Totalitarismi. Risposta a un liberale

Michail Chmel'ko - Il trionfo del popolo vittorioso (1949)

Michail Chmel’ko – Il trionfo del popolo vittorioso (1949)

Per festeggiare il cinquantesimo articolo, ho deciso di andarci giù pesante😀

Qualche anno fa mi ritrovai impegnato in un interessante dibattito con un ragazzo di idee liberali, intelligente, ma con una tendenza neocon ad accomunare le altre ideologie nel calderone del totalitarismo (una categoria inventata proprio dai liberali, a fronte di una esaltazione del modello democratico innestato sull’economia capitalista). Una sua affermazione, in particolare, mi fece prodigare in una lunga risposta. Nazismo e comunismo sono forse la stessa cosa? Hitler e Stalin erano le due facce di una stessa medaglia? Io, naturalmente, non lo credo. Penso sia una comparazione superficiale e ideologica, che non tiene conto delle differenze tra gli ideali, bensì solo delle similitudini tra le esperienze storiche. Un parallelismo si può fare tra forme di governo, controllo, repressione ed organizzazione sociale, nonché culto delle personalità, ma non sul piano delle idee, totalmente opposte le une alle altre. Accostare comunismo e nazismo, considerarli uguali nei contenuti per i risultati storici delle loro applicazioni, è la tendenza omologatrice del pensiero attuale, che io rifiuto. Siccome credo possa essere ancora interessante, anche visto il successo (statistico) dell’altro articolo sullo stalinismo, ho scelto di riproporre quella risposta. Oggi risponderei quasi le stesse cose, specificando meglio alcuni punti su cui penso di essere stato impreciso – ad esempio sulla figura del proletario nel “mondo migliore”: se si tralascia la propaganda, è evidente che in una compiuta società comunista essa non esisterebbe più, scomparendo assieme alla distinzione tra classi sociali. O sulla natura dell’ideologia: per Marx era sì falsa coscienza, ma oggi bisogna tenere in conto anche Gramsci, per il quale l’ideologia è una costruzione di classe, cioè un complesso di idee e di valori che giustificano e indirizzano l’azione delle classi, alimentandone l’egemonia o la lotta per la sua conquista.

***

“Nazismo e comunismo predicavano un mondo migliore (quello ariano o quello proletario), prevedevano un rito di sangue propiziatorio (la dittatura del proletario, l’eliminazione delle razze inferiori), si vedevano come un antidoto alla decadenza morale e sociale del mondo capitalista borghese. Entrambi si concretizzarono in forme di Stato totalitarie, basate sul terrore e la propaganda, la polizia segreta, la guerra infinita contro il nemico (interno ed esterno), la superiorita’ morale e storica del proprio modello. Insomma ideologie diverse ma realizzazioni pratiche pericolosamente vicine. Parole diverse per gli stessi concetti?”

No, assolutamente. Sul piano delle idee, nazismo e comunismo sono quanto di più antitetico ci possa essere, e non possono essere accomunati in alcun modo.

L’idea di un “mondo migliore” è un concetto che ognuno vede a modo suo, ma tra il “mondo migliore” dei nazisti e quello dei comunisti c’è una differenza abissale: da un lato abbiamo il dominio assoluto di una presunta razza superiore, unica depositaria di diritti, poteri e privilegi, in un’organizzazione sociale rigidamente gerarchizzata, in cui discriminazione, diseguaglianza ed emarginazione sono parte integrante della vita in comune. Dall’altro, abbiamo una società di eguali, ognuno con i suoi diritti e le sue garanzie, senza distinzioni di alcun tipo nell’organizzazione sociale, in cui ognuno è libero di autodeterminarsi e di decidere della propria vita, senza assogettarsi al potere economico (il capitale) o al potere politico (data l’idea di estinzione dello Stato), e in cui valori come la solidarietà e la fratellanza siano alla base dei rapporti sociali (cosa che i nazisti aborrivano, per lo meno al di fuori della loro “razza”). Visioni agli antipodi quindi, già a partire dai soggetti: l’ariano sarebbe un essere supernaturale, che ha virtù particolari in merito alla sua costituzione genetica (con mito del sangue e altri concetti riadattati da antiche credenze); il proletario è un membro della società borghese che rivendica i suoi diritti e una giustizia sociale che il capitalismo non sa offrire. Due soggetti molto diversi, direi.

