Archivi categoria: Filosofia

Lo sviluppo del marxismo in Russia tra XIX e XX secolo

Riprendiamo il percorso storico e teorico iniziato con gli appunti su “Populismo e rivoluzione in Russia“, ricostruendo per quanto possibile la diffusione del marxismo nella Russia zarista, il suo sviluppo e le battaglie ideologiche dei gruppi che a esso si sono ispirati. Il periodo preso in considerazione va grossomodo dal 1872 al 1909.

La crisi del populismo, tanto sul piano pratico quanto su quello teorico, lascia un vuoto politico negli ambienti intellettuali della società russa. Tuttavia si creano nuove possibilità di elaborazione ideale; il dibattito politico-filosofico si arricchisce della ricerca di categorie concettuali più adatte all’interpretazione della realtà del Paese, alle prese con la nascita di forme di produzione capitalistiche, che favoriscono l’interesse per i frutti più “estremi” della critica hegeliana, ovvero le teorie economiche e filosofiche di Karl Marx e Friedrich Engels. La diffusione del marxismo in Russia viene spinta dalla traduzione del primo libro de Il Capitale nel 1872, a opera di alcuni ex-populisti che nel corso degli anni Ottanta costituiscono a Ginevra la prima associazione russa dichiaratamente marxista, “Emancipazione del lavoro”, di cui fanno parte Vera Zasulič e Georgij Plechanov. Questi è il primo ad accettare l’idea di una fase di sviluppo capitalistico come fase di transizione verso il socialismo, avversata invece da gran parte dei populisti, scrivendo una serie di opere che contribuiranno alla base teorica della socialdemocrazia russa.(1)

L’associazione, critica nei confronti del populismo e interessata a diffondere il socialismo scientifico, fonda una collana editoriale dedicata alla pubblicazione e alla diffusione in Russia delle traduzioni di tutte le opere di Engels e Marx allora disponibili; questa iniziativa riesce in effetti a emarginare le idee populiste e a porre le basi per la fondazione di un partito socialdemocratico vero e proprio.

Il successo del marxismo si innesta sul fallimento del populismo come teoria sociale, fornendo dal canto suo le ragioni scientifiche per continuare a credere, idealisticamente, nella possibilità del cambiamento. La stretta correlazione tra teoria e prassi è uno degli elementi che avvicinano l’analisi marxista al pensiero filosofico russo: la palingenesi dell’umanità passa per la riforma profonda delle condizioni sociali, ovvero la natura ideale dell’autorealizzazione è dominata dai problemi reali della materialità quotidiana; dunque, comprendere le leggi oggettive delle dinamiche sociali, che provocano storture e ingiustizie, apre la strada alla soluzione dei problemi tanto materiali quanto morali dell’umanità.

La stessa nascente borghesia trova nelle tesi di Marx sullo sviluppo storico-economico delle società la propria vocazione palingenetica, ritenendosi la forza trainante che fa uscire l’Impero dal feudalesimo per portarlo, attraverso lo sviluppo di se stessa, verso il socialismo. In un certo senso, il populismo ha propugnato una fede nella trasformazione, mentre il marxismo ne offre la “certezza” scientifica. Inoltre, il populismo rivoluzionario aveva visto minate alla base alcune concezioni ideali di fondamentale importanza: il popolo contadino si era rivelato molto più vicino allo zarismo e al suo sistema arcaico, anziché alle istanze progressiste dell’intelligencija; di conseguenza, realizzare il socialismo senza passare per la fase capitalistico-borghese, intesa come fase di maturazione sociale preparatoria, diventava impensabile.

