in un lasso di tempo molto più ampi, e che non possono essere liquidate con leggerezza. Per una visione un po’ più “neutrale”, forse può andar bene la pagina di Wikipedia su di lui, per quanto è possibile.

5 – Sulla Brexit. Nessuno ci credeva, nemmeno io che ho sempre sospettato degli inglesi per aver tenuto, sin dall’inizio dell’UE, un piede fuori dalla porta. Nessuno se lo aspettava, tanto è vero che i più interessati all’Europa, i giovani, hanno disertato le urne, lasciando campo ai vecchi isolazionisti. Per disinteresse, come dice Letta, o per sciatta presunzione classista, come dice ‘sto tizio qui, in ogni caso il risultato ha implicazioni ancora difficili da quantificare. Il Regno Unito potrebbe, stavolta sul serio, dividersi: nel 2014 gli scozzesi votarono contro l’indipendenza proprio per non perdere i vantaggi dell’unione, anche rispetto all’Europa. I movimenti anti-euro e xenofobi potrebbero guadagnare forza, aprendo a scenari foschi (come pensa Lerner), o anche perderla, a seconda di cosa succeda all’Inghilterra. Tutto risulta persino più imprevedibile dell’ipotizzata Grexit, che comunque pare ormai scongiurata. Ma direi che resta interessante l’articolo di Ezio Mauro “Il rancore degli esclusi e la politica che abdica“.