L’espressione “rito di sangue propiziatorio” è quanto mai forzata nel caso del comunismo, in quanto la dittatura del proletariato non prevede massacri, non va certo intesa come sterminio della classe borghese. Non c’è alcuna possibilità di avvicinare anche solo lontanamente lo sterminio nazista all’idea di dittatura del proletariato, perché questa espressione, certamente ambigua e spesso fraintesa, sta ad indicare non una dittatura come quella sovietica, ma il dominio dei valori di una classe su quelli di un’altra; non uno stato totalitario comunista, ma una predominanza delle istanze di giustizia ed eguaglianza sociale, di rifiuto dei valori borghesi fondati sui rapporti economici; insomma di palingenesi dell’umanità. Il comunismo, come il socialismo, è l’elaborazione moderna e quindi l’erede del “sospiro delle anime oppresse” che nei secoli hanno cercato una rivalsa contro gli sfruttatori, e che nel corso della storia è passato, questo “sospiro”, dalle rivolte degli schiavi al cristianesimo, al liberalismo borghese e al socialismo filosofico e politico. E infatti, Marx ed Engels riconoscono pienamente i meriti storici della borghesia nel Manifesto del Partito Comunista, ma ne criticano l’evoluzione successiva all’abbattimento dell’Ancien Régime.

Il nazismo è invece una degenerazione della parte più retriva e reazionaria del conservatorismo, un’ideologia nel pieno senso del termine (che per Marx era falsa coscienza, e il comunismo è diventato ideologia proprio con Stalin e il dominio sovietico sul movimento comunista internazionale – ma non vuol dire che sia in sé una ideologia), in cui tutto è basato sulla violenza e sull’odio del diverso, sulla difesa strenua dei privilegi di casta, sulla discriminazione, sul dominio assoluto, sull’esclusione e l’eliminazione di ogni elemento di disturbo e di ogni peso per la società. A tutto questo si aggiunge il fanatismo di un misticismo esoterico che alimenta l’idea della “missione divina” di purificazione del mondo dal Male, quindi lo sterminio delle razze inferiori era già presente nelle idee stesse, laddove nell’ideale comunista non erano affatto concepiti il Gulag o le altre forme di repressione politica adottate dai regimi del socialismo reale.

Ed è proprio questo il punto fondamentale: nel comunismo esiste una dicotomia tra la teoria e la pratica, mentre nel nazismo (come nel fascismo) teoria e pratica sono identiche, sono conseguenti. Dunque come è potuto succedere che un ideale di libertà, uguaglianza e fratellanza come il socialismo/comunismo abbia generato i gulag?
Qui bisogna guardare alle contingenze storiche: le democrazie occidentali hanno fatto con la Rivoluzione russa ciò che le monarchie fecero con la Francia rivoluzionaria, ossia hanno assediato il Paese ribelle e ne hanno soffocato lo sviluppo economico, politico e sociale. Questo è il modo giusto per stroncare qualsiasi rivoluzione, costringerla a chiudersi in sé stessa. Infatti, in Francia l’evoluzione storica ha portato da Babeuf a Napoleone, dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo ai cannoni dell’impero. In Russia, il fermento rivoluzionario si è scontrato con l’accerchiamento del Paese, con l’ostilità delle potenze straniere coalizzate contro il “pericolo rosso”, e di fronte a questo non ha potuto far altro che blindarsi, finendo con l’involversi in una dittatura che Stalin rese sempre più repressiva e burocratica. E con uno come Stalin, il Paese avrà anche potuto resistere e consolidarsi, ma non ebbe più occasione di evolversi, nemmeno con la “destalinizzazione”. L’assedio ha provocato naturalmente la crescita della paranoia nello Stato e nel popolo, così si sono sviluppate le forme repressive sempre più spietate che hanno portato agli orrori del Gulag. E questo, in forme non dissimili e per molti motivi di carattere storico-politico, è accaduto per l’Unione Sovietica come per gli altri regimi autodichiaratisi comunisti.

