Il simbolo della discordia

falcemartello a palate

Partecipa anche tu al concorso “Fonda un Partito Comunista”! Scegli almeno due termini che richiamino la passione rivoluzionaria e disegna una falcemartello originale, potrai vincere una delle centinaia di migliaia di schegge di elettorato esasperato in palio!

Ho ritrovato un vecchio dibattito politico, un confronto breve ma abbastanza serrato sul comunismo, che ebbi qualche anno fa con un interlocutore il quale, a fronte di un simbolo politico contenuto nell’immagine qui riportata (da me realizzata per questioni d’autoironia), espresse tutto il suo disappunto scandalizzato. Poteva essere un semplice litigio e, per poco, non lo è diventato; invece è rimasto un dibattito interessante e allora ho deciso di riportarlo qui, come già avevo fatto ne Il cartello della discordia. Può essere interessante, se non altro, dato il recente ennesimo tentativo, in sede europea, di equiparare nazismo e comunismo.

Purtroppo qualcosa è andato perso, perché era un dibattito su una rete sociale e un paio di altri interlocutori hanno poi cancellato i loro profili, eliminando così i loro commenti (è rimasto solo l’ultimo, che chiude il resoconto). Lo stesso problema lo ho avuto con un altro paio di “litigate” con un fanatico religioso su evoluzionismo e creazionismo, che stavo pensando di riportare qui. Peccato.

*

Resoconto pseudo-stenografico del dibattito

Antisovietico – Che orrore. L’esistenza di un partito marxista-leninista-maoista, legalmente riconosciuto, che nel 2006 ha organizzato una celebrazione per la nascita o la morte, non ricordo, di Stalin, per me è un orrore.

Me Medesimo – Per me è molto più orribile che ci siano centinaia di gruppi neonazisti attivi in tutta Europa, in grado di guadagnare pure un certo consenso, che non un gruppetto di settari che mantengono viva una fiamma spenta. Questi non fanno male a nessuno, anzi, sono pure folkloristici.

Antisovietico – I neonazisti sono certamente terribili. Ma fare del folklorismo su un simbolo che ha provocato decine di milioni di morti… in paesi come la Lituania l’utilizzo di questi simboli è illegale.

Me Medesimo – Anche la demagogia dovrebbe essere illegale. La Lituania ha una storia che solo in parte può giustificare questo assurdo divieto. Comunismo non significa automaticamente gulag, né avere prospettive differenti sulla valutazione storica dello stalinismo può essere oggetto di censura legale. Comportamenti del genere, ironicamente, sono propri di regimi come quello stalinista. Non mi pare un bell’esempio da seguire.

Antisovietico – Ciononostante, il ritratto di Mao sull’emblema di un partito legalmente riconosciuto… fatti un giro in Lituania e poi riparliamo delle giustificazioni che si sono dati per prendere quelle scelte. Arrivo or ora da una serie di interviste con persone che si sono fatte 8 anni di gulag per aver disegnato una vignetta satirica sul governo, o peggio, per aver coltivato una passione per la numismatica e aver posseduto (a quanto pare illegalmente) delle monete d’argento. E non parlo della fine degli anni 40 sotto Stalin, parlo dell’88/89. Praticamente l’altro ieri… L’Italia non è l’USSR o la Cina, questo è sicuro, ma un’occhio a quello che è successo intorno a noi andrebbe dato. E comunque scusa, puoi avere tutte le prospettive storiche che vuoi sullo stalinismo, ma per me resta un regime che ha provocato 8 milioni di morti in un anno (carestia programmata in Ucraina nell’inverno del ’33) tanto per fare un esempio.

Me Medesimo – Ma va? Mi stai dicendo che i comunisti, all’est, erano cattivi? Ma questo mi sconvolge! Non sapevo niente di niente, io che vivo in un paradiso ovattato di bandiere rosse! Oh, come farò a sopportare un tale fardello di verità?…. senti, far funzionare la logica ogni tanto non fa male: come ti ho già detto, se si finisce in galera per una falcemartello sullo zaino non si è in una situazione tanto migliore rispetto a quella che si denuncia. Magari non ti farai 8 anni, però il principio è lo stesso. Dov’è il passo avanti? E chi è che paga oggi, il vecchio torturatore della polizia, il vecchio dirigente imposto da Mosca, o il giovane militante che all’epoca manco era nato? Per me lo stalinismo è stato anche i gulag, non solo quelli però. La demonizzazione è nemica della razionalità.

