Un anno terribile

Io sono convinto che il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi ma eliminando le ragioni che li rendono tali.

— Tiziano Terzani

Per la FranciaIl 2015 è iniziato con la strage della redazione di Charlie Hebdo, è andato avanti con l’avanzata galoppante dell’ISIS in medioriente, tra omicidi, violenze di ogni genere, distruzione di arte e storia, e attentati dinamitardi (come quello in Turchia, fra i molti). Ora si sta chiudendo con un assalto che è in pratica un’azione di guerra, di nuovo a Parigi, di nuovo attraverso un orrore scioccante, e l’inizio di una nuova serie di operazioni militari secondo i modi della guerra contemporanea (per una volta mi pare più efficace dirlo in inglese, modern warfare). Credo sia l’anno peggiore dalla morte di Osama Bin Laden, quando un certo ottimismo si era diffuso rispetto al terrorismo internazionale. Anzi, non poteva andare peggio. Come dissi per Charlie Hebdo, “quanto accaduto in Francia è qualcosa di mostruoso (…) è un regalo ai guerrafondai, ai neofascisti, ai reazionari intolleranti che non vedono l’ora di blindare tutto e fare muro contro muro. Una guerra tra fondamentalisti che si alimenta del sangue di chi crede nella libertà di espressione”, e stavolta è ancor più mostruoso, per quanto incredibile, e ancor più pericoloso.

A gennaio la Francia ha dimostrato una grandissima dignità, non solo per la splendida manifestazione in memoria delle vittime, ma anche perché non ha ceduto a una facile generalizzazione nei confronti dei musulmani. Marine Le Pen non ha potuto capitalizzare la rabbia e il dolore per quell’evento; oggi invece potrebbe. Non perché la Francia abbia dimostrato un atteggiamento diverso, stato di emergenza a parte, ma perché è evidente la stanchezza e la delusione per una lotta finora inefficace al terrorismo, cui stranamente la Francia non ha dedicato maggiore attenzione proprio dopo la strage di gennaio. Oggi ci sono molti più motivi e occasioni per far crescere un odio cieco.

Io non so esattamente cosa dire. Come a gennaio, ho aspettato un po’ prima di scrivere qualcosa, perché non posso e non voglio andare sull’onda emotiva. Magari ci sono ancora, magari se scrivo qualche riflessione ora sarà una ripetizione, o uno sfogo. Diverse le questioni su cui potrei, dovrei, fermarmi a riflettere, senza averne la forza. Allora facciamo così: io dico tre cosette che mi ronzano in testa da qualche giorno, per il resto lascio i link ad alcuni articoli e video che mi paiono in linea con quel che vorrei dire o che mi sembra importante far sapere.

1 – Oriana Fallaci, che dopo l’attentato al World Trade Center uscì dal suo ritiro e scrisse la bibbia degli islamofobi nostrani, La rabbia e l’orgoglio (e vari seguiti che ripetono le stesse cose con le stesse parole), in passato fu una grande giornalista. Arrogante come tutti i fiorentini, ma anche per questo pronta ad affrontare senza paura uomini potenti, intelligenti e talvolta pericolosi fino alla follia. Andava al cuore delle questioni, era provocatoria fino all’incoscienza e sapeva dannatamente bene quali domande fare. Basta leggere o ascoltare le sue interviste, per rendersene conto. Ma l’intelligenza sempre dimostrata nella sua carriera è stata soppiantata nei suoi ultimi anni di vita da un odio cieco e incontrollato, comprensibile ma non giustificabile, che ha gettato e continua a gettare benzina sul fuoco dello scontro di civiltà, anche e forse soprattutto in virtù della passata grandezza della Fallaci. Quando uscì “La rabbia e l’orgoglio”, un altro grande giornalista fiorentino, Tiziano Terzani, anch’egli rientrato nel mondo dopo un lungo silenzio, scrisse diverse Lettere contro la guerra (raccolte e pubblicate da Longanesi) e una delle prime fu, appunto, una risposta alla furia viscerale di Oriana: Il sultano e San Francesco.

