Pussy Riot – “Putin will teach you how to love”

Questo video è stato preparato subito dopo l’attacco subìto a Sochi, le cui immagini sono state prontamente inserite. Fino a poco tempo fa non mi ero interessato granché alle Pussy Riot, le ritenevo uno dei tanti fenomeni di protesta caciarona che si vedono ovunque nel mondo; poi due di loro sono state arrestate e condannate a due anni di detenzione, per un concerto non autorizzato (e antigovernativo) di fronte alla cattedrale di San Basilio, e già questo mi ha colpito per la severità della pena. Come se non bastasse, una delle due, Nadja Tolokonnikova, è stata trasferita in un campo di prigionia in una non meglio specificata località della Siberia, senza possbilità di contatti con la famiglia e i giornali. Ora sono tornate libere, ma lungi dall’essere intimidite hanno provato a girare una parte del loro nuovo video a Sochi, appunto, dove i cosacchi di guardia le hanno prese a frustate (molto da cosacco, in effetti).

A questo punto, complici anche le grida di giubilo dei soliti cretini a favore della violenza, ho cercato di informarmi un po’ meglio su questo gruppo. Ho iniziato col leggere un carteggio (pubblicato sul numero 8/2013 di MicroMega – eccone alcuni stralci) tra la Tolokonnikova e Slavoj Zizek, trovando con piacevole sorpresa una profondità di pensiero notevole nelle lettere dell’attivista russa, un impegno politico di rilievo e persino una certa dose di poesia. Avendo avuto uno scontro con un conoscente sull’essenza del punk (per lui lontanissima dalle attività di questo gruppo di “falsone”), ho pensato su quanto di punk effettivamente ci sia nelle Pussy Riot; se lo intendiamo come movimento anarchico, quindi politico, mi pare che la protesta offensiva e irriverente delle PR sia pienamente allineata al genere. Se invece lo intendiamo come movimento sostanzialmente nichilista, di rifiuto autodistruttivo, già ce le vedo meno, sebbene suonare in pubblico ben sapendo di finire al pronto soccorso per “nulla” mi pare comunque abbastanza punk.

Il punto è che, piacciano o meno, le PR sono innanzitutto attiviste politiche, la cui linea d’azione si esprime attraverso la musica punk in quanto genere “ideale”, per la contrapposizione all’attuale società nazionalista russa. Rifiuto, offesa e irriverenza, caratteristiche del punk sin dalle origini (non a caso “punk” significa letteralmente “robaccia, spazzatura”, usato perciò in senso sarcasticamente autodistruttivo), si accompagnano a qualcosa di ancor più insopportabile, la critica al regime pseudo-democratico di Putin e il richiamo sulla condizione delle donne in Russia, cioé due argomenti sostanzialmente tabù.

Il punk delle PR non è solo spettacolo inutilmente offensivo: proprio gli arresti e le frustate, che da noi sarebbero un’assurdità, rendono carica di significato l’esperienza di quelle ragazze. Da noi non avrebbero avuto tutta questa attenzione, perché non c’è nulla di concreto contro cui scagliarsi; siamo pieni di gruppi e gruppetti che infastidiscono, ma non c’è un potere severo e un contesto così duro da arrivare a repressioni regolari. Bisogna necessariamente inquadrarle nel contesto russo, dove la tendenza alla violenza non è solo caratteristica del potere, ma della cittadinanza: attivisti come quelli per i diritti degli omosessuali vengono aggrediti dai cittadini stessi, prima ancora che dalle forze dell’ordine; la presenza di una religiosità molto forte, tipica dell’anima russa, contribuisce purtroppo ad aumentare l’ostilità per il diverso; un generale conformismo verso le decisioni del potere fa il resto.

Le PR si muovono perciò in un terreno ostile e lo fanno con uno stile ben poco russo, il punk anglo-americano, perseguendo obiettivi di protesta a tratti liberali (contro l’autoritarismo di Putin) e a tratti comunisti (il capitalismo globalizzato). Ciò implica una battaglia solitaria, perché chi le sostiene contro Putin non le sostiene contro l’economia globalizzata, rischiando di lasciarle ai margini della lotta politica. Diventa ovvio cercare di ottenere più visibilità possibile, anche andandosele a cercare. Ma in fondo, cosa c’è di più punk di andare a tirare pietre a un pitbull?

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Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

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