Il profeta odiato

Trotsky 2Lev Trotsky è stato uno degli uomini più odiati al mondo. Non come dittatori o terroristi ben noti, non come figura diabolica su cui il biasimo è unanime. Molti non lo ricordano nemmeno, eppure ha fatto parte di quelle piccole minoranze di persone che, per essersi trovate dal lato perdente di una fazione perennemente in conflitto, hanno finito per essere contro tutto e tutti. E per questo non hanno avuto pace né speranza, finendo con l’essere odiate in ogni caso, da qualunque punto di vista, anche quando non hanno potuto far nulla di cui essere accusati.

Trotsky è stato un personaggio storico di enorme importanza, nonché di grandissima levatura intellettuale e politica. Assieme a Lenin e agli altri bolscevichi, è stato fautore della Rivoluzione d’Ottobre, organizzatore dell’Armata Rossa e uno dei teorici marxisti più fecondi del Novecento. Tra le sue responsabilità, soprattutto durante la guerra civile, c’è la repressione della rivolta di Kronstadt, un episodio terribile che basterebbe a screditare il fondamento rivoluzionario bolscevico, ma che in quel momento era stato ritenuto “necessario” e non sarebbe stato mai rinnegato in seguito. Il ruolo effettivo di Trotsky non è del tutto chiaro, ma essendo lui il firmatario dell’ultimatum dato ai marinai di Kronstadt, è coinvolto nella responsabilità dell’evento. Più in generale, è alla sua figura che i controrivoluzionari fanno riferimento come incarnazione demoniaca del Terrore rosso, di cui fu comunque uno degli organizzatori.

Figura di primo piano tra i bolscevichi, era considerato l’erede “naturale” di Lenin alla guida del Partito. Ma alla morte del leader, le lotte di potere hanno messo l’uno contro l’altro Trotsky e uno stretto collaboratore di Lenin, che però fino a quel momento era una figura di secondo piano: Stalin. I due non si erano mai visti di buon’occhio. Ora erano i rappresentanti di due concezioni radicalmente diverse del socialismo: per Trotsky, la rivoluzione bolscevica avrebbe dovuto espandersi oltre i confini dell’URSS e contare con le rivoluzioni europee, che poi avrebbero guidato il proletariato sovietico nella costruzione di un socialismo internazionale. Per Stalin, le rivoluzioni europee avevano già fallito (stiamo parlando del 1925 circa) e il socialismo poteva e doveva essere costruito in URSS senza contare su appoggi esterni. Lo scontro teorico tra rivoluzione permanente e socialismo in un solo paese diventò ben presto una lotta fratricida tra le varie fazioni bolsceviche, altre figure di primo piano della Rivoluzione come Zinoviev, Kamenev e Bucharin finirono con l’allearsi contro Trotsky, che alla fine degli anni Venti fu dapprima confinato ad Alma Ata, nel Kazakistan, e poi esiliato a vita dal territorio sovietico.

Da quel momento, Trotsky divenne un apolide, costretto a viaggiare da un paese all’altro in cerca di rifugio, assieme alla moglie. In URSS, fu ritenuto mandante occulto di complotti e sabotaggi, l’accusa di trotskismo divenne abituale nei grandi processi, e avrebbe mandato nel Gulag o direttamente al patibolo molti bolscevichi, a cominciare da quelli che aiutarono Stalin a liberarsi di Trotsky. All’estero, il rivoluzionario non ebbe miglior fortuna: in quanto comunista, era visto con sospetto dalle autorità dei paesi capitalisti e odiato dagli anticomunisti di ogni risma (che mettono tutti i comunisti nello stesso calderone); in quanto nemico di Stalin e grande critico della politica sovietica, era odiato anche da gran parte dei comunisti, schierati con l’URSS. L’unico governo disposto a tollerarlo fu quello del Messico, dove trascorse i suoi ultimi anni in compagnia della moglie e dei comunisti contrari a Stalin, tra cui gli artisti Frida Kahlo e Diego Rivera, a Coyoacán. Non furono comunque anni tranquilli. Agenti sovietici tentarono di assassinarlo crivellando di colpi la sua dimora, mettendo in allarme il nervoso governo messicano; dal canto suo, Trotsky non aveva intenzione di cedere alla violenza, continuando a scrivere libri e articoli di vario tenore sulla politica internazionale, sui crimini di Stalin e sull’organizzazione di un’effimera Quarta Internazionale. La fine arrivò il 20 agosto del 1940, quando uno dei suoi collaboratori, in realtà un agente stalinista riuscito a infiltrarsi nella cerchia più stretta, lo colpì in testa con una picozza, procurandogli una ferita mortale che lo avrebbe ucciso il giorno dopo, il 21.