Questo sviluppo capitalistico di fine secolo, conseguente all’abolizione del sistema feudale, non è comparabile con quello europeo e americano, ma dal punto di vista russo è impressionante. Quanto più ci si avvicina al Novecento e alla Grande guerra, tanto più i ritmi di sviluppo dell’industria, del capitale di base e del prodotto interno lordo crescono vertiginosamente; il mercato interno inizia ad espandersi sia per i mezzi di produzione che per i beni di consumo, mentre aumentano anche i depositi nelle Casse di risparmio; la Siberia diventa la nuova frontiera, popolandosi di agricoltori e lavoratori che accrescono ulteriormente la produzione e l’esportazione di prodotti e materie prime. Anche i trasporti, in particolare le ferrovie, aumentano il chilometraggio nell’ordine di decine di migliaia. La Russia, insomma, affronta un periodo tutt’altro che sonnolento per entrare nella modernità. Proprio per questo, la solidità dell’autocrazia continua a frustrare ogni tentativo di riforma, aumentando la pressione di antagonismi sociali sempre più acuti, «e l’esperienza della storia insegna che, quando le trasformazioni sono mature e il potere non risulta in grado di realizzarle, o la società comincia a marcire, o comincia la rivoluzione» (Gorbaciov). Continua a leggere

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Aforismi a buon mercato, vol. 6

Aforismi 38 – 50

Sommario

  • Giudizio di Putnam sull’ateismo di Feuerbach
  • L’imbecille filosofico
  • Una profezia facile e terribile
  • Lo dicevo nel 2010 e lo ribadisco
  • Big Data et similia
  • Diceva Deng Xiaoping
  • Un buddha sardonico
  • Il destino dell’umanità
  • Sullo spauracchio delle menti limitate
  • Indipendenti di parte
  • Rientravo a malincuore
  • Pensare intorno al burkini
  • Fantasia

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Stare in chiesa e pensare di salvarsi

The_Cathedral

In queste ultime settimane sono tornato in chiesa dopo decenni. Non per mio desiderio, ma per fare compagnia ad alcune persone con le quali, dopo la funzione, vado a pranzo. Ieri è stata la terza domenica passata a sentire i canti, le preghiere e le omelie, guardando tutte quelle persone così partecipi e speranzose invocare Dio e la sua gloria. Questo mi ha fatto riflettere di nuovo su alcuni aspetti della religione e della spiritualità su cui non mi soffermavo da tempo.

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Aforismi a buon mercato, vol. 5

Aforismi 24 – 37

Sommario

  • Neofascisti alla riscossa
  • Paolo Villaggio saluta e se ne va
  • Gay Pride
  • “Perché non esiste una giornata dell’orgoglio eterosessuale?”
  • Alla vecchia maniera
  • Lavoro
  • La Giusta Causa
  • Vuoto di potere, potere del vuoto
  • Estremismo e radicalità
  • Società educante
  • Sfogo filosofico di sette anni fa
  • Di pancia e di testa
  • Moralismo biografico
  • Meritocrazia

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Valentina VS Diego

Devo dire che Valentina Nappi mi ha colpito. E’ una pornostar ormai molto nota, ma non solo e forse non principalmente per le sue prestazioni su schermo. Tiene infatti (o almeno ha tenuto fino a poco tempo fa) una pagina-blog su MicroMega, dove esprime considerazioni tutt’altro che banali su questioni di costume, politica e filosofia, talvolta in modo provocatorio, ma sempre con lucidità e proprietà di linguaggio. Una proprietà tale, che all’inizio pensavo si facesse scrivere gli articoli da qualcun altro, visto che pure io, nonostante gli sforzi, conservo qualche pregiudizio sulla natura delle persone. In effetti alcune parti dei suoi articoli sembrano scopiazzate da testi di importanti autori: corretto sarebbe riportarle come citazioni, però un possibile “plagio” credo faccia parte delle sue provocazioni e, comunque, vuol dire che lei almeno qualche testo buono lo ha letto. In ogni caso sta diventando un personaggio pubblico come altre attrici porno prima di lei, attiviste nel campo della sessualità.

