Considerazioni attuali, 4

Sommario

  1. AggiornamentoSu Cesare Battisti
  2. Sui “rossobruni”
  3. Sulle armi
  4. Su Darwin in Turchia
  5. Sull’antisemitismo per bambini
  6. Su Bolsonaro
  7. Sui bot, cioè i falsi profili social
  8. Sulle fake news così assurde che vengono prese sul serio
  9. Su South Park: una apologia

Aggiornamento – Su Cesare Battisti. Sulla questione di Battisti esistono due verità, quella giudiziaria e quella politica. La prima si basa sulla ricostruzione dei fatti attraverso indagini la cui realizzazione, piaccia o meno, risente degli anni in cui furono svolte, con tutte le implicazioni immaginabili (non fu certo cosa limpida). La seconda scaturisce dalle prese di posizione di amici e nemici, dalle proiezioni ideologiche che sul caso vengono fatte, da ciò che si desidera che Battisti sia: un capro espiatorio, un simbolo, un delinquente, un mentecatto, un combattente, una scusa, un feticcio, un bersaglio, un mostro, un uomo cattivo, una vittima, un assassino, un’opportunità.
Se la verità giudiziaria ha le sue luci e le sue ombre, cosa in fondo “normale”, su cui si può discutere (e si dovrebbe farlo, finalmente, con i protagonisti a disposizione), il problema è invece la verità politica, che si piega costantemente a quel desiderio di vedere concretizzato nel vecchio terrorista un intero vecchio mondo.
Personalmente, non so cosa dire. Inizialmente, viste le personalità intellettuali pronte a difendere questo tizio, mi ero convinto anch’io del fatto che fosse a suo modo un capro espiatorio (verità politica); poi ho cercato informazioni sul processo, e ho pensato che comunque ci fossero elementi sufficienti per una condanna, almeno per alcune delle accuse a suo carico (verità giudiziaria). Ma alla fine, ho pensato a Toni Negri: lui si è fatto la galera in pratica da innocente, è fuggito in Francia come un perseguitato, è comunque rientrato volontariamente per concludere la faccenda una volta per tutte, sempre additato come un “cattivo maestro” e uomo pericoloso; e invece questo cialtrone di Battisti, che ha sparato e rapinato fregiandosi del titolo di “combattente”, auto dichiarandosi vittima del potere, non ha le palle di affrontare il giudizio? E che razza di combattente è? – Anche questa, comunque, è una verità politica.

Sui “rossobruni”. Una volta, gli anticomunisti liberali e cattolici facevano a gara per dire che il comunismo e il nazismo erano la stessa cosa. Oggi, nella crisi generale della politica, i nuovi fascisti si appropriano delle parole d’ordine comuniste (alcune, non tutte) per camuffarsi da rivoluzionari e conquistare lo spazio lasciato vuoto dalla sinistra vera. Per loro, comunismo e nazismo sono davvero la stessa cosa. “L’orrore, l’orrore”, diceva Kurtz morendo. Questo articolo prova a fare il punto della situazione; contando che è del 2010, direi che siamo andati ancora più avanti.

Sulle armi. Metto subito in chiaro una cosa: a me le armi piacciono. Non sono un appassionato, non le conosco a dovere e non ho mai sparato, ma mi piacciono. Non sono tra coloro i quali ritengono che non si dovrebbero nemmeno regalare giocattoli in forma di arma ai bambini. Penso che una buona educazione e il benedetto buon senso sappiano far passare generazioni indenni da strambe, presunte influenze sulla concezione del mondo e dell’umanità. Io sono cresciuto con pistole e fucili giocattolo, soldatini e relativi mezzi, storie di guerra, cowboy, pirati, ninja, poliziotti e altre figure “violente”, senza per questo voler sparare al mio prossimo. Detto questo… ho cercato di capire le posizioni di chi è americanamente a favore del libero commercio di armi, del possesso senza troppe restrizioni e del diritto a difendersi quando lo Stato latita. In certe situazioni, non hanno tutti i torti: zone isolate, critiche, pericolose, in cui ci sono problemi reali, concreti ed effettivi di sicurezza immediata; all’estero, penso a realtà come certe zone del Brasile o del Sudafrica, che sono davvero spaventose. Ma in generale vedo quasi solo negatività, rischi moltiplicati, armi in mano agli imbecilli, ingiustizie peggiori. E non posso non rilevare che se qui le sparatorie di gente pazza sono rare, è perché non è affatto facile entrare in possesso delle armi, e quando ciò è possibile, si deve sottostare giustamente al controllo dello Stato. Senza questo, si rischia il caos… specialmente in Italia, specialmente adesso.