Antisovietico – E’ evidente che non sono altrettanto preparato sull’argomento. Vorrei sapere, cos’altro c’è nello Stalinismo?

Me Medesimo – Il tentativo di costruzione di un sistema diverso, l’esperimento di un’alternativa del moderno, la mobilitazione di un’intera società verso obiettivi comuni, in ogni campo. Gente che ha creduto in buona fede in ciò che faceva, che ha sperato, lottato e infine perduto. Per te è poco? O magari è l’ennesima menzogna, o illusione? Tutte le esperienze, tutte le vite, tutti i progetti e gli stessi morti, non possono essere appiattiti sotto l’etichetta del totalitarismo: è un modo come un altro di commettere lo stesso tragico errore dei burocrati di Mosca, lo stesso schiacciamento sotto il peso dei numeri e delle generalizzazioni. Non giustifico niente della tragedia, ma mi rifiuto di chiudere gli occhi sulla complessità di un mondo scomparso, come se tutto il comunismo sia solo e semplicemente un’impresa criminale.

Antisovietico – Dov’è la differenza con la Germania nazista? Perché non ho mai sentito dire “la germania erano i lager, ma non solo quelli però”.

Me Medesimo – Ah, vuoi la differenza con la Germania nazista? Per te non c’è? Allora veramente non sei preparato. Intanto, una differenza fondamentale è nel rapporto tra teoria e prassi: nel nazismo non c’è soluzione di continuità, si teorizza il dominio e si crea, si teorizza lo sterminio e si attua, si teorizza l’irregimentazione della popolazione e si realizza. Nelle esperienze di comunismo c’è una frattura profonda, invece: si teorizza l’estinzione dello stato e invece in URSS si crea un super-stato, si teorizza la socializzazione dei mezzi di produzione e invece si costruisce una specie di capitalismo di stato, si teorizza la fine della società divisa in classi e invece si produce una élite del partito con privilegi preclusi al proletariato urbano e contadino, ecc.
Poi, la struttra del potere: nel nazismo tutto si basa sul comando del leader carismatico, l’intero apparato ruota attorno alle sue decisioni e a quelle dei suoi più stretti collaboratori, laddove finito il capo cambia il regime, o sparisce del tutto; nello stalinismo, nonostante il peso via via crescente del culto del capo, il sistema funziona anche senza di lui e, nonostante la burocratizzazione della società civile, esiste un graduale ricambio che parte dal basso, dalle oblast, e le decisioni sono più collegiali rispetto al nazismo.
Infine, il nazismo non si presenta in nessuna altra forma se non quella conosciuta negli anni Trenta e Quaranta; il comunismo è invece una pluralità di esperienze che lo rendono assai diverso a seconda che sia stato al potere o all’opposizione, in accordo con un regime o in lotta con esso, organizzato in un partito o espresso nel lavoro intellettuale.
Lapalissiana poi la differenza di ideali e obiettivi.
Ma scommetto che non ti basta, vero?

Antisovietico – Mi pare stessimo parlando dello stalinismo, non del comunismo nella sua forma generale.

Me Medesimo – Mi fa piacere che tu sottolinei questa distinzione. In ogni caso mi pare di aver risposto, almeno in parte: non credere che non capisca il tuo punto di vista, di fronte ai morti e agli umiliati dei regimi eurasiatici è difficile non fare di tutta l’erba un fascio, specie se poi, come spesso accade in questi tempi, si rischia di dare man forte a quel revisionismo storico dai secondi fini ormai evidenti. Quello che stavo cercando di dire è che le differenze tra i due regimi sono altrettanto forti quanto lo sono le somiglianze. E non devi credere a me, ci sono almeno due libri interessantissimi di contributi dati da storici di livello mondiale che esaminano questi aspetti (entrambi si intitolano Stalinismo e nazismo, uno edito da Bollati Boringhieri e l’altro da Editori Riuniti, ma con curatori e autori diversi).
[Per chi fosse interessato, si controlli qui e qui]

