I miei dischi dei Metallica

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Ultimamente ho avuto modo di riascoltare i dischi dei Metallica in mio possesso, cioè quasi tutti, visto che li comprai quando ero un collezionista compulsivo e se mi piaceva un gruppo dovevo averne tutti gli album (oggi continuo solo con i Motorhead, i miei preferiti). Questo vuol dire che li ho tutti da Kill’em All a S&M, dopo del quale, oltre che ridimensionare le mie velleità collezionistiche, mi stufai e smisi di seguirli. Tuttavia sto pensando seriamente di prendere Death Magnetic, che con la sua durezza sembra segnare un ritorno ai fasti del passato. Ma procediamo con ordine.

L’epoca d’oro dei Metallica, per ragioni anagrafiche, non la ho vissuta. Però, iniziando ad appassionarmi al metal, era assoluamente imprescindibile recuperare un gruppo che tutti veneravano come divinità, e il cui nome stesso evocava la quintessenza del genere. Li conobbi, come gran parte degli altri gruppi, attraverso i video; chiaramente parlo di Enter Sandman, tratto dal cosiddetto “Black Album”.

Il primo disco che comprai, se non ricordo male, fu Ride the Lightning, quindi cominciai bene. Canzoni come For Whom the Bell Tolls, Creeping Death, la splendida strumentale The Call of Ktulu e quella che dà il titolo all’album mi catturarono e non mi lasciarono più. Poi presi Master of Puppets, il perfetto seguito, con una potenza incredibile e una voglia di sperimentare ancora maggiore, come si sente in brani tipo Master of Puppets, Battery e Welcome Home (Sanitarium). Secondo me, questi due dischi sono imprescindibili non solo per un fan del gruppo, ma per chiunque ascolti heavy metal e hard rock.

Forse per questo entusiasmo non gradii molto Kill’em All, il primo in ordine cronologico. Un po’ acerbo, “da garage”. Non dico roba da ragazzini, perché è di una potenza bestiale, ma in qualche modo si sente che stavano ancora formando la loro identità. Whiplash è la canzone che mi è rimasta più impressa (infatti i Motorhead ne hanno fatto una cover che ha vinto un Emmy), molto bella anche Seek & Destroy, mentre Hit the Lights me la ricordo solo per essere la prima della lista. Comunque, un buonissimo esordio.

Il fatto di aver preso insieme And Justice for All e Metallica (il già citato “black album”, per via della copertina), andò a scapito del primo. L’orecchiabilità del secondo rese infatti più pesante lo sperimentalismo dell’altro, che imparai ad apprezzare in seguito. In AJFA sono infatti contenute le canzoni più lunghe e complesse mai sentite in ambito metal fino ad allora: One, naturalmente, è la più importante, ma anche l’unica a essere ricordata a distanza di anni, e a essere suonata dal vivo. Segna inoltre l’ingresso del gruppo nel mondo dei video (dopo di questo ne faranno una caterva). Altre canzoni come quella omonima, Eye of the Beholder e la strumentale To Live is to Die, sono lunghe e molto tecniche, forse un po’ pesanti ai primi ascolti, ma certamente originali. E’ un disco da ascoltare con attenzione e pazienza, probabilmente la loro opera più raffinata e meno compresa. Al contrario, Metallica è il disco del successo mondiale, dell’uscita dalla nicchia di genere e quindi del balzo verso la notorietà. Canzoni più brevi, meno complesse ma comunque di grande spessore musicale, adatte alla radio e al grande pubblico, tanto quanto ai fan. Oltre a Enter Sandman, sono famose The Unforgiven e Nothing Else Matters, quest’ultima una vera e propria ballad, così come Sad but True.

All’epoca dell’uscita di Load ero ancora un metallaro in senso stretto, pur avendo mantenuto sempre aperti gli orizzonti, e consideravo grandiosi i Metallica di Ride the Lightning e Master of Puppets, quindi la “svolta” verso un rock più melodico mi pareva un azzardo e un errore. Non facevo che ripetere “se almeno cambiassero nome! Di metallico non c’è rimasto nulla”, eppure il collezionismo mi spingeva a prendere sia Load che ReLoad, considerati dagli altri metallari alla stregua di rifiuti radioattivi. Alcune canzoni non erano male, e la voce più matura di Hetfield mi piaceva, la preferivo a quella da ragazzino dei primi album; tuttavia l’abisso che separava quelle canzoni dai loro capolavori e dallo sperimentalismo complicato che emergeva soprattutto in And Justice for All, era evidente e doloroso. Del resto, in quel periodo non era raro imbattersi in dischi più melodici sfornati da altri gruppi, forse ispirati dal successo commerciale della “svolta”: basterebbe citare Cryptic Writings dei Megadeth, che però andò maluccio e non ebbe seguito nello stile del gruppo (a me piacque, comunque). Così come si ritrovavano galvanizzati i puristi del metal più tradizionale, per esempio i fan dei Manowar, che si sentivano sciorinare frasi a effetto tipo “i Metallica? Spiacente, non ascolto musica country” e “noi non tradiremo mai i nostri fan!”, cosa peraltro confermata da una discografia piuttosto monocromatica.