Su Darwin in Turchia. Avete saputo che in Turchia hanno eliminato la teoria di Darwin sull’evoluzione dai libri di scuola? L’oscurantismo inquisitorio della religione contrapposta alla scienza in forza di legge è un pericolo che si ripropone costantemente. Oggi in Italia c’è una tendenza simile, anche se più propagandistica, che vede non solo nel crocifisso (da sempre simbolo identitario), ma addirittura nel presepe, per sua natura una rappresentazione di coralità “ecumenica”, un modo di segnare confini, escludere culture, imporre identità. Tra religione a scuola e complottismi antiscientifici, siamo messi malissimo.

Sull’antisemitismo per bambini. Questo testo contiene tre agghiaccianti libri per bambini creati nella Germania nazista. Il linguaggio e le immagini prospettano una visione degli ebrei come i mostri delle favole, orchi che si mimetizzano tra le persone (ariane) per corromperle, approfittarsi di loro e dominarle. Sopratutto nel primo dei libri, alle iniziali filastrocche si sostituiscono gradualmente slogan e insulti veri e propri. Dal 1938 si creeranno anche in Italia orrori simili, soprattutto strisce a fumetti. Il testo è accompagnato da un inquadramento storico e un esame del linguaggio. Una lettura davvero pesante, che ho avuto modo di usare anche in un corso universitario per mostrare i modi di piegare la pedagogia all’indottrinamento totalitario. Spero che aiuti a riflettere sulla situazione attuale. Ma ne dubito, perché sono pessimista.

Su Bolsonaro. Bolsonaro è un tipico esempio di pagliaccio che viene preso sul serio quando tutto il resto è andato in malora. Anche il Brasile ha ora il suo Trump (o il suo Salvini). Forse è persino peggio. Purtroppo è il momento dell’onda di destra, che attraversa il mondo; “populismo” nel senso attuale, vuol dire politica “popolare” e quindi reazionaria, perché il popolo (ossia in generale la massa) è tendenzialmente reazionario, chiuso in concezioni ormai immediate, cioè non mediate dalla cultura degli intellettuali (“teste d’uovo”, a voler essere gentili, visti più che mai con sospetto). Oltretutto, hanno accoltellato Bolsonaro in campagna elettorale (che, come da noi, è stata uno spettacolo indecente in ogni senso); pur detestando questo pagliaccio dittatoriale, devo dire che gli attentati politici sono sempre odiosi. In una democrazia, per quanto fragile e incerta, la violenza non deve mai prevalere sulla dialettica. Semplicemente non è giusto, per quanto si possano esacerbare gli animi. Non era ammissibile quando uccisero Pym Fortuin, non lo era nemmeno quando lanciarono un souvenir del Duomo in faccia a Berlusconi (tra l’altro detestai sentirmi solidale con lui), perché queste cose, in una democrazia, si risolvono con il dibattito politico, le elezioni, il controllo dei risultati. Ma, visto che il pagliaccio non è mai stato in pericolo di vita, posso dire che il problema “vero” è che con gli attentati si creano martiri: Bolsonaro, subito dopo, è diventato magicamente la povera vittima dei “delinquenti di sinistra”, che lo hanno aggredito in ogni modo (non solo col coltello, ma con la loro ignobile dialettica) senza che lui reagisse (il fatto che abbia urlato cazzate da denuncia faceva parte del personaggio, sapete). Diventato così tutto a un tratto un sincero democratico, tutto pace-e-amore, mentre intolleranti e fascisti sono tutti gli altri (ossia la sinistra), Bolsonaro ha recuperato voti tra gli indecisi e gli illusi, mentre qualcosa la ha persa tra i sognatori di una nuova dittatura militare (ma poca cosa, tant’è che ha stravinto). Invece, bisogna tenere a mente che lui è e resta un intollerante, un fascista, un razzista, un omofobo, un sessista e un fautore della dittatura. La coltellata che ha ricevuto non cambia la sostanza: le persone che lo hanno votato vogliono il suo fascismo, vogliono la sua intolleranza, lui ha basato tutto su questo e continuerà su questa strada. L’unica cosa “buona” della sua vittoria, assurda per ogni altro verso, è che ora dovrà fare i conti con la politica reale, fatta di accordi e ricatti: vedremo come si districherà dal basso della sua intelligenza.