Pensiamo all’Occidente liberale, democratico e cristiano, anch’esso convinto, oggi più che mai, della superiorità morale del proprio modello: nel corso dei secoli è passato per il colonialismo, lo schiavismo, l’oscurantismo religioso, lo sfruttamento dei paesi del Terzo Mondo. Persino nella decolonizzazione ha impedito che quelle nazioni potessero autodeterminarsi, fissando confini che costringono tutt’ora etnie diverse a convivere forzatamente, e foraggiando governi deboli e pronti a collaborare economicamente a vantaggio degli ex-colonizzatori, sfruttando non solo risorse naturali, ma persino le antiche, dannate rivalità tribali per il proprio mercato delle armi (penso all’Africa). Non ha avuto remore, il Primo Mondo, a sostenere dittature militari sanguinarie in America latina per impedire l’avvento di governi socialisti (alla faccia della democrazia), così come la Chiesa ha sempre avuto una inquietante predisposizione alla violenza e alla repressione brutale del pensiero indipendente e delle antiche culture, dai roghi come quello di Giordano Bruno e degli eretici alla evangelizzazione forzata delle popolazioni precolombiane e indonesiane, distruggendo la loro storia e la loro cultura. Tutti orrori lontani nel tempo o nello spazio, che noi non vediamo e di cui non ci sentiamo responsabili, né spesso vogliamo credere che siano possibili oggi. Sfruttamento, violenza, umiliazione, repressione: queste cose le abbiamo fatte e le facciamo anche noi, subdolamente, sottilmente, di nascosto.

Ma, per dirla come Manacorda, cancelliamo Gesù per via della Santa Inquisizione, dell’oppressione culturale e di papi come il filonazista Pio XII? Cancelliamo il pensiero liberale per via dello schiavismo, del colonialismo e dell’attuale sfruttamento del Terzo Mondo? Oppure tracciamo una linea di confine tra le idee e la pratica storica? Nel caso del comunismo, cancelliamo Marx a causa di Breznev, oppure vogliamo renderci conto che anche questo ideale ha la sua storia di luci e di ombre, e che magari la colpa non risiede nelle idee, ma nelle persone, nei popoli e negli Stati, come succede per il liberalismo borghese, la religione cristiana e tutte le altre espressioni della nostra storia democratica?
Io sono per la seconda linea guida. Un conto è non condividere l’idea del comunismo, ben altro è essere anticomunisti, che vuol dire adottare un’altra ideologia basata unicamente sulla distruzione del Nemico; tutto per eliminare la spaventosa minaccia ai propri miseri interessi, laddove si confonde il benessere con la libertà.

Io non assolvo l’esperienza storica del socialismo reale dai suoi errori e orrori. Li condanno fermamente come condanno le politiche occidentali. Ma non butto via il bambino con l’acqua sporca: questo “bambino” ha ancora molta strada da fare, ha ancora tanto da dire a questo mondo vecchio e grigio, ed è ancora in corso d’evoluzione. Ha nuove strade da prendere e nuove parole e metodi da usare. Soprattutto ora che il capitalismo, vincente in tutto il mondo, mostra sempre più forti le sue contraddizioni.

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Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

12 responses to “Totalitarismi. Risposta a un liberale

  • luna

    L’argomento è sicuramente interessante e merita un approfondimento…
    Ma è estate… dai parliamo di moda!😉
    A parte tutto, se ti va ti aspetto nel mio ultimo post!!!
    Baciiii
    Luna

    • GoatWolf

      Vedo che, guarda caso, tratta di totalitarismo!😉

      La moda maschile, con buona pace dei vari stilisti, è rigida e lascia poco spazio alla fantasia; comunque per l’estate direi che bisogna privilegiare il lino, le ciabatte chiuse e costumi da bagno adeguati al tipo di panza. Me la sono cavata?😀

  • egle spano'

    mi piacerebbe che qualcuno definisse il significato dell’idea di comunismo, oggi.
    Perchè vorrei capire quali siano gli ideali di chi si definisce comunista oggi, o di destra, o di …
    Comunque c’è una bella differenza tra ideali e ideologie ed io , tendenzialmente, tendo verso i primi. Che sono ancorati alla realtà, che prendono in considerazione il fattore imprevedibile dell’umanità e reagiscono secondo cio che è e non che dovrebbe essere.
    L’ideale è qualcosa che ha nel suo centro l’uomo e il valore della vita, che nasce da dei profondi bisogni che sono condivisibili da tutti. L’ideale non perde mai di vista il valore della vita e dell’uomo e della libertà, mentre l’ideologia sacrifica al pensiero , a volte, l’ideale che a quel punto svuoterà di senso l’ideologia stessa..
    Non ho una gran conoscenza storica e neanche filosofica, ma questo è quello che ho pensato , leggendoti.
    ciao

