Hellraiser – storia di una saga

hellraiser pinhead

Parliamo di Hellraiser, saga partorita dalla torbida mente di Clive Barker, scrittore di indubbio e oscuro talento. Hellraiser è sostanzialmente una trilogia cui sono stati aggiunti alcuni sequel per il mercato home video (che però non ho visto e quindi non giudicherò). Personalmente credo che il successo e la bellezza di questi film scaturiscano dall’insanità di fondo dei personaggi e delle situazioni che affrontano, più che da un vero e proprio exploit dell’orrore. In effetti, nessuno dei tre film è davvero spaventoso o angosciante, ma è seducente la rappresentazione sadomasochistica del Male: inteso basilarmente come dolore e sofferenza, a esso ci si sottomette per raggiungere il piacere assoluto. Inoltre, è interessante la tenebrosità del mondo in cui avvengono i misfatti, un mondo in apparenza normale, tranquillo, anche banale, ma in cui accadono cose brutte. Il carisma del malvagio principale, il demone torturatore per eccellenza, è tale da non lasciare dubbi su quanto possa essere terrificante seguire la sua strada, spinti dalla paura che genera un desiderio da appagare oltre ogni limite.

Hellraiser (1987)

Trama – Ricercando il piacere assoluto, l’erotomane Frank Cotton scova una sorta di cubo magico che contiene in sé un rompicapo, una volta risolto il quale dovrebbero dischiudersi le porte di un mondo di piaceri infiniti. Ma non è propriamente così: dalle tenebre emergono i Cenobiti, demoni torturatori che nell’estasi delle carni straziate trovano il massimo piacere immaginabile. A furia di torture, Frank viene quindi ridotto a brandelli. Tempo dopo, nella casa di famiglia arrivano il fratello Larry, la seconda moglie Julia, che era amante di Frank, e Kirsty, figlia della prima moglie e insofferente alla matrigna. Un banale incidente durante il trasloco fa perdere alcune gocce di sangue a Larry, che finiscono sul pavimento dove era morto Frank: l’erotomane torna in vita, ma completamente privo di pelle. Julia, scoprendolo, decide di aiutarlo portandogli vittime da dissanguare. Kirsty inizia a sospettare qualcosa e, scoperta l’orrenda verità, ruba il cubo magico, evocando involontariamente i Cenobiti che fanno un patto con lei: non la tortureranno per l’eternità se li porterà dal dannato fuggitivo Frank. La cosa, naturalmente, sfugge di mano…

Sinossi – Diretto dallo stesso Clive Barker, il film ha un’aria tutto sommato un po’ immatura (in fondo Barker non è un regista di formazione, bensì uno scrittore di romanzi), ma l’ambientazione trasuda crudeltà e cattiveria. I Cenobiti sono una presenza sullo sfondo, appaiono con il loro grottesco fascino gotico-sadomaso, senza per questo assumere un ruolo predominante, come invece accade con mostri à la Freddy Krueger. La crudeltà più immediata è quella di Julia, donna priva di scrupoli e fondamentalmente malata, mentre la “purezza” di Kristy si risolve in una lotta per chi le sta a cuore, senza troppe forzature. Poteva essere girato meglio, ma è certamente un classico e a suo tempo fu una bella novità nel cinema horror che, alla fine degli anni ’80, già stava conoscendo il declino. Gli effetti speciali sono ottimamente realizzati, disgustano e impressionano a sufficienza.

Hellbound: Hellraiser II (1988)

Trama – Kirsty è ricoverata in un ospedale psichiatrico, in cura presso il dr. Channard, eminente psichiatra e segaossa in cerca della soluzione del Lament Configuration (uno dei molti nomi del cubo magico). Grazie alle parole di Kirsty, Channard scopre il ruolo del sangue nella resurrezione delle vittime dei Cenobiti, quindi si appropria del materasso su cui era morta Julia, riportandola in vita e procurandole vittime per recuperare forza (e pelle umana). Sfruttando l’abilità nei puzzle di una sua giovane paziente autistica, il medico riesce ad evocare i Cenobiti e a sondare gli orrori dell’Inferno, rappresentato come un titanico labirinto. Kirsty intanto riceve una richiesta d’aiuto dal padre defunto, che ora soffre all’Inferno; si imbarca così in una missione di salvataggio che la porterà ad un passo dalla morte.

Sinossi – Questo secondo capitolo non è diretto da Clive Barker, pur conservandone lo spirito. Secondo me, però, è molto confusionario: alcune scene sono prive di senso, cioè non si capisce cosa accade, mentre altre non hanno spiegazione, o meglio non hanno seguito. Solo rivedendolo un paio di volte diventa abbastanza chiaro. Gli effetti speciali sono anche migliori rispetto al precedente, e vi è la scena all’inizio che “spiega” le origini di Pinhead, il capo Cenobita, molto cruda e che mostra efficacemente il piacere della sofferenza. Bello, ma della trilogia è quello che mi è piaciuto meno.