Sui bot, cioè i falsi profili social. Dicono che più si nomina una persona su Facebook, più le si dà visibilità a causa degli algoritmi che regolano i flussi di informazione. Per questo si dovrebbe evitare di nominare le persone cui non si vuole dare importanza, per non facilitare la loro ascesa. Allora forse potremmo cambiare strategia, invece di parlare contro qualcuno, parliamo a favore di qualcun’altro, una persona che ci piace, chissà che non diventi anche una buona abitudine, più positiva dello stare sempre a vomitare insulti. Ma in generale credo che la questione sia vista da una prospettiva sbagliata, o imprecisa: perché gli algoritmi sembrano funzionare sui grandi numeri, intendo davvero grandi, quindi non si tratta di me, di voi che leggete e di qualche vostro amico, ma come minimo di centinaia di migliaia di persone. Infatti hanno scoperto che nei periodi di campagna elettorale, in vari paesi del mondo, i nomi di politici si moltiplicano enormemente anche a causa di “bot” che fanno il lavoro sporco – sono cioè profili falsi, generati in modo automatico da programmi appositi, che nominano costantemente determinate persone, per far sì che gli algoritmi percepiscano grandi traffici e diano priorità a certi nomi anziché altri (funzionano tipo lo spam che intasa le nostre caselle postali, o i commenti falsi che riempiono ogni giorno, a decine, la rivista di cui mi occupo, tutti da parte di “gente” con nomi simili a oyogozstrvig, rbtiewwzsckh e cialis-viagra-slotmachine). Per esempio, B., un noto politico di destra, è sempre in testa ai nomi più discussi sui social, non solo per la sua popolarità, ma anche per i bot che lo nominano a raffica in paesi difficilmente interessati alla sua politica interna, visto che non usano nemmeno lo stesso alfabeto. Però, vedete? Chi sarebbe “B.”? Il nostro o quello brasiliano? Come posso essere chiaro se non dico a chi mi riferisco esattamente?

Sulle fake news così assurde che vengono prese sul serio. Questo esempio incredibile di fake news su Saviano è veramente paradossale, nessuno si darebbe una zappata sui piedi con una dichiarazione del genere, ma siamo sicuri che non ci sia una porzione di gente che, per svariati motivi, si lasci abbindolare così? Secondo me c’è. Una “notizia” del genere non diventa virale per scherzo. E questo mi fa pesare che ci sia l’interesse a fomentare proprio la gente più disinformata, più frustrata, perché è questa che alla fine riesce a fare più pressione. Tant’è che è bastato mettere Salvini al Ministero dell’Interno perché si sdoganasse il razzismo con tendenze omicide, con un mucchio di persone che finalmente possono dire e augurare le cose più terribili a negri, froci e zingari perché ormai è diventato finalmente “giusto”. Quindi accettano anche l’idea di un Saviano anti-italiano. Poi certo, nell’articolo è scritto che dopo aver smascherato la bufala, molta gente si è rivoltata contro questo account, ed è un bene, perché almeno un po’ di senso del ridicolo lo hanno mantenuto. Ma fino a quando il cacciatore non ha puntato il dito? A cosa hanno creduto?

