Un bastone per la vecchiaia

Mosè - Michelangelo

Mio padre ha compiuto sessant’anni. Una età importante, che mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti della sua e della mia vita. Quando ha avuto me, aveva venticinque anni: ciò significa che, alla mezza età, ma ancora relativamente giovane, ha già un figlio grande. Un figlio che sarà ancora abbastanza giovane quando lui entrerà nella vecchiaia, un figlio che avrà la forza e l’autonomia sufficienti per cavarsela senza pesare ancora sulle sue spalle, semmai per sostenerlo. Pur avendo ascoltato alcuni racconti da vari parenti su quei primi anni, io non so immaginare cosa abbia davvero voluto dire per due giovani sposi avere un figlio prima dei trenta. Non so dire, sinceramente, quanti sacrifici abbiano sopportato e a cosa abbiano dovuto rinunciare per mandare avanti la famiglia. Non parlo tanto delle difficoltà quotidiane, ma delle aspirazioni a lungo termine. Come avrebbero vissuto la loro vita, mio padre e mia madre, se non avesse avuto figli? Cosa avrebbero fatto, dove sarebbero arrivati? Hanno forse trovato ciò che cercavano?

Mio padre è sempre stato assorbito dal lavoro. Ho ammirato sempre la determinazione con cui ha superato i problemi legati al proprio mantenimento agli studi, quando i nonni non potevano fare granché e lui arrotondava, da bravo studente lavoratore. Credo che in cuor suo abbia sempre desiderato avere figli, quindi non dovrei pormi tante domande; ma così presto? Se avesse potuto scegliere, avrebbe rimandato? Tutto ciò, in realtà, lo sto chiedendo a me stesso. Io non ho mai desiderato avere figli. Sono troppo egocentrico per mettere in qualche modo la mia vita in secondo piano, rinunciare a ciò che mi piace fare per dedicarmi alla famiglia. Però quando ho compiuto trent’anni, qualche dubbio mi è venuto. Ho pensato seriamente alla differenza di età con un mio eventuale figlio, la possibilità di averlo già adulto quando comincerò a invecchiare, la possibilità che ho io di avere ancora con me mio padre, oggi come per molti anni ancora. Ho pensato alla forza della gioventù per crescere un figlio o una figlia. E adesso che mio padre ne ha sessanta, pur essendomi messo l’animo in pace, decidendo di continuare per il no, inevitabilmente mi chiedo se ho fatto la scelta giusta. Sto negando, a lui e a mia madre, la possibilità di diventare nonni. Nonni veri, non surrogati per figli di altri.

Magari sono soltanto sciocche masturbazioni mentali. Anzi, posto che il dubbio se avere figli o meno è basato in larga parte su considerazioni anagrafiche, anziché su un desiderio reale di paternità, è persino meglio non averne. Non credo che verrebbero al mondo per il motivo giusto, ecco. Ho anche immaginato come sarebbe essere padre, come educherei i miei figli al netto di ciò che critico nell’educazione degli altri, consapevole che sbaglierei lo stesso; poi, avere un figlio o una figlia è avere un erede, qualcuno che potrà disporre di ciò che avrò lasciato e, possibilmente, goderne. Salvaguardarne l’integrità e la memoria, se si trattasse di qualcosa di un certo valore (culturale, data la mia formazione. Niente gioielli della Corona). Andando avanti nelle fantasie, avere un amorino coccoloso che mi adora e mi crede un dio, o un supereroe, e che un giorno mi sfiderà e reclamerà la sua indipendenza, salvo poi capire che non è facile per nessuno. Un classico della vita in questo mondo, insomma. Ma ho a che fare con bambini piccoli già da tempo, ed è terribilmente faticoso; li posso restituire ai rispettivi genitori, e questo è un gran vantaggio, con bimbi miei invece sarebbe ventiquattro ore su ventiquattro… eh no, eh. Ora che sono grossomodo più maturo, trovo insopportabili gli adolescenti: li prenderei tutti a calci, compreso me stesso, quando ripenso a come ero. Ed ero più tranquillo di molti altri. Comunque sempre una testa di cozza. E dovrei crearmene uno apposta? Eh no, eh. Dice un mio amico che non ne voleva: “a me ha cambiato la vita, letteralmente: ho ribaltato tutte le mie priorità, tutto ha acquisito un senso nuovo e penso di aver trovato il mio posto nell’universo”; può sembrare strano, ma questo in qualche modo mi ha confermato di non volerne io!

Tuttavia, il dubbio rimarrà sempre in sottofondo. Quando sessant’anni li avrò io, o magari settanta, scommetto che sarà risolto.

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

5 responses to “Un bastone per la vecchiaia

  • Egle1967

    Ciao Goatwolf.
    Io ero egocentrica al 100 per cento e lo sono ancora adesso che pur un figlio ho, ma un po’ meno..le prove della vita ti cambiano un po’.
    Un figlio l’ ho fatto per il motivo sbagliato, ed infatti nn mi sono fatta cambiare la vita del tutto..ho rinunciato a pochissimo e sempre meno più’ cresceva con l’eta,
    Ma ti assicuro che ora che ha 14 anni , sono molto felice di avere un adolescente rompi palle in casa….molto felice perche’ lo vedo crescere e gioire e adesso mi si riempie il cuore.
    Un caro saluto.

    • GoatWolf

      Grazie per la tua testimonianza, credo che prima o poi troverò un figlio o una figlia surrogati, cui dedicare quel poco di amore che ho (sempre in senso genitoriale); mi basterà e avanzerà, hehe. A presto!

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