Una nota sulla questione morale in Marx

 Karl Marx è ritenuto, tra le altre cose, uno dei maggiori critici della morale assieme a Nietzsche, a Freud e a vari altri autori generalmente accomunati nella cosiddetta “scuola del sospetto”. Il socialismo marxiano, infatti, viene definito scientifico per distinguerlo dai socialismi precedenti, detti utopistici: questi ultimi erano, secondo Marx ed Engels, troppo idealistici, fondati su concezioni di società avulse dai rapporti reali; un socialismo scientifico si fonda invece sull’analisi di quei rapporti, della struttura di una società in continua evoluzione. Oltre a questo, lo stesso Marx ha più volte criticato le istanze morali come base della lotta politica, insistendo contro il dualismo “giusto-ingiusto” nella stesura di programmi, indirizzi e piani d’azione dei partiti e delle associazioni a favore dei diritti della classe lavoratrice (in particolare nella Critica al programma di Gotha). L’emancipazione e lo sviluppo pieno della persona umana non sono fonti ideali per metri di giudizio, così come la realtà dello sfruttamento nel modo di produzione capitalista non è dovuto alla “cattiveria” dei padroni nei confronti dei lavoratori, bensì al funzionamento del sistema in sé.

Detto ciò, ho spesso sentito parlare di una contraddizione latente nell’opera di Marx: da un lato, l’ambizione alla pura scientificità dell’elaborazione di un’alternativa socialista; dall’altro, l’afflato idealista verso una società più giusta e libera dallo sfruttamento. Questa contraddizione, vera o presunta, sarebbe dovuta proprio al fatto che una concezione scientifica del socialismo non dovrebbe indulgere su considerazioni morali. Però l’aspirazione a una società equa e solidale è una visione etica, per cui lo sfruttamento è ingiusto. Chi decide cosa è giusto e cosa non lo è? Dunque, o si bada alla realtà dei fatti lasciando perdere l’etica, o si viaggia sulle teorie morali in base alle quali si modella l’azione reale.

Personalmente non vedo alcuna contraddizione. Secondo me, il punto sta nel tentativo di dare concretezza a qualcosa che fino a poco tempo prima era, appunto, una posizione di principio, nulla di concreto. Marx, pur disprezzando il moralismo, aveva certo la capacità di discernere tra un principio morale, ideale (e quindi “irreale”) e un’azione costruita su un’analisi della realtà. Secoli di utopismo egualitario non hanno portato a nulla per il semplice fatto di non tenere in conto la realtà: la novità del pensiero di Marx sta nell’aver tentato di comprendere la natura dei rapporti reali, l’unica cosa su cui si possa costruire l’emancipazione sociale, rifiutando le fondazioni irrealistiche sui principi morali. Questo riprende la critica all’idealismo da cui il giovane Marx e gran parte dei filosofi venuti dopo Hegel sono partiti. Semplicemente, se si capovolge la fonte dell’esistenza e si ammette che è la realtà, non lo spirito o l’idea, a rendere possibile tutto ciò che esiste, appare chiaro che anche il socialismo deve partire dalla realtà, non dalla morale. E’ come se Marx avesse detto: “se volete costruire una società priva di sfruttamento, in cui ogni individuo sia in grado di emanciparsi e realizzarsi, piantatela di correre appresso alle farfalle del mondo ideale e cominciate a capire come funziona il mondo reale, restate ancorati a esso, traete dal concreto i dati che vi servono e su quelli costruite la vostra azione politica”. Altro che contraddizione. E’ l’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza (Engels docet).

Spiegare però a fondo i termini della questione, che sono più complessi di quanto sembri, non è comunque impresa facile. Per stavolta mi limito a tracciare i confini dell’ambito in cui muoversi; poi, chissà quando, esplorerò meglio questo territorio.

Se comunque non volete aspettare qualcosa che probabilmente non arriverà mai, consiglio vivamente un libro su questo argomento e dintorni: Marx in America. Individui, etica, scelte razionali, curato da Stefano Petrucciani e Francesco Saverio Trincia, Editori Riuniti, 1992. Dubito che sia ancora in commercio, ma in qualche biblioteca ci sarà e forse pure su eBay. Raccoglie alcuni saggi scritti da studiosi americani di etica e marxismo, di vario orientamento politico, che dibattono sui temi dei diritti individuali, delle teorie della giustizia, del confronto tra marxismo e liberalismo ecc., sempre in maniera critica, non ortodossa e fuori dalla cultura europea continentale (una corrente anglosassone insomma, tra UK e USA, definibile come “marxismo analitico”).

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Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

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