Hellraiser III: Hell on Heart (1992)

Trama – Questa volta tutto inizia con Joey, una giornalista in cerca di uno scoop che assiste a una scena orribile: un giovane discotecaro, trasportato d’urgenza al pronto soccorso, viene fatto a pezzi da catene uncinate semoventi. Svolgendo ricerche, conosce una ragazza sbandata che sa da dove siano uscite quelle catene demoniache: un misterioso cubo, rubato da quel ragazzo da una inquietante statua in possesso del playboy J.P. Monroe, padrone di una discoteca in città e artista dai gusti macabri. Proprio Monroe risveglia senza volerlo il demone Cenobita Pinhead (ossia “testa di chiodo”, sebbene in nessun film venga chiamato per nome), il quale, una volta libero, compie un massacro e crea nuovi Cenobiti al suo servizio. La giornalista scopre l’identità umana di Pinhead incontrandone in sogno il fantasma, un ufficiale inglese che dopo la prima guerra mondiale si dedicò unicamente alla ricerca del piacere assoluto, finendo col risolvere il puzzle del Lament Configuration e quindi trasformandosi nel crudele torturatore. L’anima dell’ufficiale vuole fermare il mostro che ha generato con il suo desiderio, per questo riesce a far oltrepassare aJoey il velo della follia; ma Pinhead è ormai nel mondo reale, in carne, ossa e chiodi.

Sinossi – Ecco quello che preferisco sotto ogni aspetto, per atmosfera, scene di sesso, violenza, crudeltà, effetti speciali e carisma dei Cenobiti, in particolar modo Pinhead che qui assume un ruolo molto più corposo e gustoso, non risparmiandoci neppure una scena sacrilega in chiesa, in pieno stile demoniaco. In effetti segue un andamento più simile a molti altri film del genere, con un mostro ben riconoscibile e perfetto nel suo ruolo di antagonista, laddove nei precedenti non c’è un “cattivo” principale. Forse lo si può considerare il capitolo più commerciale della saga, ma c’è da dire che è anche quello meglio realizzato come ritmo, impostazione della trama e progressione degli eventi. Neppure questo terzo capitolo è stato diretto da Clive Barker, e sarà l’ultimo a uscire nelle sale cinematografiche; in seguito usciranno, dal 1996 al 2011, altri sei sequel e ho letto da qualche parte che stanno programmando una serie tv.

Infine, la canzone Hellraiser scritta da Lemmy e Ozzy (e realizzata da entrambi nel loro stile personale) è un gran pezzo di hard rock! Qui la versone dei Motorhead e qui la versione di Ozzy Osbourne.

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

3 responses to “Hellraiser – storia di una saga

  • Mala Spina

    Non so se me lo sono sognato ma credo di aver visto un Hellraiser ambientato nello spazio! Chissà che numero era…
    A costo di fare la solita figura della purista, dirò che di tutti mi è veramente piaciuto solo il primo.
    Anche se Barker non era un regista di professione conosceva il mondo dei cenobiti e dei personaggi della storia e non ha permesso che venissero stravolti.

    • GoatWolf

      Se non sbaglio, quello nello spazio è il quarto, tra l’altro prodotto dall’attore che interpretava Pinhead per non far morire la saga. Questo, e un altro di cui non ricordo il numero, sono gli unici due film “originali” oltre alla trilogia, pensati come capitoli di Hellraiser sin dall’inizio. Gli altri sono sceneggiature di film mai realizzati, riadattate per includere i personaggi della saga, con risultati piuttosto scarsi, dicono. Quando e se riuscirò a vederli, li recensirò in un nuovo articolo.

      Purista? Secondo me invece hai buon gusto! Devo specificare che questo articolo lo avevo scritto qualche anno fa in un forum e lo ho riproposto cambiando pochissimo; i miei gusti allora erano differenti, e dopo averlo ripubblicato sono andato a rivedere la saga. Sebbene il giudizio sia rimasto grossomodo lo stesso, in effetti il primo è il migliore perché è il più originale, il più inquietante e il più crudo.

  • I miei dischi dei Motörhead, pt. 1 | Fabbrica Metropolitana

    […] e Slash alla chitarra; la versione dei Motörhead di Hellraiser, inclusa nel terzo film della saga cinematografica, di cui già Ozzy aveva realizzato una sua versione proprio insieme a Lemmy. E infine, March ör […]

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