    • GoatWolf

      Carissima, la domanda che poni è molto impegnativa, se non altro perché bisogna ridefinire il contesto in cui ci si può dichiarare comunisti, o liberali, o conservatori ecc.. Oggi, se prendiamo a modello il movimento comunista del secolo passato, possiamo dire che definirsi tali è più simbolico che concreto, una questione di valori piuttosto che di adesione a movimenti reali. Forse oggi la destra e la sinistra esistono al livello sociale, come aree di pensiero e convinzioni, ma risulta più difficile incontrarle nelle condizioni materiali di vita quotidiana, lavoro, rapporti e interazioni. Si fa fatica a riscontrare modelli di organizzazione che possano effettivamente avere una matrice politica anziché tecnica. Allora, cosa vuol dire “comunista” rispetto al capitalismo non più industriale bensì finanziario, o a una concezione della lotta di classe che fatica a individuare ed esprimere soggettività la cui presa di coscienza produrrebbe effetti sociali? Allo stesso modo, come si riconosce un “liberale” di fronte alla mancanza di alternative del moderno? Tant’è che oggi tutti si definiscono liberali, è una moneta molto spendibile tanto per conservatori quanto per progressisti.

      Inoltre la questione della dialettica, o forse dello scontro, tra ideale e ideologia rientra nello stesso tipo di problema: l’ideale dovrebbe essere una guida “morale” per l’agire, come un faro per le navi nel mare in tempesta, cioè quella base di princìpi che determina le nostre idee (la cui messa in pratica è, spesso, tutt’altra cosa). Però l’ideologia, il “dover essere” che molto giustamente sottolinei, è anche struttura, ossia una sistemazione degli elementi reali e ideali in un quadro interpretativo e organizzativo. Questo implica la ricerca di una sintesi tra l’afflato ideale, etico, e l’azione sulla realtà, laddove però si rischia (molto facilmente, aggiungerei) di dare preminenza al quadro interpretativo cercando in tutti i modi di costringere gli elementi reali ad adattarvisi, anziché il contrario. Ecco perché l’ideologia è una falsa coscienza, si tratta di una costruzione che dovrebbe legare gli ideali alla realtà, ma finisce col piegare la realtà agli ideali. Più esattamente, si parte dalla realtà, si costruisce una sua interpretazione per spiegarla e criticarla, ma poi si finisce col vedere tutta la realtà solo attraverso la lente “deformata” della costruzione ideologica. Evitare questo meccanismo è un obiettivo cui ognuno di noi dovrebbe tendere.

      Comunque vedrò di scriverci un articolo su😀

      Intanto, se ti interessa, ti segnalo un libro che ancora non ho letto, ma spero di poter prendere presto: http://www.ibs.it/code/9788865480212/idea-comunismo.html

  • Egle1967

    Non mi fa commentare Goat..non so dove altro scrivertelo!

  • Egle1967

    Ok tornero’ accidenti a me che non salvo cio’ che scrivo!

  • Francesca

    Innanzitutto i miei complimenti per questo bel traguardo.
    Ho letto solo questo articolo e quello correlato, sullo stalinismo, ma mi riprometto di “scoprire” altro perché mi piace leggere con attenzione e non so se gli altri articoli sono corposi e impegnativi come questi due…:).

