Aforismi a buon mercato, vol. 8

Aforismi 62 – 71

  • Fideismo politico
  • Mascolinità tossica secondo Rollins
  • Duri e impuri
  • Quando c’era esso
  • Votazioni, I
  • Votazioni, II
  • A proposito di Coso
  • Imparare da Sun Tzu
  • Basta materie da comunisti!
  • Chi è fascista?

[Stavolta alcuni sono proprio vecchi, eh, ma ci sono link interessanti in mezzo]

62 – Fideismo politico. Ieri ho toccato con mano il potere della fede. Un uomo che fino all’anno scorso era di idee semplici, ma sempre in cerca di informazioni e conoscenza, con un certo spirito critico e una certa apertura al confronto, si è ora trasformato in un automa entusiasta, un tifoso fanatico, privo del benché minimo barlume di spirito critico, le cui semplici ma curiose idee sono state triturate nel vortice della fede, della credenza assoluta nel Grande Uomo Politico per cui ha votato. Tutto ciò che questo Grande Uomo Politico dice o fa, è da lui accettato come il meglio che si potesse chiedere, non importa quanto assurdo, vergognoso o patetico sia; la stessa cosa fatta da un altro sarebbe per lui, invece, fonte di orrore e rabbia suprema. Ho insomma visto un uomo trasformarsi in niente, auto-annullarsi nell’adorazione fideistica del Capo, diventare un numero senza importanza nella oceanica tifoseria di sostenitori senza se e senza ma, e felice e orgoglioso di essere questo numero da niente. Esattamente come gli avversari che ha sempre criticato. Nulla di ciò che ho detto ha avuto la chance di scalfire la sua fideistica “coscienza”, la sua credenza nell’incarnazione umana di un’idea di Paese cui fu programmato da piccolo e che, nella realtà concreta, non è mai esistita. Ieri ho parlato con il Niente in guscio d’uomo.

63 – Mascolinità tossica secondo Rollins. La “mascolinità tossica” non è una esclusiva degli Stati Uniti d’America, ma sembra che lì abbia raggiunto uno status di egemonia culturale peggiore, rispetto all’Europa. Forse per la generale ideologia americana che vede negli spiriti animali del capitalismo la vera essenza della natura umana e sociale. Qui però non siamo troppo lontani, solo meno abituati a scannarci per ogni singola cosa. Ecco cosa ne pensa Henry Rollins (in inglese).

64 – Duri e impuri. C’è gente che sta sempre a sottolineare le contraddizioni della sinistra e parla con paternalistica condiscendenza di come si dovrebbe vivere nel modo giusto, per essere coerenti con le proprie idee; di solito con ricette palesemente assurde, per concludere che è meglio lasciar perdere e adattarsi alla (presunta) coerenza del mondo così come è. Oppure ci sono i “duri e puri” di sinistra, che fanno la stessa cosa ma con sacro furore, per poter condannare e giudicare. Io affermo che la contraddizione sia una cosa buona, perché il “dolore” che infligge ci porta a pensare e riconsiderare sempre la nostra azione; e che nessuno è immune da incoerenze, perciò nessuno può dirmi come essere o non essere un comunista. Infine, che l’impurità e la contaminazione sono potenzialmente un sintomo di libertà cosmopolita, che di per sé nega il settarismo e la chiusura, di cui una stupida e incosciente coerenza è il nutrimento. Preferisco lottare con me stesso, che è già una faticaccia, ed essere per quanto possibile “duro e impuro”, che stare a sentire le lezioncine di socialismo applicato di reazionari e fanatici.

65 – Quando c’era esso. [All’epoca del Salone del Libro] Ho visitato il sito della casa editrice neofascista per rendermi conto di cosa pubblicasse. Come se ce ne fosse bisogno, eh? Beh, preferisco vedere coi miei occhi. A parte qualche “classico” di interesse storico (tipo un quaderno di “mistica fascista” o qualche testo di Otto Rahn), c’è tutto il kit del sovranista comunitarista razzista e xenofobo: fumetti di propaganda, riviste rosso-brune, testi di Dugin e altri reazionari, saggi su figure dell’antimodernismo e della “spiritualità” antica, ecc. Robaccia pura e semplice. E insomma, volendo essere gentili, ancora una volta ho avuto la certezza che quel mondo lo rifiuto in toto e mi dispiace che ancora esista.