Antisovietico – Comunque, se ben ricordo, era di Lenin l’idea di creare un sistema differente, che a sua volta portava avanti le idee di Marx e Engels. Tra l’altro, recentemente è venuto fuori che Lenin era profondamente contrario all’idea ch Stalin diventasse il suo successore, in quanto lo vedeva come una “testa calda, troppo aggressivo. Non deve assolutamente essere lasciato a testa del partito”. L’obiettivo comune non esiste, anche Marx lo riconosce, e se hai letto Kant anche solo un minimo lo sapresti. E certo, tutti crediamo in quello che facciamo! Anche uno stupratore che si scopa tua sorella o tua madre crederebbe in quello che sta facendo. Poi, non vedo il collegamento tra Stalin e perdita (visto che parli di sconfitta/perdita). Mi pareva fosse uno dei vincitori della WW2. Non è per questo che i russi celebrano il 9 Maggio come giorno della vittoria? E poi a che tipo di progetti ti riferisci? Gulag in tutto il paese? Affamare l’Ucraina fino alla morte? Per favore, sii più preciso, voglio sapere. Appiattire con i numeri? Le generazioni di mezza europa hanno ancora le coscienze polverizzate, perché ci vorranno almeno due generazioni perché nessuna di queste persone abbia più niente a che fare con gli effetti del regime Stalinista. E questo potrebbe non accadere finché ci saranno persone come i nostri amici del partito Marxista Lenininsta che continuano a celebrare la figura di Stalin. Chissà che non si trovi un degno successore? E si, per quanto riguarda l’Unione Sovietica è stata universalmente dichiarata criminale e illegale. E direi che lo stesso di potrebbe dire della Cina, solo che dei cinesi non si può dire niente perché sono i proprietari di tre quarti del mondo. E poi i Khmer rossi, o la Bielorussia! Pensa che li il KGB esiste ancora e si chiama proprio KGB! Oh si tutto questo mi fa proprio venire voglia di fare del “folklorismo”.
Comunque ti ringrazio per questa conversazione; è sempre interessante confrontarsi con persone che hanno punti di vista differenti. Lo dico sinceramente 🙂

