Robin Williams e il suicidio

Con la morte di Robin Williams se ne va uno degli artisti più divertenti che siano mai esistiti. Certo lo era per me. Come tutti, credo, mi portavo dietro i suoi film sin da bambino, e pure le serie tv, da Mork e Mindy a The Crazy Ones. Pare che si sia suicidato, sebbene per ora, al momento in cui scrivo, non ci siano conferme. Questo mi spinge a riflettere sul gesto in sé e a tentare, per quanto possibile, di comprenderlo.

La prima cosa che mi viene in mente è che, in apparenza, Williams non sembrava avere motivi per suicidarsi. Era una persona divertente e faceva divertire gli altri, faceva molti film e negli ultimi anni era apparso spesso in tv, tutt’altro che dimenticato. Ma c’è un buon motivo per suicidarsi? Cosa può spingere a tal punto una persona?

Io credo che nessuno può sapere, o capire, il motivo di un suicidio, meglio dello stesso suicida. Meglio? Nemmeno allo stesso livello. Posto che la vita non sia, o non sembri, tanto intollerabile oggettivamente, il problema deve per forza essere soggettivo, intimo: non è forse vero che ognuno di noi parla costantemente con se stesso, tutti i giorni in tutti i momenti? Ed è questo monologo interiore che in realtà ci condiziona, questo parlarsi sopra e contro ogni dialogo con l’esterno, con gli altri. Perché il suicidio è anche esclusione degli altri. Un loro deprezzamento, se si può osare dirlo, una svalutazione della loro presenza nella nostra vita e viceversa. Penso alla famiglia, agli amici e, nel caso di Williams, ma senza esagerare, i milioni di fan, che di lui conoscevano solo l’immagine.

Io penso che Williams, se davvero si è suicidato, se era così profondamente depresso da arrivare a uccidersi, ascoltasse dentro di sè un monologo distruttivo, ignoto e incomprensibile a chiunque tranne che a se stesso. Solo lui conosceva le ragioni per cui la vita era diventata, contro ogni apparenza o oggettività, intollerabile. E solo lui poteva sapere quale fosse il punto di non ritorno.

Per lungo tempo non ho tollerato il suicidio. Non lo accettavo, ero duro nei confronti di chi lo sceglieva, a partire dal suicidio di un amico di famiglia cui tenevamo tutti, uno “zio” simpatico e buono. Poi però, anche grazie ai dettagli della vita di quell’uomo, ho compreso almeno in parte, pur non condividendo la sua scelta, la sofferenza che lo spinse a scegliere di morire. Allo stesso modo, chiunque scelga questa fine ha un carico di sofferenza che bisogna accettare e rispettare, anche se non si comprende.

Mi mancherà Robin Williams. Mi ha regalato grandi emozioni, sia allegre che commoventi. Spero sia morto senza soffrire.

Aggiornamento – Il video che segue mi ha ricordato anche un’altra cosa: quando ho iniziato a interessarmi di musica, all’inizio dell’adolescenza, il primo disco che comprai fu proprio What a wonderful world di Louis Armstrong, perché avevo visto Good Morning, Vietnam! e mi aveva colpito molto. Da lì ho cominciato a spaziare in lungo e in largo nei generi. Quindi, indirettamente, devo la mia cultura musicale anche a Williams.

***

P.S. – avendo letto questo articolo, e visto che, sebbene questa non sia una testata giornalistica, io ho “contravvenuto” a una etichetta che condivido, vi segnalo questo sito per ricevere aiuto sul tema: http://www.prevenireilsuicidio.it/

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

4 responses to “Robin Williams e il suicidio

  • egle1967

    bella riflessione.
    se ci pensi, nei suoi ruoli , anche i più divertenti, c’era sempre quel velo di malinconia e/o nostalgia verso qualcosa di inafferrabile…
    massimo rispetto sempre per chi non ce la fa , ognuno di noi ha un percorso tutto suo e la vita è dura se si guarda bene in faccia…
    si puo’ scegliere consapevolmente di stare un pelo più degli abissi in cui qualcuno disse fosse meglio non osservare a lungo, ma a volte non si riesce a tornare indietro , una volta fatto il passo.

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