Oggi, riascoltandoli, posso dire che Load ha i suoi buoni momenti, per dirla con Ulrich è “un viaggio nella melodia”, un diverso tipo di esperimento che il gruppo aveva tutto il diritto di fare, sebbene lo shock sia stato più forte anche per il cambio di look, da metallari a fighetti, che emerge dal libretto come un pugno in un occhio. Le canzoni che mi tornano in mente più spesso sono King Nothing e Until It Sleeps, comunque direi che le prime cinque o sei tracce si lasciano ascoltare. Tuttavia continua a essere piuttosto noioso, soprattutto nella seconda parte (Mama Said è puro country! Ma scherziamo?), infatti non riesco mai ad ascoltarlo dall’inizio alla fine in un colpo solo. Proprio non è possibile. Il seguito, ReLoad, che per molti è peggiore, secondo me è invece più divertente, con un ritmo più sostenuto e motivi più orecchiabili, per esempio Fuel e Bad Seed, o brani più hard rock come Devil’s Dance e Better Than You. Anche Where the Wild Things Are non è male, però in generale si vede che il progetto è unico e tanto sarebbe valso fare sul serio un doppio album. Vendendoli separatamente, all’epoca, hanno solo girato il coltello nella piaga. Oggi sono due dischi gradevoli, certo un buon regalo per chi non è avvezzo al metal e un prodotto già migliore di altri più recenti, in ambito pop-rock.

Una boccata d’aria fresca arrivò con Garage, Inc., un doppio album che in verità non aggiunge niente alla discografia, ma che propone cover di classici e meno classici del metal e del punk, eseguiti da gente che al di là di tutto sa il fatto suo. Oltre alla riproposizione dell’EP Garage Days Re-Revisisted, del 1987, sono raccolti vari “lati B” estratti da singoli e alcune nuove cover, tra cui Turn the Page e Whiskey in the Jar. Anche questo è un bel regalo e una ottima compilation da mettere in sottofondo. Il successivo S&M, l’ultimo in mio possesso, è un interessantissimo concerto dal vivo in cui i Metallica suonano i loro successi assieme all’Orchestra Sinfonica di San Francisco, una delle più importanti degli Stati Uniti. La commistione tra strumenti elettrici e sinfonici crea un effetto molto particolare, evidente soprattutto nella splendida versione di The Call of Ktulu, mentre in altri brani la potenza del gruppo tende a sovrastare l’orchestra, diminuendo l’originalità del concerto. In ogni caso conviene godersi il video, che rende al meglio lo spettacolo di due mondi in collaborazione.

St. Anger, invece, non lo ho comprato. I singoli estratti che ho ascoltato, St. Anger e Frantic, mi hanno fatto rabbrividire. Un suono vuoto, come se mancasse uno strumento; ritmi spezzati, testi più insensati del solito, scelte stilistiche di difficile comprensione. Ho provato a riascoltare varie volte per vedere se cambiavo prospettiva, ma niente: i Metallica erano morti. Non sapevano più cosa inventarsi. Per questo non mi aspettavo nient’altro da loro, finché non mi è capitato di ascoltare quasi per caso All Nightmare Long, dal nuovo album Death Magnetic, di cui non sapevo nemmeno fosse uscito, visto che non seguivo più il gruppo decaduto. Incredibile, potente, pieno, tosto e veloce. Forse è anche vero che dopo quell’obbrobrio di St. Anger qualunque cosa sarebbe stato meglio,  ma senza dubbio Death Magnetic colpisce per la ripresa di ritmi e assoli tipici dell’epoca d’oro. Quando un amico mi ha fatto ascoltare questo pezzo ho detto “caspita, la voce sembra Hetfield!” e lui “infatti sono i Metallica” e io “COSA?! Non è possibile, cos’è un inedito sfuggito ai garage days?”… e il video, per quanto poco correlato al testo, era fantastico, un cortometraggio dell’orrore. Tutto lasciava sperare in un risveglio musicale dei Metallica e per ora, lasciando da parte Lulu (una collaborazione con Lou Reed che ha un diverso approccio e un altro senso), sembra che i tempi bui siano finiti. E il recente film-concerto Metallica 3D Through the Never conferma, in ogni caso, che i Metallica sono sempre stati una delle più grandi live band di sempre.

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9 responses to “I miei dischi dei Metallica

  • antoniodelprete

    Sono anch’io un fans sfegatato dei metallica. Nulla da ridire sul post. Però non sono d’accordo su st. Angel. Ha una carica particolare e il ritorno ad alcune sonoritá molto graffianti e sporche (come anche la voce dell’intero album).
    Ho avuto la possibilità di vedere i metallica live 2 volte e confermo che sono una delle band che dal vivo rendono e non deludono. Infine spero che l’abum che dovrebbe uscire per settembre/ottobre sia un ritorno alle sonorità di master of puppet e ride the lighting😉

    • GoatWolf

      Certamente St. Anger è un disco che non lascia indifferenti, del genere “o lo ami, o lo odi”. So che ha ricevuto pure buone critiche e vinto persino qualche premio, per un’esibizione dal vivo credo (ecco, dal vivo sono sicuro che pure queste canzoni rendano meglio). Un giorno proverò ad ascoltarlo per intero, però oltre a Frantic e all’omonima, di recente ho sentito pure The Unnamed Feeling e Some Kind of Monster, e purtroppo mi hanno confermato che, personalmente, lo odio😀
      Comunque sia, penso che i Metallica siano troppo bravi per cadere nel baratro, pur con tutte le difficoltà interne ed esterne che hanno e dovranno ancora affrontare.