Incuriosito da questa porno-intellettuale, se così si può definire, ho letto con attenzione un suo articolo che ha suscitato le vive polemiche di un altro intellettuale, stavolta non porno, ma comunque giovane e in ascesa: Diego Fusaro. Ricercatore e saggista, è noto soprattutto per la curatela delle nuove edizioni di opere di Karl Marx, con Bompiani, e per il portale “La filosofia e i suoi eroi“, creato a 16 anni per raccogliere appunti di filosofia e oggi uno dei più ricercati. Fusaro ha aspramente criticato la posizione (intellettuale) di Nappi sull’idea attuale di anticapitalismo (secondo lei assimilabile al fascismo), adducendo però argomentazioni che, pur nella loro complessità, sembrano quasi reazionarie. La questione è piuttosto interessate, al di là della polemica generatrice, perché pone in rilievo un problema teorico stringente, cioè la crisi dell’alternativa socialista al capitalismo e l’emergere della destra radicale come forza di contestazione. Prima però di dire la mia, vi consiglio di leggere i due articoli in questione per avere la visione esatta del problema, così come è posto dai duellanti:

– “Oggi il fascismo si chiama anticapitalismo” (V. Nappi)

– “Il Capitale e i suoi utili idioti: la signorina Nappi” (D. Fusaro) Continua a leggere


I quaderni nazisti di Heidegger

L’uscita di questo articolo sta suscitando, tra gli studiosi di Heidegger, non poche perplessità. A me invece sta solo confermando quello di cui ero già convinto: che il caro Martin, per quanto a modo suo, avesse aderito in maniera del tutto convinta al regime nazista.

Heidegger è un pensatore ormai molto influente negli àmbiti accademici, tanto che non si può fare a meno di citarlo o di vederselo citare in risposta a interventi, articoli, saggi ecc.; quanto meno, non è possibile evitare di confrontarsi con il suo pensiero, o parte di esso, poiché le sue critiche esistenzialiste all’era moderna trovano vasta eco nei problemi peculiari della globalizzazione: dall’annullamento dell’individuo nei numeri statistici, alla soverchiante potenza della tecnica non solo in ambito pratico, ma soprattutto in ambito culturale ed etico. Io, a causa dell’antipatia che questo filosofo mi suscita, non ho mai approfondito granché il suo pensiero, e devo dire che spesso sento di dover colmare questa lacuna, per poter affrontare al meglio certi temi. Le critiche da lui portate alla modernità, certo valide e profonde, ma di stampo regressivo, vengono ormai preferite a quelle dei principali esponenti della Scuola di Francoforte (Adorno, Horkheimer, Marcuse ecc.), indebitamente ritenute “sorpassate” perché legate alla cultura marxista e all’epoca in cui furono sviluppate. Il problema è che l’epoca fu grosso modo la stessa di Heidegger, dagli anni Trenta ai Sessanta, con la visione di grandi contrapposizioni tra regimi totalitari e democrazie capitalistiche, la nascita e lo sviluppo sempre più veloce della società di massa e dei suoi elementi massificanti. La differenza, per quanto mi è dato comprendere al momento, sta nella diversa prospettiva intellettuale: esistenzialista nel caso di Heidegger, quindi concentrata sulla vita dell’uomo, sul suo esserci e sull’essere in generale; marxiana nel caso della Scuola, cioé non prettamente politica (ossia marxista), ma incentrata sull’analisi materialistica dei rapporti sociali, politici e culturali che condizionano gli individui, anche sul piano psicologico. Se la Scuola di Francoforte è perciò legata all’analisi di una configurazione sociale che oggi, per molti versi, è mutata, la critica heideggeriana assume una connotazione atemporale, valida al di là delle epoche contingenti, perché fa riferimento alla natura umana in modo “diretto”.

Cosa vuol dire tutto ciò? Che Heidegger, dapprima relegato ai margini del mondo accademico in quanto compromesso con il regime nazista, è diventato di fatto l’autore più studiato della filosofia contemporanea. Continua a leggere


Nuovi aforismi a buon mercato

Dopo oltre un anno dall’ultima infornata, ritornano le perle di saggezza che sparo in giro (e che forse era meglio dimenticare). Di solito sono commenti estemporanei, slegati tra loro, che potrei sviluppare ma anche no.

Aforismi 17 – 23

Sommario

  • Imperfezione di fabbrica
  • Il compagno Nietzsche
  • Umanismo e Tecnica
  • L’autocritica fa bene a tutti
  • Il buon consumatore anarchico
  • Polemica di campagna
  • Polemica da guardaroba

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