Aggiornamento – Ecco a voi la “bestia” di Salvini, che spiega ed esplica:

 

Su South Park: una apologia. Qualsiasi forma di comunicazione, è normale che venga recepita soprattutto per il tipo di impatto che sceglie di avere, e solo dopo per i messaggi che porta. Accade spesso che si pensi e si giudichi più sulla base di uno slogan, di un particolare come una frase o una immagine, che non su ciò che vi sta dietro. La satira, negli ultimi decenni, è stata criticata più per i modi di esprimersi che per i contenuti, con accuse di volgarità, di irriverenza verso totem e tabù, per dirla con Freud (come se la satira potesse avere altri bersagli); in alcuni casi, i detrattori non si sono frenati nel distorcere battute, sketch o vignette (queste ultime pericolose come bombe di gas nervino, a giudicare dalle reazioni che suscitano) pur di far assumere loro un significato del tutto diverso da quello intenzionale, e attaccare quindi quel significato attribuito. Verrebbe da dire, se fossi un paranoico, che si tratta di un tentativo di allontanare la gente dal potere della risata, e della riflessione che l’accompagna, ma questa è già un’altra storia. Bene, venendo a South Park, credo di poter dire che nessun programma, almeno fino a poco tempo fa, sia stato tanto frainteso e quindi attaccato dai media. L’unica cosa che ne viene messa in risalto è l’estrema volgarità, l’irriverenza offensiva verso le religioni, i gruppi etnici e tutte le altre cose di cui “si occupa” il politically correct. Senza dubbio è un programma pesante: sin dalla sua apparizione (fine anni Novanta) si è spinto oltre ogni limite, ha superato i suoi stessi epigoni, non ha guardato in faccia nessuno tra riferimenti sessuali, razziali, religiosi e visivamente espliciti; solo un gran senso dell’umorismo può sopportare certe prese in giro, che comunque colpiscono chiunque, senza mai dare la possibilità di affibbiare un’etichetta definitiva al programma. Il punto è South Park non è del tutto gratuito nella sua volgarità, come sembra invece a un’occhiata superficiale; i ragazzini protagonisti affrontano situazioni che riflettono realtà attuali sia negli USA che in Europa, come la manipolazione dell’informazione, il pericolo delle sette religiose, l’ingerenza delle compagnie finanziarie nella politica, le visioni ideologiche e gli inganni della propaganda, l’ipocrisia e la mancanza di rispetto per l’intelligenza di elettori, spettatori, ecc.. Insomma, ogni episodio della serie ha una sua “morale” (non tutti, ma gran parte), un messaggio che si esprime attraverso una satira feroce, talvolta disgustosa, in alcuni eccessi persino gratuita, ma mai del tutto fine a se stessa. È difficile che tutti lo capiscano. Ma non provarci neanche, significa arrendersi alla superficialità, alla faciloneria dei commentatori che, con grande ipocrisia moralistica, si prodigano nel vomitare una merda peggiore di quella di South Park; peggiore perché si prende sul serio, celando finanche disonestà nell’esercizio del potere di comunicazione. Proprio ieri ho visto un episodio in cui i genitori, gli adulti, assoldano degli attori professionisti per impersonare i propri figli nel “futuro”, i quali tornano indietro nel tempo per dire a sé stessi da piccoli di non toccare le droghe. I ragazzini scoprono il trucco: “esagerazioni a fin di bene” con cui ottenere un risultato positivo attraverso la paura, lo shock, l’informazione gonfiata. E denunciano l’assurdità di bugie, come il fumo passivo o la marijuana che condurrebbero automaticamente alla morte o alla perdizione, dette per non far iniziare a fumare (risultato positivo) ma attraverso inganni e menzogne, anziché rendere le persone consapevoli di rischi e pericoli nella loro dimensione reale. La satira, con tutte le sue esagerazioni, mette a nudo questi problemi nella loro dimensione ridicola, per affrontarli nel modo migliore: attraverso la risata, che porta alla riflessione.

 

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Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basti sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

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