Nel resto del secolo, la sua eredità teorica è stata raccolta da vari gruppi riuniti nella Quarta Internazionale, destinati per lungo tempo alla stessa “battaglia di retroguardia” del loro ispiratore, invisi ai partiti comunisti e alle istituzioni democratiche liberali. Il trotskismo è rimasto una corrente minoritaria, appassionatamente critica e rivoluzionaria, talvolta fuori dal tempo, ma anche fuori dagli schemi della Guerra fredda. Esponenti di grande rilievo sono stati l’economista Ernest Mandel (autore del Trattato di economia marxista), lo storico Isaac Deutscher (autore di una biografia di Trotsky in tre volumi: Il profeta armato, 1879-1921; Il profeta disarmato, 1921-1929; Il profeta esiliato, 1929-1940) e il politico Livio Maitan (curatore delle opere di Trotsky in italiano). Al di là dei suoi eredi politici, bisogna ricordare George Orwell, socialista antisovietico, che nei suoi romanzi più celebri, La fattoria degli animali e 1984 (dei quali ho parlato qui), rende riconoscibile Trotsky nei personaggi del maiale Palla di Neve, creativo e fedele ai principi dell’animalismo, e di Goldstein, acerrimo quanto evanescente nemico del Grande Fratello.

Sono sempre stato affascinato dalla figura di Trotsky. Non ho mai condiviso i giudizi così negativi su di lui. Alcuni lo ritengono un incapace, che si è fatto fregare da Stalin pur avendo un grande vantaggio su di lui, dovuto alla sua posizione nel partito e nell’esercito, oltre che alla sua autorevolezza intellettuale; altri ripropongono pedissequamente le accuse staliniane, ritenendo che il trotskismo in generale sia una forma di anticomunismo, volendo minare la legittimità dell’URSS – e quindi del comunismo – attraverso l’attacco alle politiche dittatoriali del sistema; altri ancora vedono nelle sue idee solo una forma di idealismo fuori dalla realtà, estremo e inapplicabile, che avrebbe portato alla distruzione dell’Unione Sovietica in pochi anni; oppure lo accusano di ingenuità, non sapendo riconoscere nella sua stessa opera rivoluzionaria i germi del totalitarismo. Mi sembrano frutto della sfortuna di Trotsky nel corso della sua vita.

Io credo che i suoi scritti siano un patrimonio di teoria e di critica marxista che, raccolto con giudizio, può ancora dare molto alla politica della sinistra. Sa essere tanto rigoroso e cosciente, quanto Stalin sa essere didascalico e rigido. Vedo nella sua sofferente figura una sorta di eroe tragico, sconfitto dopo una vittoria gloriosa, ucciso (politicamente) quando il mondo era sull’orlo del cambiamento cui lui stesso aveva contribuito. E infine ucciso (concretamente) quando non aveva più nulla, distrutto, umiliato e odiato da quasi tutti. Il suo è l’unico nome degli epurati da Stalin a non essere stato riabilitato mai, nemmeno durante l’era di Gorbaciov.

Ancora oggi è una figura ambigua: in Russia hanno fatto una serie televisiva romanzata su di lui, che è stata subito accusata di travisare pesantemente molti fatti storici, inventandone alcuni e distorcendone altri, facendone emergere una figura quasi demoniaca, che ha realizzato la Rivoluzione per il proprio potere personale, mettendo persino in conto le sue origini ebraiche (in pratica gli autori hanno ripreso alcune accuse tipiche della propaganda dei Bianchi). Non ho ancora visto questa serie, quindi il giudizio non è mio, bensì di critici internazionali; il punto comunque è che Trotsky, ancora una volta, è stato presentato in modo negativo e acritico.

S240px-Lev_Trotskyenza dubbio ha le sue responsabilità e tendo a pensare che se fosse succeduto lui anziché Stalin al governo dell’URSS, le cose non sarebbero cambiate granché, dato che il suo programma, dapprima condannato dagli stalinisti, è stato poi riveduto, corretto e applicato proprio da loro (centralizzazione del governo, militarizzazione del lavoro, ecc.). Ma dubito fortemente che si sarebbero avuti i grandi processi di Mosca e l’istituzione del Gulag, che annientarono i quadri bolscevichi del partito e dell’esercito, oltre a mandare milioni di persone ai lavori forzati in Siberia, o direttamente sotto terra (queste erano emanazioni dirette del sistema creato da Stalin). Piuttosto, si sarebbe potuta avere una nuova guerra tra Russia ed Europa per il tentativo di scatenare la rivoluzione mondiale. Ma restano illazioni.

In questo giorno ho solo voluto ricordare un rivoluzionario che, con tutte le sue luci e le sue ombre, ha cambiato la Storia.

***

Qui, un suo breve discorso, risalente agli anni tra il 1937 e il 1940, sulla natura criminale e dispotica del processo di Mosca istituito contro di lui e gran parte della vecchia guardia bolscevica dall’élite stalinista, sulla base di prove false.

  • Lascio inoltre il link a un articolo biografico di Ernest Mandel, “Leon Trotsky – The man and his work”
  • E se proprio vi ho fatti interessare, ho appena trovato su YouTube una intervista – naturalmente in inglese, con possibilità di attivare i sottotitoli inglesi – a Christopher Hitchens per la BBC in tre parti (oltre all’interlocutore della radio, interviene anche lo storico Robert Service): parte 1, parte 2 e parte 3.
  • Stessa discussione su un altro programma, Uncommon Knowledge (sempre in inglese con sottotitoli inglesi).
  • “The Old Man”, recensione di Hitchens alla riedizione della biografia scritta da Deutscher (in inglese).
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Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basti sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

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