Rowdy Roddy Piper

Sono stato abbastanza fan del wrestling da poter ricordare qui il mio lottatore preferito, “Rowdy” Roddy Piper, al secolo Roderick George Toombs (1954-2015), uno dei più famosi e certamente dei più “cattivi”, a un mese dalla sua scomparsa [negli ultimi tempi questo blog sta diventando una pagina dei necrologi].

Negli anni ’80, quando il wrestling divenne uno spettacolo famoso nel mondo, e qui da noi gli scaffali dei negozi si riempirono fino ad esplodere dei pupazzetti dei lottatori, i cui incontri erano commentati dal mitico Dan “mmmm-mmh! per me, numero uno!” Peterson… mi sono perso, che stavo scrivendo? Ah: negli anni ’80 (dei quali avevo già parlato in un vecchio articolo non proprio nostalgico), Roddy Piper era uno dei wrestler più riconoscibili, non solo per il fatto che salisse sul ring con un kilt e il suono delle cornamuse, ma perché era la quintessenza del “cattivo”: insultava chiunque, era sleale, infido e aggressivo, un bastardo insomma, che ha portato nelle interviste e nei promo quel pepe che mancava; teneva persino una rubrica tutta sua, il Piper’s Pit, in cui invitava altri lottatori per intervistarli, in realtà al solo scopo di insultarli e aggredirli.

Forse non è stato un gran lottatore sul piano tecnico, in effetti non è rimasto nella storia per le sue mosse, ma il suo talento col microfono e la sua capacità di irritare chiunque, lottatori e pubblico, lo ha reso una figura cardine del wrestling, tanto da delineare uno standard nel modo d’essere per i lottatori “cattivi” che ancora oggi è riconoscibile nei modi dei lottatori più arroganti di questo sport-entertainment. In più, la sua bravura nella recitazione gli ha permesso di tentare il successo nel cinema, il cui film più famoso, Essi vivono di John Carpenter (che consiglio anche al di là della presenza di Piper, è un gioiello del fantahorror, nonché tra i migliori di Carpenter) è stato anche il primo in cui un lottatore professionista ha interpretato il ruolo principale. Piper è stato, inoltre, la prima persona reale a essere “trasformata” in pupazzetto della famosa linea G.I. Joe.

Essendo il suo personaggio un rissoso scozzese (da cui anche il soprannome “HotRod” sempre presente sulle sue magliette), Piper entrava sul ring accompagnato dal suono delle cornamuse, quasi sempre brani classici come Scotland the Brave, la mia favorita The Bonnie Lass o’ FyvieGreen Hills of Tyrol, e in ultimo quella qui sopra, composta appositamente per lui da Jim Johnston, autore di gran parte delle musiche d’ingresso dei lottatori WWE sin dagli anni ’80. Non posso nascondere che proprio l’ascolto di questi brani mi ha fatto scoprire e apprezzare la musica tradizionale scozzese, e il suono caratteristico delle cornamuse, che tra l’altro Piper suonava sul serio.

Come lottatore non era più in primo piano dalla metà degli anni ’90, vagando da una federazione all’altra (e facendo un mucchio di film d’azione), tuttavia qualche tempo fa era tornato nell’odierna WWE per riprendere il Piper’s Pit, e all’inizio in tali vesti era un po’ patetico, non per i suoi modi di fare che erano sempre gli stessi, ma per la sua forma fisica: sfoggiava una panza oscena, da pantofolaio di mezza età. D’altra parte, quando un atleta e culturista cessa gli allentamenti (e l’assunzione di steroidi, fin troppo comuni in quell’ambiente), il corpo si rilassa quasi di colpo e forse decade con maggiore celerità rispetto a una persona “normale”. In merito agli steoridi, c’è da aggiungere che molti ex-lottatori hanno subìto conseguenze gravi dall’abuso di sostanze del genere, spesso illegali, e che negli anni ne sono morti parecchi per cause a esse riconducibili. Non so se per Piper possa dirsi la stessa cosa, da quanto ho letto ha avuto problemi di salute di varia natura, e per di più soffriva da tempo di ipertensione, morendo a causa di un infarto provocato da un coagulo di sangue formatosi in un polmone. Fatto sta che un’attività del genere, piena di traumi fisici anche al di là degli steroidi, lascia segni profondi nel corpo.

Oltre all’ingresso nella WWE Hall of Fame, l’ultima volta che ho visto Roddy Piper in tv è stato poco tempo prima della sua morte, in un programma dove le celebrità visitavano varie case per trasferirvisi: ho scoperto che viveva nelle campagne vicino a Portland, nell’Oregon, con la sua famiglia, in una bella villa acquistata principalmente per motivi di sicurezza. Infatti all’epoca del successo sul ring era talmente detestato che alcuni fan di Hulk Hogan, evidentemente rincoglioniti e non in grado di discernere tra finzione e realtà, erano arrivati a minacciare lui e la sua famiglia per una faida in seno allo spettacolo. Ripensandoci ora, la cosa più triste è che la nuova casa da lui scelta aveva un open space in cui lui immaginava di poter vedere i nipotini giocare. Rest In Peace.

Tributo della WWE

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Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

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