Addenda sugli studi di genere

Nell’articolo Neomarxismi postmoderni e dove trovarli, ho esposto in breve e parzialmente le idee dello psicologo canadese J. Peterson contro l’idea dell’identità sessuale costruita socialmente (qui sopra, un esempio che Peterson contesta). Questa idea, o meglio questo campo di studi, viene spesso definito “teoria del gender” da chi lo avversa (solitamente reazionari di ogni risma), senza però avere la preparazione e le argomentazioni del nuovo guru della destra americana.

Per fare un po’ di chiarezza sulla questione riporto un breve testo, scritto da non so chi su Facebook, che sottolinea i termini esatti riguardo a ciò che fa incazzare reazionari e conservatori, tra i quali Peterson. Ricordo che lo avevo ricopiato un paio di anni fa, quindi immagino si riferisca a qualche polemica di allora. Eccolo:

1) Non esiste un’ideologia gender. Esistono gli studi scientifici di genere. Non sono nati oggi, ma negli anni ’70 e ’80 dalla cultura femminista. Non negano l’esistenza dei generi, ma analizzano l’identità sessuale su un piano multidimensionale:
– sesso biologico, ossia le caratteristiche biologiche e anatomiche (il pene, la vagina) che si hanno alla nascita;
– genere, vale a dire la categoria sociale che definisce il genere maschile e il genere femminile;
– l’identità di genere, se e in che misura ci si percepisce, ci si sente uomini se nati uomini e donne se nate donne;
– ruoli di genere, cioè l’insieme delle aspettative che la società ha sui comportamenti e sugli atteggiamenti che uomini e donne dovrebbero avere per via del loro sesso biologico;
– orientamento sessuale, quindi l’attrazione fisica ed emotiva verso persone persone dello stesso sesso e/o di sesso opposto.

Stabilito questo, gli studi di genere affermano che l’identità di genere degli individui non è determinata dal sesso biologico, ossia dall’organo anatomico che ci si ritrova tra le gambe (la vagina e il pene). Si può essere nati biologicamente maschi, ma avere un’identità femminile (e viceversa): non riconoscere questo, significherebbe negare, per fare un esempio terra-terra, l’esistenza di persone transessuali. Ad essere determinati/influenzati dalla società sono i ruoli di genere che, non a caso, mutano nel corso del tempo e variano a seconda del contesto culturale, religioso e politico a cui si fa riferimento. Si pensi al ruolo delle donne e degli uomini nella società: dalle prime, in passato, ci si aspettava una dedizione totale e totalizzante nei confronti dei figli e delle faccende domestiche; i secondi, al contrario, dovevano occuparsi della carriera, del lavoro. Oggi, questa distinzione si è assottigliata: ad esempio, le donne possono fare carriera e c’è anche maggiore attenzione ai congedi di paternità, per permettere anche agli uomini di occuparsi dei figli. Nel 2015 abbiamo avuto la prima donna italiana nello spazio e nel 2016, forse, avremo la prima presidente donna degli USA (Hillary Clinton). Altri esempi: si può essere donne al 100% giocando a calcio e si può essere maschi alfa indossando pantaloni rosa e praticando danza classica, malgrado le aspettative (i famosi ruoli di genere) della società prevedano altro.

2) Non esiste un fantomatico emendamento «gender» che prevederebbe l’insegnamento della masturbazione. Esiste un emendamento (ddl “buona scuola”, comma 12 dell’articolo 2) che prevede solamente e semplicemente questo: «Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei princìpi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori».

Segnalo inoltre un libro: Judith Butler, Fare e disfare il genere (Mimesis) 2004, di cui il recensore dà questa descrizione:

“Judith Butler è la più celebre filosofa degli studi di genere. L’idea base attorno alla quale ruota il suo lavoro è che il genere sia un processo (il genere è “performativo”), che si crea si disfa in continuazione. Non esiste una forma “normale” del desiderio, che è invece intrinsecamente queer: né eterossesuale né omosessuale né altro, ma in continua mutazione. Proprio perché le categorie di sesso, genere e sessualità necessitano la ripetizione di atti performativi nel tempo, questi hanno una forza normativa, disegnano norme e convenzioni che stabiliscono i confini e le condizioni della nostra vita. Nelle parole della stessa filosofa, «l’Io si ritrova, allo stesso tempo, costituito da norme e dipendente da norme; ciò, tuttavia, non esclude che l’Io possa provare a vivere in modo da mantenere con quelle norme un rapporto critico e trasformativo». Le norme sociali che «strutturano la nostra vita comportano desideri che non si originano da noi», e non sono date una volta per tutte, anzi, è necessario ripeterle e metterle continuamente in scena, per mantenere saldi i loro confini. È anche per questo carattere precario dei generi, quindi, che nasce l’astio per il diverso, che, pur senza danneggiarci direttamente, con la sua semplice presenza ha il potere di mettere in dubbio le nostre certezze. La Butler pone l’identità in un innovativo equilibrio tra natura e cultura, tra l’essere predeterminata e l’essere costruita socialmente. Per la filosofa si tratta di un mutuo feedback tra quel che è definito dal contesto in cui si vive e le proprie scelte: accettare la recita in voga o improvvisare qualcosa di diverso. Un libro importante, anche per ricordare l’innocua mutevolezza e varietà del desiderio erotico.”

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Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basti sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

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