Non si tratta di un trattato

versi bibbia

Da tempo medito di scrivere una serie di articoli sull’ateismo, su come lo intendo, su come si può mettere in relazione a temi etici, su come si potrebbe conciliare con alcune visioni in certo modo “spirituali” ecc., ma è una di quelle cose che per essere fatte bene richiedono tempo e impegno, due risorse che ultimamente devo riservare per intero al lavoro.

Tuttavia, una nota breve breve me la posso concedere e riguarda una affermazione così fuorviante da farmi correre a sfogliare la Bibbia che, come tutti, ho in casa. Navigando in cerca di immagini di persone considerate come grandi esponenti dell’ateismo, mi sono imbattuto in un lungo articolo di un tizio in tutta evidenza molto impegnato nelle Sacre Scritture. Tra le innumerevoli citazioni di versi, quella che ha attirato la mia attenzione (e che giustificava la presenza in foto di Nietzsche, Freud e altri compari) riguardava un presunto “trattato di ateologia” contenuto nella Bibbia, precisamente in Sapienza 14, 12-21. Niente di meno, un TRATTATO di argomenti ateistici nel Vecchio Testamento! Come resistere?

Dato che non sono uno studioso del testo sacro, ma solo un frequentatore sporadico (spinto da interesse antropologico anziché teologico), ho immaginato di ritrovarmi di fronte a qualcosa di simile a un lunghissimo elenco dei motivi che spingono a non credere in Dio (cosa sempre trattata malissimo nei pochi versi famosi sul tema, di quelli che si citano sempre, tipo quel salmo col verso “in cuor suo lo stolto dice: Dio non esiste”). Invece, ho trovato la prova che a interpretare troppo si finisce col dire cazzate. Anche non diversificare gli interessi fossilizzandosi su un’unica fonte è abbastanza deleterio.

Innanzitutto, ho trovato una manciata di versi che tutto erano, meno che un “trattato”. Non mi ero fatto illusioni, chiaro, ma le parole non si possono usare a vanvera. Secondo il vocabolario Treccani, l’accezione che determina l’uso della parola “trattato” in questo caso è:

trattato s. m. [dal lat. tractatus -us, der. di tractare «trattare»]. –

1.

a. Opera scientifica o tecnica, storica, letteraria, che svolge metodicamente una materia o espone i principî e le regole di una disciplina: t. di zoologia, di botanica, di astronomia, di retorica, di filosofia, di embriologia, di architettura; scrivere, comporre, pubblicare un trattato. Con valore più ampio, nel passato, studio o saggio su qualsiasi argomento particolare (sinon. quindi del termine attuale monografia).

Cosa un po’ difficile da fare in nove versi. Ma anche ponendo il caso di una straordinaria sintesi, il punto è che non c’è nessuna disamina, nessuna considerazione, neanche l’elenco di motivi che immaginavo, bensì una specie di racconto su cosa ha fatto qualcuno, sbagliando a farlo. Frecciatina dell’autore dell’articolo: i maestri del sospetto hanno fatto il loro bel plagio..!

Qui arriviamo al nocciolo della cazzata della questione: il tema dei versi non è affatto la “ateologia”, bensì l’idolatria! Che è una cosa estremamente differente. Accusare di idolatria, cioé di attribuire a un idolo (una figura costruita apposta) un valore divino, è ben diverso dal non credere nell’esistenza di Dio. Intanto, perché chi muove l’accusa è a sua volta un credente, fervido, in una divinità diversa, di cui forse non costruisce immagini, ma afferma irrevocabilmente l’esistenza. Poi perché, se anche un ateo voglia vedere nella religione biblica un’altra forma di idolatria (espandendo un po’ il concetto), non avrebbe certo bisogno di attaccarsi a questa manciata di versi da fanatico religioso: a rendere plausibile il rifiuto della credenza concorrono la storia, l’antropologia, la sociologia, la scienza e almeno in parte la filosofia. Non ho dubbi che Nietzsche conoscesse molto bene la Bibbia e vedesse nella religione in sé una forma di idolatria; ma il suo discorso è talmente lontano dai versi proposti che credere sul serio in una loro influenza sull’ateismo mi pare folle. Questo vale anche per Freud, per Marx, per Sartre e per tanti altri annoverati in quella “scuola del sospetto” che avrebbe plagiato il testo biblico. Voglio dire, l’accusa di idolatria verso la stessa religione che la condanna è, sì, un atteggiamento comune a molti atei, però non è basata sulle premesse della Bibbia, bensì su elementi estranei a qualsivoglia disquisizione teologica. Anzi, si potrebbe dire che, stando alla Bibbia, l’ateismo stesso è idolatria, venerazione della ragione umana, della scienza e dell’indagine critica (intendendo per ateismo un rifiuto cosciente e motivato del concetto di Dio, più che un atteggiamento esistenziale puro).