    Concordo appieno con la tua risposta alla domanda: “Nazismo e comunismo sono forse la stessa cosa? Hitler e Stalin erano le due facce di una stessa medaglia?” Quel che accomuna i due dittatori fu la loro follia, fu l’uso personale del potere mediante l’applicazione sistematica della violenza e della sopraffazione.
    Concordo anche con la tua lucida analisi sullo stalinismo, scevra da faziosità. Lo stalinismo fu una catastrofe, una pietra tombale sulla possibilità di concretizzare quell’ideale comunista vagheggiato e mai realizzato.
    Di tutta l’esperienza dell’URSS, riferita a leader che la guidarono, io salvo solo Lenin. A mio avviso Lenin, se non fosse stato stroncato dall’ictus, avrebbe dato una svolta diversa alla realizzazione del comunismo, con la sua politica del “socialismo a passi di tartaruga”.. e poi, nonostante la malattia aveva compreso bene, anche se tardivamente, la pericolosità del georgiano.
    Ma la Storia non si fa con i se e con i ma.
    Resta un ideale ancora attualissimo. Potrei sottoscrivere quel che ebbe ad affermare José Saramago:
    «Oltre all’ipofisi, [disse] io ho nel cervello una ghiandola che secerne ragioni affinché io sia stato e continui ad essere comunista. Quelle ragioni le ho trovate, un giorno, condensate in un motto de “La Sacra Famiglia” di Marx ed Engels: “Se l’uomo è formato dalle circostanze, bisogna formare le circostanze umanamente”. Le circostanze non le ha formate umanamente il socialismo pervertito, e tanto meno le formerà mai il capitalismo, che è pervertito per definizione. Dunque il mio cervello continua a secernere ormoni…».

    • GoatWolf

      Prima di tutto, grazie per i complimenti🙂
      Credo e spero di aver inserito anche molti articoli leggeri e pieni di facezie!

      Questi argomenti mi coinvolgono molto non solo per ovvie ragioni di idee politiche, ma anche perché fino a qualche anno fa difendevo a spada tratta anche lo stalinismo, pur avvertendo una crescente lacerazione tra questo e la mia idea di “mondo migliore”. Finita l’adolescenza degli eroici furori (spero che Bruno non se la prenda per questa citazione a sproposito), ho iniziato a tracciare un confine tra ciò che ritenevo giusto, ciò che mi pareva necessario e ciò che consideravo intollerabile e ingiustificabile. C’è voluta una buona dose di sincerità e di realismo, e non so fino a che punto stia riuscendo nell’impresa, ma almeno ho conservato i miei princìpi pur cambiando idea su varie cose.

      I leader dell’URSS hanno avuto ciascuno le proprie luci e ombre, senza dubbio la scomparsa di Lenin all’indomani della Rivoluzione ha lasciato campo aperto a una lotta intestina dagli esiti tragici, che ha decapitato il movimento rivoluzionario stesso. Tuttavia, se dovessi scegliere un leader da biasimare più degli altri (Gulag a parte), questi sarebbe Breznev: per quanto ambigua fosse la destalinizzazione, era comunque un cambiamento necessario che lui ha semplicemente cancellato, negando ogni possibilità di autoriforma del socialismo. Forse lo stalinismo ha contribuito a rendere l’Unione Sovietica una superpotenza in grado di sconfiggere il nazismo, ma dopo era giusto e necessario evolversi, uscire dalla violenza repressiva e creare nuove alternative, invece di stagnare in un modello immutabile e più sottilmente oppressivo. Una tale quantità di occasioni mancate, una così sciocca rivalutazione di forme che avevano fatto il loro tempo, ha reso l’URSS un paese praticamente reazionario, sicuramente vecchio e quasi suicida (il quasi è dovuto a Gorbaciov, arrivato secondo me troppo tardi, ma che almeno ha provato a salvare il salvabile).

      Bellissima la citazione di Saramago. Trovo impossibile rinunciare a una posizione politica marxista, di fronte a iniquità vecchie come l’umanità stessa. Ogni volta che penso di lasciarmi andare, c’è qualcosa che mi scuote. Possiamo parlare di problemi economici, di soluzioni in ogni senso possibile, ma sui valori non si può stendere alcun velo.

  • Adolf e Josif | Fabbrica Metropolitana

    […] Oltretutto, mi sembra una bella presunzione liberal-conservatrice accomunare in modo così piatto due acerrimi nemici, protagonisti di uno tra i più violenti e giganteschi scontri militari degli ultimi secoli, come se fossero stati “amici” solo in quanto grandi dittatori: è un tentativo subdolo di accomunare nazismo e comunismo in quanto ideologie totalitarie, operazione ingiusta per molti versi e rischiosa per altri, come ho spiegato qui. […]

  • Valentina VS Diego | Fabbrica Metropolitana

    […] alla società borghese (ne avevo già parlato, nei termini di distinzione tra totalitarismi, qui). E quindi, dell’ascesa dell’estrema destra come forza di […]

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