      • antoniodelprete

        Lo penso anch’io. Fatto sta che se riescono a rimigliorarsi dopo death magnetic c’è la possibilitá che si crei un nuovo filone di album di successo e di buona “qualità” (tipo com’è accaduto per i primi 5) ed è quello che secondo me serve alla musica, non solo rock e metal, di questi tempi

  • sonofsorat

    Per me i Metallica rappresentano tantissimo, non per nulla dietro la mia battlejacket o denim vest ho la patch di Master Of Puppets album che per me è l’apice del metal. Il gruppo di ‘Sisco ha esercitato un potere non indifferente, ricordo che il mio primo disco fu Load, all’epoca per essere un semplice sbarbatello e ragazzo tutto acqua e sapone per me quell’album rappresentava il mondo, l’universo. A 12/13 anni non ero a conoscenza degli altri album e, tantomeno, non avevo una minima conoscenza musicale, ricordo che però quell’album arrivò e mi fece fottere il cervello, me ne fregavo delle lezioni di flauto dolce alla scuola (corsi pomeridiani), un pomeriggio mi ritrovai a piangere su Mama Said. Cari e vecchi ‘Tallica, spero che il prossimo album sia un pelino migliore di Seath Magnetic, operazione paraculo si, ma almeno ha dimostrato che qualche zampata la possono ancora dare (All Nightmare Long su tutte).

    • GoatWolf

      Interessante che la passione per i Metallica sia scaturita proprio da Load, da questo punto di vista è stato un album di grande pubblicità per il gruppo fuori dall’ambito metal ed è bello vedere come possa aver attratto l’attenzione anche sulla produzione precedente, e sul genere di riferimento. Io ho avuto un’esperienza relativamente simile, non con i Metallica bensì con gli Iron Maiden e Alice Cooper: quando ancora non avevo gusti precisi, ascoltai un brano musicale sconosciuto, che oggi definirei punk, e che mi fece ricordare di aver visto le immagini di un gruppo inglese che aveva uno zombie per mascotte; cercando informazioni, scoprii che erano i Maiden e subito divennero il mio gruppo preferito. Nello stesso periodo vidi il film “Fusi di testa” e rimasi folgorato dalla scena con Alice Cooper che canta “Feed my Frankenstein”, poi dal video di “Poison” e in seguito da tutta la sua produzione. Da lì in avanti ho conosciuto l’heavy metal e l’hard rock (e il punk) e non li ho più lasciati!

  • sonofsorat

    Ed io ti cito un episodio simile a quello da te proposto. Adesso signori e signore facciamo un salto nel tempo si può dire decennale, siamo nel 1999 sono nella cucina sitonizzato su Mtv (quando ancora faceva musica), sono passate l’una di notte e quella domenica per una botta di culo riesco a prendere Mtv, inizia una staffilata di video hard rock e heavy metal e io impazzisco, a un certo punto un video che inizia con dei tizi, vestiti quasi tutti uguali, salgono sul palco e poi parte il pezzo, è follia, il mio cevello va in pappa, chi sono questi maniaci, da dove cazzo sono sbucati fuori, fanno un casino della madonna…qualche tempo dopo riesco ad individuare la band, Slipknot, il video Wait And Bleed. Ora gli Slipknot non li seguo più per una “crescita” musicale ma non nego che senza di loro non sarei mai approdato a The Sound Of Perseverance oppure all’extreme metal. Divorai la cattiveria di Iowa, ho amato la follia di Slipknot, e sempre elogiato e difeso la matrità di Vol.3. Mi sa che sono andato off topic vero?

    P.S Bel nick name GoatWolf

    • GoatWolf

      No, perché off topic? E’ appropriatissimo. Gli Slipknot sono piaciuti molto anche a me, all’epoca sembravano scarseggiare i gruppi nuovi e di buon livello e loro hanno portato la classica ventata d’aria fresca. In un certo senso, con tutte le differenze del caso, hanno avuto lo stesso ruolo dei Metallica nel segnare una evoluzione del metal, una quindicina d’anni dopo. “Wait and Bleed” mi ha colpito moltissimo e sono corso a prendere il disco; oggi mi accontento (si fa per dire) dell’ottima raccolta “Antennas to Hell”.

      P.S. – Grazie per il complimento!

  • I miei dischi dei Motörhead, pt. 1 | Fabbrica Metropolitana

    […] articoli di musica con alcune discografie ragionate, quelle in mio possesso. Avevo iniziato con i Metallica, che stavo riascoltando dopo anni; tra le bozze, il prossimo sarebbe stato su Henry Rollins, e a […]

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