Me Medesimo – Figurati. Comunque vedo che c’è parecchia confusione su vari punti, o almeno una semplificazione eccessiva.
Per prima cosa, l’idea di creare un sistema di vita differente è stato il cuore di tutte le rivoluzioni moderne, il punto che distingue Marx da Lenin e Lenin da Stalin è l’idea su cosa fare per costruire l’alternativa. Marx ha elaborato determinate teorie, Lenin le ha interpretate a modo suo in base alle condizioni russe, Stalin ha in parte seguito le idee di Lenin e in parte seguito un cammino autonomo. La contrarietà di Lenin a Stalin è in realtà ben nota da tempo, espressa in una lettera al Comitato Centrale poi divenuta famosa come “Testamento di Lenin” (essendo stata scritta poco prima della sua morte), in cui avvertiva che il potere concentrato nelle mani del segretario del partito stava aumentando troppo e la personalità di Stalin non era adatta a gestirlo, essendo appunto troppo rude. Naturalmente tutto ciò è venuto fuori solo dopo la morte di Stalin, al XX congresso del pcus nel 1956.
Kant, se lo vogliamo citare, era già contrario all’idea stessa di rivoluzione, perché secondo la sua etica del dovere il popolo deve comunque ubbidire al proprio sovrano e non può avere il diritto di ribellarsi (la ribellione nega il dovere); ma quando io parlo di “obiettivi comuni” sto parlando di progetti politici su larga scala, volti alla collettività. In URSS come nella Cina popolare, o anche Cuba, sono stati tentati progetti cui tutti i cittadini dovevano contribuire: se tutti lavorano insieme a progetti collettivi, non lo fanno forse per raggiungere obiettivi che sono comuni all’intera nazione?
Poi, per favore, non scadere negli esempi da reazionario: quando parlo di credere in ciò che si fa, parlo della passione politica, della speranza nella costruzione di un futuro migliore per se stessi e per gli altri. Ho detto quella cosa perché troppo spesso passa l’immagine di un popolo soggiogato da un pugno di criminali, costretto a fare cose che non voleva fare e che magari sperava di essere liberato dalle potenze occidentali. Ovviamente non era così, le cose erano più complesse, tra dissidenti, sostenitori e “apatici”. Ma sulla partecipazione e persino l’entusiasmo alla costruzione del socialismo reale possiamo avere un esempio proprio per quanto riguarda la Seconda Guerra Mondiale: lo sforzo gigantesco sostenuto dai popoli sovietici per combattere il nazismo è stato alimentato soprattutto dalla convinzione di dover difendere la propria terra e il proprio nuovo sistema. Meno male che erano convinti di quel che facevano, altrimenti oggi parleremmo tutti il tedesco.
La perdita cui mi riferisco riguarda lo scioglimento dell’URSS, la fine dell’esperimento comunista cui tante persone hanno votato la vita; i progetti cui mi riferisco sono i più svariati, dall’industrializzazione all’elettrificazione, dallo sviluppo urbano a quello scientifico, all’arte, lo sport, il diritto ecc., sui cui risultati si può discutere, ma che non possono semplicemente essere cancellati come se lì si vivesse da barbari per morire nei gulag. Il gulag e altri episodi vergognosi come la carestia in Ucraina non costituiscono la totalità dell’esperienza sovietica, né si può continuare a fare la storia a colpi di numeri e statistiche dei morti, cioé con l’appiattimento delle varie realtà umane e civili sul calcolo di quanti ne hanno ammazzati.
Sugli effetti dello stalinismo pure hai una veduta troppo di parte: se vogliamo metterla così, credi che l’ondata di nostalgia per Stalin che ancora si riflette per l’Europa orientale sia solo opera di qualche nostalgico scalmanato? Evidentemente non tutti la pensano come i lituani.
Infine, i Khmer rossi sono un caso a parte, mentre sulla Bielorussia si può dire che sta pagando il prezzo di tutti quelli che non sono cambiati dopo il 1991, ossia l’isolamento internazionale. Il problema è Lukashenko, che non ha intenzione di mollare la presa. D’altra parte c’è una bella differenza tra lui e l’ex-URSS, il contesto storico-politico.
L’Unione Sovietica non è stata mai dichiarata “universalmente criminale e illegale”, semmai alcuni paesi dell’est hanno deciso in tal senso per i propri affari interni, e l’anticomunismo mondiale ha buon gioco nel gridare al crimine contro una superpotenza ormai svanita, ma sotto questo giudizio demonizzante non c’è solo l’indignazione per la violazione dei diritti umani: oggi si vuole criminalizzare il comunismo come idea, non solo come regimi storici, il comunismo come forma generale, non solo come stalinismo. E questo è ben più grave di un partito che, qui – non in Lituania – raccoglie chi ha deciso di prendere per oro colato la retorica dei grandi leader comunisti.
Insomma, ti stai scandalizzando per niente, essere comunisti in occidente è sempre stato molto diverso che esserlo in oriente, e di certo il PMLI non può costituire una minaccia per nessuno, nemmeno morale. O pensi che dire “a me Stalin piace” equivalga ad evocare il diavolo in chiesa?

Antisovietico – Non penso che costituisca un rischio, ma per me non è diverso dal dire “a me piace Hitler”.

Me Medesimo – Per me sì, con le dovute cautele naturalmente. Ok, grazie per lo scambio di vedute 🙂

Antisovietico – E’ interessante conversare con persone intelligenti.

Pseudopolacco – “a me Stalin piace” puó essere uguale a “a me Hitler piace”, ma Stalin non è il comunismo mentre Hitler è il nazismo, quindi falce e martello non equivale alla svastica.

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basti sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

2 responses to “Il simbolo della discordia

  • redpoz

    I libri che citi, li consigli? In particolare quello di Rousso sulla memoria, che mi dici?
    (Chiedo per un amico XD)

    • GoatWolf

      😀 Beh, puoi dire al tuo amico che entrambi i testi valgono la pena, perché sono molto specialistici, forniscono prospettive e interpretazioni storiografiche molto spesso differenti da qualsiasi pubblicazione più nota al pubblico e arricchiscono notevolmente la conoscenza dei due regimi, prendendo in considerazione anche talune questioni ideologiche e filosofiche.
      Purtroppo al momento non li ho sottomano e non so fornirti i dettagli – sarei lieto di trascrivere l’indice del volume di Rousso – ma potresti comprarlo a scatola chiusa senza pentirtene (o cercarlo in biblioteca, un servizio pubblico da rivalutare). In ogni caso, sono due raccolte di materiali originariamente concepiti per dei convegni, quindi presentano ricerche di alto livello, completandosi a vicenda.

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