Ma chiunque può farsi una propria idea, basta andare a leggere i versi indicati. Ditemi voi:

Sapienza 14,12-21

12 L’invenzione degli idoli fu l’inizio della prostituzione,
la loro scoperta portò la corruzione nella vita.
13 Essi non esistevano al principio né mai esisteranno.
14 Entrarono nel mondo per la vanità dell’uomo,
per questo è stata decretata per loro una rapida fine.
15 Un padre, consumato da un lutto prematuro,
ordinò un’immagine di quel suo figlio così presto rapito,
e onorò come un dio chi poco prima era solo un defunto
ordinò ai suoi dipendenti riti misterici e di iniziazione.
16 Poi l’empia usanza, rafforzatasi con il tempo,
fu osservata come una legge.
17 Le statue si adoravano anche per ordine dei sovrani:
i sudditi, non potendo onorarli di persona a distanza,
riprodotte con arte le sembianze lontane,
fecero un’immagine visibile del re venerato,
per adulare con zelo l’assente, quasi fosse presente.
18 All’estensione del culto
anche presso quanti non lo conoscevano,
spinse l’ambizione dell’artista.
19 Questi infatti, desideroso di piacere al potente,
si sforzò con l’arte di renderne più bella l’immagine;
20 il popolo, attratto dalla leggiadria dell’opera,
considerò oggetto di culto
colui che poco prima onorava come uomo.
21 Ciò divenne un’insidia ai viventi,
perché gli uomini,
vittime della disgrazia o della tirannide,
imposero a pietre o a legni un nome incomunicabile.

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

4 responses to “Non si tratta di un trattato

  • egle1967

    L’invenzione degli idoli fu l’inizio della prostituzione,
    la loro scoperta portò la corruzione nella vita.

    vedi la Santa madre Chiesa , supremo idolo che ha portato e porta alla corruzione di tutto…
    sempre interessanti i tuoi post
    ciao Goat

    • GoatWolf

      Credo che il tuo commento centri il punto: si può accusare la Chiesa di essere l’apice dell’idolatria, eppure continuare a credere nell’esistenza di Dio. Perché, a dispetto di ciò che la Chiesa stessa sostiene sul proprio ruolo, la fede e la religione organizzata sono due cose diverse, anche se interconnesse. Mi viene da pensare a Spinoza e alla sua visione panteistica, per cui tutto ciò che esiste è un attributo o un modo della sostanza divina, quindi ciò che è, è Dio; allora Dio non ha bisogno di essere venerato tramite culti e riti, perché il semplice fatto di esistere vuol dire far parte di esso, venerarlo come veneriamo la nostra stessa vita. Dio non è una “persona”, è il Tutto. E possiamo aggiungere: ogni forma di religione è perciò priva di consistenza, se pensata come rivolta a Dio. Se pensata come rivolta a noi stessi, è un’esternazione di ciò che già ci appartiene. Non è affatto un caso che Spinoza sia stato accusato di ateismo.

      A presto, egle!😉

  • egle1967

    Non conoscevo la visione di SPinoza e mi trova concorde con l’idea che Dio è ovunque e d è tutto…interessante…molto

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