66 – Votazioni, I. La contraddizione che sento più forte è di volere una democrazia partecipativa, senza però aver mai partecipato attivamente alla vita politica del Paese. Non mi sono mai tesserato a Rifondazione Comunista, quando era un bel partito; non ho mai frequentato i circoli comunisti della mia zona; solo marginalmente ho “lambito” le proteste studentesche all’università. E ora non posso fare a meno di pensare che iscriversi a un partito significhi, oggi, entrare nel feudo di qualcuno, più che far parte di un movimento o prendere parte a un progetto. Le scuse sono le solite: non ho tempo per le attività, non ho soldi per le quote, non ho pazienza per gli slogan. Il contributo che posso dare è intellettuale, non concreto, ecc.ecc. ma allora, perché darmi tanta pena di formarmi una opinione? Solo perché non sopporto lo stato di cose e voglio che cambi? Solo perché quel che ritengo giusto per la società mi pare più importante di quel che mi va di fare realmente? Che senso ha seguire una idea, se poi non si prova a renderla una vera bussola per la propria vita? Eppure, critico la democrazia liberale (col suo laissez-faire) mentre la seguo pedissequamente, limitando il mio coinvolgimento politico al momento elettorale.

67 – Votazioni, II. Voto perché tanta gente diede la vita per questo diritto, ma farei prima a fondare un altro partito, che a scegliere tra questi zero-virgola pronti a separarsi il giorno dopo. Quanto mi manca il centralismo democratico… che sì, aveva i suoi difetti e oggi come oggi aumenterebbe il degrado di partiti ridotti a feudi personali del capetto di turno, ma sulla carta era il meccanismo migliore per evitare il caos, segnare una linea da seguire e mantenere allo stesso tempo un dibattito in seno all’organizzazione.

68 – A proposito di Coso. Beccato il noto intellettuale rossobruno (no no, niente nome) per caso su La7, come sempre stucchevole, moralista e noioso. Riesce a farmi venire l’antipatia per le teorie filosofiche, che è un po’ come far venire lo schifo per la messa a un prete. Ma che dico? Il prete è lui! Un vecchio pretaccio reazionario, un “hegeliano di destra” che sogna un socialismo rurale, comunitario, locale e tradizionalista. E pensare che dieci anni fa lo invidiavo perché riportava sugli scaffali alcune opere di Marx! Ora mi provoca vorticose rotazioni e frangimenti alle basse sfere, credo di proposito, visto come disprezza apertamente tutto ciò che è legato alla sessualità.

69 – Imparare da Sun Tzu. Ho letto Sun Tzu, così come gli strateghi giapponesi e da ultimo l’imperatore Tang, e capisco cosa intendano con l’applicazione dell’arte militare alla politica e all’economia. Se si guarda alla vita come a un gioco di guerra, anche la saggezza di mille anni fa va benissimo. Per questo consiglio la lettura di questo breve articolo sui personaggi del Trono di Spade.

70 – Basta materie da comunisti! Purtroppo, questo fa parte dell’ideologia fortemente religiosa del governo, oltre che della lotta agli avversari politici. C’è la convinzione che questo tipo di studi diffonda idee pericolose per l’integrità della nazione, con il solito repertorio reazionario di “ideologia gender”, “kit gay distribuito nelle scuole”, “università covo di comunisti e atei” ecc.. Nella foto, in primo piano accanto a Bolsonaro, c’è Damares Alves, ministro per i diritti umani, la famiglia e le donne, che (oltre a dire di aver visto Gesù su un albero di goiaba) è una convinta sostenitrice dell’illegalità dell’aborto, della preminenza della religione nelle politiche governative, dell’unione dei poteri dello Stato, e dei “tradizionali” ruoli di genere minacciati dagli abusi dell’indottrinamento ideologico progressista. Insomma, gente all’avanguardia.

71 – Chi è fascista? Finché si parla di CP o altri gruppi dell’estrema destra, non credo ci sia da discutere se il termine “fascismo” sia o meno consono, questo è ovvio. Il dubbio è invece legittimo per tutto il resto, e credo anche io che usare l’etichetta di “fascista” in maniera indiscriminata rischi di svuotare di senso la parola. Ricordo la bella analisi di Eco sul “fascismo eterno” (o “ur-fascismo”), che condivido come ricerca di caratteri fondamentali della politica di esclusione e sopraffazione; ma da un punto di vista storico – e terminologico – ci andrei più cauto. Rimando alle considerazioni di Emilio Gentile.

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basti sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

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