2 – Il terrorismo è un fenomeno complesso, non si può ridurre a una sola causa e non si può combattere in un solo modo. La risposta militare può essere efficace sul breve periodo, ma da sola non basta perché le cause del terrorismo sono storiche, culturali e sociali. In particolar modo per questo terrorismo, di matrice religiosa e dalle “oscure” radici storiche. Per di più, se è chiaro che la risposta militare serve anche a sfogare una rabbia assolutamente giusta, è pur vero che le conseguenze di una guerra condotta in modo irresponsabile, senza ritegno per le vite dei civili, senza distinzione tra obiettivi, senza un lavoro diplomatico e di intelligence, non farà altro che acuire la situazione, indurre altra gente a ingrossare le file dei terroristi e in definitiva aprire la strada allo scontro di civiltà (oltre che a dare man forte alle destre estreme, che prima ancora di combattere il nemico esterno si concentreranno su quello interno – ossia chiunque non la pensi come loro, i “buonisti”, i “vigliacchi”, quindi i “complici”). In realtà, contrariamente a quanto blaterano gli islamofobi sulla “debolezza” dell’occidente, le operazioni militari vanno avanti impetuosamente sin dal 2001, e non hanno risolto granché, anzi. Perciò: un video sulla crisi in Siria e uno sull’ISIS in generale, per capire alcune delle molte ragioni storiche da cui prende avvio il terrorismo e su cosa si basa la sua ideologia, e una testimonianza che fa luce sulla mentalità dei terroristi.

3 – Una hit parade delle tragedie è tipica di questi momenti. Se qualcuno si indigna per l’attentato di Parigi, un altro risponderà che nessuno si indigna però per gli attentati in Siria, Libano, Libia e altri paesi africani; se uno si indigna per il leone simbolo del Kenya ucciso dal dentista americano per sport, altri ricorderanno bambini morti, città distrutte, inondazioni devastanti. E’ inevitabile, ed è uno schifo. Io personalmente non chiudo gli occhi su nulla, ma è ovvio che una strage nel cuore dell’Europa (che non è in guerra aperta, non è costantemente devastata, non è povera e sfruttata, non è instabile nonostante tutto ecc.) mi fa molta, ma molta più impressione di un attentato certamente tragico e mostruoso, però avvenuto in un contesto di violenze costanti o in un paese lontano con cui ho meno elementi di contatto rispetto al “vicino di casa”. Meglio di me lo dicono qui: Parigi non è Beirut.

Per la tragedia e per le vittime, Vive la France!

***

Aggiornamento: segnalo un bell’articolo di Eugenio Scalfari.

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

2 responses to “Un anno terribile

  • redpoz

    “in passato fu una grande giornalista”. Passato e fu, ecco i due termini più importanti. Purtroppo.
    Grazie dell’ultima segnalazione, che mi pare molto utile. Adesso vado a leggerla.

    Per il resto, concordo con te: a gennaio la Francia mostrò molta compostezza e ne uscì piuttosto bene. Oggi si parla di “patriot act francese” e mi piace assai meno, anche perché le elezioni sono molto più vicine (dicembre).
    C’è poi tutto un problema sociologico strettamente nostrano, a mio giudizio, legato alle condizioni da cui il terrorismo si alimenta. Penso, per fare un esempio banale, alle banlieues. Ma con esse, a tutto il sistema di giustizia sociale che è venuto meno. Giustamente su Le Monde facevano notare come nel discorso di Hollande, affianco a “liberté”, mancassero “égalité” e “fraternité”.
    http://www.lemonde.fr/afrique/article/2015/11/16/monsieur-le-president-vous-etes-tombe-dans-le-piege_4810996_3212.html

    • GoatWolf

      Su Oriana Fallaci, io ne conobbi il nome proprio per i suoi folli conati di odio, e mi sembrò una “grulla”, per dirla come i toscani. Per essere preparato, lessi in sequenza “La rabbia e l’orgoglio” (mostruoso), “La forza della ragione” (assurdo) e “O.F. intervista se stessa” (dire che è surreale è troppo poco). Tre libri che ne facevano a stento uno, a voler essere generosi. Poi qualche mese fa ho letto “Intervista con il potere”, che contiene i reportage integrali su Khomeini e Gheddafi, più diverse inteviste a esponenti del comunismo internazionale e di altre realtà tra gli anni settanta e gli anni Ottanta. Due donne diverse, non come Jekyll e Hyde, ma una lucida e l’altra pazza. Una perdita davvero grossa.

      Sulle banlieues, il problema è un simbolo della mancanza di integrazione che genera risentimento sociale e voglia (furente) di riscatto. Bisognerebbe comprendere che è proprio la mancanza di multiculturalismo (usiamo questo termine) a rendere tutto più difficile, non il contrario.

      Grazie a te per l’articolo di Le Monde, vado a leggerlo appena posso!

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