Parallelismi storici: la Rivoluzione russa e quella francese

Trotsky, Lenin e Kamenev, tra i maggiori fautori della Rivoluzione d’Ottobre

I bolscevichi, primo fra tutti Trotsky, amavano comparare la propria Rivoluzione con quella francese del 1789. In effetti le similitudini sono molte, a cominciare dalla storia: la Russia di inizio Novecento era retta da una monarchia assoluta, come la Francia di fine Settecento; aveva tentato invano di darsi un assetto parlamentare con la Duma, fallita grazie a quel tipo di potere oppressivo che anche in Francia aveva svilito l’importanza degli Stati Generali; aveva ancora un’economia di tipo feudale, fortemente agricola, nonostante la presenza di poli industriali moderni in alcune grandi città. Era cioé un Paese molto arretrato rispetto al resto d’Europa e vi erano le condizioni per una rivoluzione “vecchio stile”, con scontri di piazza, barricate e assalti, laddove in altre situazioni europee era impensabile (come già constatava nel 1895 Friedrich Engels).

Può certo essere azzardato tracciare linee dirette che ricolleghino i bolscevichi ai giacobini (se non altro perché i giacobini erano rivoluzionari della borghesia emergente contro l’aristocrazia, mentre i bolscevichi erano l’avanguardia del proletariato), però non si può negare che l’evoluzione della Rivoluzione russa abbia vissuto momenti di tenore simile. Come i giacobini instaurarono il Terrore per difendere la Rivoluzione francese, non solo dai nemici dichiarati, ma anche dai partiti rivoluzionari concorrenti, così i bolscevichi si scontrarono con molti gruppi che avevano idee anche radicalmente diverse sulla rivoluzione, in particolar modo gli anarchici (da ricordare il terribile episodio di Kronstadt, che se non ricordo male dovrebbe avere un omologo nella Rivoluzione francese, la repressione di una provincia ribelle, ma ora purtroppo mi sfugge). Poi, l’inevitabile guerra civile tra rivoluzionari e zaristi che seguì al 1917, con l’Armata Bianca sovvenzionata dalle potenze straniere per strangolare il governo bolscevico; la decisione di uccidere Nicola II e la sua famiglia (pur non avendo alcuna argomentazione tanto potente quanto quella per la decapitazione di Luigi XVI). Nonché l’accerchiamento e quindi l’isolamento della Russia in seguito alla vittoria dell’Armata Rossa. Si tratta di punti di contatto storici, ricorsi se vogliamo, che comunque vanno presi con le dovute distinzioni.

Ma ciò che risalta è il momento successivo: come per i giacobini arrivò il Termidoro, in cui furono spodestati e la Rivoluzione cambiò strada, in modi diversi anche i bolscevichi ebbero un tracollo che mutò profondamente la situazione. Con la morte di Lenin, infatti, si aprì una intensa e drammatica lotta per il potere all’interno del partito; le due figure di spicco erano Trotsky, il “numero due” della Rivoluzione, e Stalin, poco conosciuto, poco carismatico, ma campione della nuova burocrazia. Dallo scontro tra i due e tra le varie fazioni in lotta, il partito ne uscì decimato; con la sconfitta pirma della Sinistra e poi della Destra, non solo uscì di scena Trotsky (esiliato a vita dal territorio sovietico), ma gradualmente scompare l’intera vecchia guardia bolscevica. Prima soggiogata, poi arrestata ed eliminata fisicamente fino alla fine degli anni Trenta quando, dei collaboratori più stretti di Lenin nel 1917, ne rimase in vita soltanto uno: Stalin. Chi aveva fatto la Rivoluzione, come Zinoviev, Kamenev, Bucharin, Rykov, lo stesso Trotsky ecc., morì; tutto il potere si concentrò nelle mani del Segretario del Partito, che diventò dittatore assoluto eliminando, in pratica, la Rivoluzione stessa.

Se, giocando su questi parallelismi, potremmo paragonare Lenin (ma anche Trotsky) a Robespierre, con chi si potrebbe allora paragonare Stalin? Un politico scaltro, un pragmatico, una figura di assoluto secondo piano che emerge dopo la Rivoluzione grazie alle sue azioni militari durante la guerra civile, e che durante il suo governo dal pugno d’acciaio restaura molte forme del vecchio ordine zarista; ma nell’espansione territoriale costante dell’URSS si fa portatore anche di istanze rivoluzionarie, diventando così una figura di semi-rivoluzionario e semi-conservatore? Secondo me, con tutte le differenze del caso, a Napoleone. E molto più di Hitler, che può accostarvisi per le campagne militari e l’attacco alla Russia, ma non altro.

Tutto questo, alla fine dei conti, resta però un semplice giochino storico. Le forme spesso tendono a ripetersi, almeno agli occhi di un osservatore di passaggio. Si possono trovare similitudini ovunque, in qualsiasi epoca ed evento, come chi accosta l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy a quello di Abraham Lincoln, o altri che paragonano proprio Stalin a Robespierre (ritenuto un precursore di molti dittatori moderni) o a Cromwell, della Rivoluzione inglese.
Non so se questo avvalori l’idea della ciclicità della Storia, sui cui si erano espressi anche Hegel, Marco Aurelio e un po’ tutto il pensiero classico; certo è che la Storia può insegnarci molto, può aiutarci a non ripetere gli stessi errori, ma evidentemente nessuno raccoglie questo insegnamento, nessuno accetta questo aiuto. Forse, se di ciclo si tratta, non è per qualche legge naturale o ultraterrena, ma per la nostra incapacità, in quanto specie, di spezzare il cerchio.

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One response to “Parallelismi storici: la Rivoluzione russa e quella francese

  • GoatWolf

    “da ricordare il terribile episodio di Kronstadt, che se non ricordo male dovrebbe avere un omologo nella Rivoluzione francese, la repressione di una provincia ribelle, ma ora purtroppo mi sfugge”

    Si tratta della Vandea, con l’importante differenza che questa era risolutamente controrivoluzionaria, monarchica e cattolica, laddove Kronstadt era rivoluzionaria in senso anarchico. Inoltre la Vandea non è stata neutralizzata del tutto e, per lungo tempo, ha tentato di sobillare le potenze straniere per muovere guerra alla Francia rivoluzionaria, al fine di ristabilire l’antico regime. Questo vuol dire che nel caso francese si tratta di repressione del nemico, mentre nel caso russo di repressione interna al fronte rivoluzionario.

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