La città senza volto

Circa un anno fa sono stato a Berlino. E’ una città molto particolare: non ha molti palazzi antichi, né molti grattacieli; non ha paesaggi che colpiscono, né molti monumenti da fotografare. E’ un immenso cantiere aperto, con lavori di lungo corso e grandiosi progetti che probabilmente non finiranno mai. Eppure devo dire che è proprio in questa mancanza che si sente il passaggio della Storia, degli eventi titanici avvenuti in questa città. Berlino ha una natura intimamente precaria, sempre in divenire. Non può permettersi cicatrici sul volto, perché è il volto stesso a mancare. Qui la memoria mostra la sua natura eterea, senza pietra in cui incarnarsi. La città è stata distrutta e ricostruita così tante volte, da non avere più la possibilità di mostrarsi nelle sue età, nelle sue evoluzioni. E’ antica e giovane allo stesso tempo.

Tutto questo non significa però che Berlino non abbia nulla da offrire: alla bellezza preferisce la vivacità culturale, l’accoglienza verso tutte le culture e le sfaccettature dei suoi abitanti, autoctoni o stranieri che siano. Passeggiare per le sue strade dà la sensazione reale di essere al centro del mondo, più che in ogni altro luogo che abbia visitato. Naturalmente, uno dei miei interessi principali era il Museo della DDR, fatto benissimo, con una grande interattività: la prima parte era dedicata allo stile di vita e ai vari aspetti della quotidianità, nell’educazione, nel lavoro, nello svago, nella vita sociale e privata; la seconda parte era dedicata al potere, all’esercito, alla polizia e alle vicende politiche della Germania dell’Est. Com’era da aspettarsi, il giudizio è negativo, sottolineando cosa non andasse anche nelle cose tutto sommato buone (per esempio nella soluzione della crisi degli alloggi con l’implemento dei Plattenbauten). Tuttavia si respirava un’atmosfera diversa rispetto al Museo del Comunismo di Praga, direi una sorta di nostalgia, probabilmente dovuta al fatto che la storia della DDR, per quanto vituperata e piena di ombre, fa parte della storia tedesca e delle vite di molti cittadini ancora, laddove a Praga e a Budapest i ricordi si concentrano piuttosto sul terrore. In effetti l’influenza sovietica sull’Europa orientale si è risolta in una dominazione vecchio stile, alla maniera degli zar; eppure la DDR, nonostante l’ottuso stalinismo al potere e le provocazioni dei “cowboy” occidentali, sembra aver tentato davvero di produrre qualcosa che reggesse il confronto con la ricchezza dell’Ovest. Per questo la Riunificazione è andata avanti tra mille difficoltà: gli occidentali hanno semplicemente assorbito i Länder orientali, estendendo le loro strutture senza mediazioni. I tedeschi dell’Est ancora oggi si sentono trattati come cittadini di seconda classe, la loro storia è stata ignorata, i loro valori derisi e le loro conquiste, per quanto piccole, perdute. Un minimo di empatia è inevitabile, viste le similitudini con ciò che il nord savoiardo ha fatto, mutatis mutandis, con il regno borbonico all’epoca dell’Unità d’Italia (senza tutta quella violenza, naturalmente, ma con la stessa arroganza).

Poi, il Muro. I pochi tratti conservati sono inquietanti. La tecnologia impiegata è spaventosa, visto lo scopo. Una vergogna, c’è poco da dire. Se avessero speso tutti i soldi che quel mostro succhiava ogni anno per migliorare lo stile di vita, forse sarebbe fuggita (e morta) meno gente. Di sezioni ne sono rimaste diverse, in vari punti della città; alcune ottimamente conservate, prima fra tutte la East Side Gallery, altre lasciate un po’ a se stesse, e non ricordo dove c’è pure la ricostruzione della famigerata “linea della morte”. Di souvenir conservati nella plastica ce ne sono un po’ troppi in giro per essere autentici…

Il Checkpoint Charlie è una simpatica trovata turistica, la fedele ricostruzione del posto di blocco teatro di eventi drammatici, ma andarci a piedi non ne vale molto la pena, se non per il museo e le esposizioni adiacenti (e il fatto che i “soldati”, oltre alla foto, ti mettono i timbri dei vari settori sul passaporto).

Invece merita sicuramente il campo di stele dedicato alle vittime della Shoah: lunghe file di stele in pietra su un campo a onde, dove camminare genera un senso di oppressione e tristezza, come in un labirinto dove l’uscita si vede sempre ma non si raggiunge mai.

Alexanderplatz, con la Torre della Televisione, è immensa, divisa da strade molto trafficate e, in questo periodo, piena di fiere natalizie (oltre che di cantieri, vista la trasformazione del Marx-Engels-Forum in un isolato di palazzi). Bellissima la Torre, che in un prossimo viaggio visiterò all’interno, e l’orologio che segna tutte le ore del mondo.

La Karl-Marx-Allee è quanto di più tipicamente comunista si possa trovare a Berlino: un’enorme strada delimitata da edifici giganteschi, dove un tempo si svolgevano le parate del regime e dove ancora oggi si trovano, tra gli altri, i suddetti prefabbricati degli anni Settanta e Ottanta. E’ lunghissima, una buona passeggiata.

Nel vecchio settore ovest, Berlino fa sfoggio di modernità: il complesso governativo è grande e pomposo, sebbene molto in stile Bauhaus, e qua e là si trovano grattacieli e stazioni ultramoderne, sul confine dove una volta scorreva il Muro. Una delle cose che mi ha leggermente deluso è la famosa Porta di Brandeburgo, ma solo in parte: seppure bellissima, è davvero piccola! Effetto Fontana di Trevi, direi. Gigantesca nelle foto e nei film, piccolina nella realtà. Però splendida e molto ben conservata.

In ogni caso, è una città che merita di essere visitata più di una volta. Spero di riuscire a tornarci antro questo inverno. Nel prossimo viaggio mi piacerebbe vedere, oltre alla Fernsehturm, anche lo Stadio Olimpico, tra le poche vestigia rimaste dell’epoca nazista; lo Zoo, uno dei più importanti del mondo; e se possibile il Memoriale dei Socialisti, che però è un po’ fuori mano rispetto ai giri più turistici.

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Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

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